La rubrica “Tutti i colori del mondo” , dedicata al mondo lgbt, oggi si occupa del progetto  intitolato Il Circo Sciò Sciò che è stato inserito nella rassegna Napoli Teatro Festival diretta da Ruggero Cappuccio, in programma dall’8 giugno al 4 luglio,  in sedi disseminate nella città. 

«Sta terra ca è tutto ‘o cuntrarie ‘e tutto, ca è femmena è ommo, ca è doce e amara, ca è tutto ‘o cuntrarie e tutto. Non poteva che nascere qui Partenope, meza femmena e mieze pesce».
Ecco un assaggio di Sciò Sciò, femmenielli, tombola e tammorre.  Lo spettacolo di musica popolare partenopea e gioco della tombola che si svolgerà in piazzetta Trinchese a Forcella alle 21.30 venerdì 14 giugno. Ingresso libero per una rappresentazione ideata nel 2009 dal presidente dell’ Associazione femmenielle antiche napoletane (Afan) Luigi Pernice Di Cristo.  Produzione A.B.A S.a.s. Libreria Libertà di Torre Annunziata.
Il Circo Sciò Sciò va in scena con Ciro Cascina, Gerardo Amarante, Bruno Leone, H.e.r. (Erma Castriota), Luigi Patano, Vincenzo Ciccarelli, , Marcello Squillante, Gianluca Fusco, Vincenzo Racioppi, Antonio Anastasia, Bruno Belardi e Michelangelo Rusco, Carlo Ambrosio, Enzo Cuomo,  Rosaria Buschini. Parteciperà anche il gruppo  musicale Ars Nova.
Non solo un gruppo di attivisti dei movimenti per i diritti civili ma anche veri professionisti,   come Sasà Salzano eclettico affermato costumista di cinema e teatro internazionale, ma ogni elemento dello spettacolo a una sua grande storia di artista.
«Int”e ‘a ‘stu munno, nun c’avessere stà né uommene, né femmene, pe’ fa’ ‘na vita quieta… e aggio ditte buono», Concetta Barra, così chiudeva lo spettacolo “La gatta Cenerentola” di Roberto De Simone.
Nel Circo Sciò Sciò vera protagonista è la figura del femminello, un sostantivo di cui si abusa spesso. L’obiettivo dell’Afan è proprio quello di fare chiarezza in questo universo,  recuperandone terminologie e storicità. Un lavoro fatto di incontri, ricerche,  scambi di esperienze con artisti, attori   cantanti, ma specialmente di confronto con il popolo carnale, carpendo tradizioni legate ai differenti luoghi della provincia napoletana. Un lavoro caratterizzato da una passione immensa.
Del femminiello, oltre alla sua storicità,  dobbiamo ricordare il suo essere artista: è la continuazione di un tipo di rappresentazione popolare, che ha origini precristiane. Spesso si esibiva come cantante, attore, poeta, ballerino di tammorra, tombolaro, ( il personaggi che viveva nei classici quartieri napoletani e napulegni  si arrabattava vendendo gassose o altri generi alimentari nel suo basso. E, inoltre, si proponeva nella riffa vendendo o nummariello: ovvero la tombola in cui si premiava  il fortunato che aveva ‘o primmo eletto il primo numero estratto dal panariello).
Spiccata anche la sua connotazione domestica in attività quali cucinare, lavare, badare alla casa e ai bambini, ritenute dal senso comune proprie del femminile. Tanti sono gli scrittori, poeti, pittori,  pastori presepiali, che si sono ispirati a questa figura, partendo dal Basile, dall’antropologo Abele de Blasio fino a Roberto de Simone, tanto per citarne alcuni, e al contemporaneo Paolo Valerio. E poi ci sono artisti come Marcello Colasurdo che ne hanno esaltato il mitico profilo hanno attraverso musica, film e letteratura.


Tante anche le figure che popolano l’immaginario collettivo riferito alla Napoli femminellesca: ‘A Pullera, Piedigrotta, ‘A Serengara, ‘A Russulella, Mimosa, ‘A Campagnola, Uocchie ‘e vongola, Velo ‘e sposa, Avana, Sciò Sciò L’acquaiolo, Mario Bù Bù, Cafettera, Sette sere, Miss Politeama. Quasi tutti nomignioli al femminile, ma non era una regola, ci si poteva rivolgere a loro anche al maschile.
 Afan si occupa, con pazienza certosina, di raccogliere e conservare meticolosamente materiale storico come lettere, racconti, documenti, fotografie, e testimonianze, per tramandare aai posteri tutto quello che c’è da sapere e riportare all’attenzione collettiva antichi riti della cultura popolare quali Il funerale di Carnevale, Il matrimonio, La figliata, I pellegrinaggi alle Sette Madonne che ancora oggi vengono tramandati nell’entroterra campano.

Femminielli|ilmondodisuk.com
Un momento dello spettacolo

La storia del nostro amico uomo-donna- donna-uomo è  fatta a volte di leggende metropolitane ma anche di fatti, cronache, colorati eventi, ma soprattutto di vere lotte per i il diritto dell’essere: da non dimenticare le coraggiose femminelle che hanno fatte parte della resistenza – le quattro giornate di Napoli- e quelle deportate nell’isola di San Domino dell’arcipelago delle Tremiti, nel mar Adriatico.
Del lavoro di ricerca dell’Afan parliamo con lo stesso Di Cristo: «Nasce il tutto da una serata a teatro dove si proiettava un docufilm, i relatori esordirono dicendo che la figura del femminello era oramai scomparsa, io non ero d’accordo, così mi rivolsi al mio amico Ciro Cascina decidemmo insieme di costituire un’associazione e un gruppo teatrale  per divulgare e affermare la nostra figura che ancora esiste, e sempre esisterà. Vorrei allacciarmi al discorso, citando i gay contemporanei, sicuramente non sono da accostare al femminello: le modalità, il modo di vestire, la gestualità, del relazionarsi con il popolo sono diverse, il gay moderno e globalizzato, europeizzato, americanizzato, non esiste una storia antica fatta di riti- a volte pagani- ma sempre rispettando antiche tradizioni, con grande rispetto.. noi siamo un’altra cosa, e tutto questo viene recuperato con grande fatica, mettendo in scena ricordi, momenti di musica tradizionale».
Il debutto avviene paradossalmente in uno spazio messa a disposizione della chiesa Luterana. «Da quel momento non ci siamo fermati più. Io e il mio amico Ciro Cascina  affermiamo sempre che non sia la persona, ma la geografia a essere davvero centrale. È Napoli con le sue tante anime che rende differente il femminiello. Persone che non si sentono né uomo, né donna ma entrambi, in modo dualistico, si possono trovare in tante culture, ma è la nostra terra che rende un femminiello quello che è».
Torniamo allo spettacolo. «Porteremo in scena la vera cultura popolare attraverso la figura del femminello: lui sarà, terra, fuoco, acqua in un magico percorso fatto di musica, teatro, tribali danze attraverso le tammuriate ma soprattutto con la tombola, il rosario dei numeri”, l’antica arte delle guarattelle, la messa in scena del parto di Pulcinella».
Lo spettacolo è sintesi di una tradizione proposta  in un luogo dove esistono radici antiche fedeli a culti e ritualità, Forcella: tutto il pubblico sarà coinvolto nella messinscena facendo parte integrante della rappresentazione, conoscendo fatti e personaggi sconosciuti. Siamo sicuri che quando gli alieni decideranno di visitarci, sicuramente ci saranno exstraterresti femminelli con ‘o chirchio ‘a recchia oppure ‘o panno in testa, truccati con il nero fumo da sotto le tiane, ne siamo certi perché ‘o fatto è universale.
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NOTE DAL MONDO E DA CASA NOSTRA
Il Santuario dedicato alla Madonna nera a Montevergine
, nel cuore della provincia di Avelluno è detto “dei femminielli”. Qui si celebra la festa della Candelora (2 febbraio): un rituale di devozione, purificazione dal peccato e d’iniziazione a una nuova vita. Le vesti da indossare per questa occasione devono essere colorate e i suonatori di tammorra allietano i pellegrini con musiche che richiamano al ballo e al mimo  gesti della mietitura e della raccolta dei frutti.

femminielli ilmondodosiuk.com
Processione a Montevergine

Ogni gruppo sociale detiene una propria usanza particolare. Nel continente della Nuova Guinea le pratiche sessuali soni molteplici: si parte dall’orgia rituale, all’assenza totale di rapporti, per poi arrivare alle pratiche omosessuali (Azande, Alto Zaire)- L’omosessualità nella tradizione africana. Sono pervenute scene particolarmente “esplicite” di pittura dei Boscemani che raffiguravano uomini africani impegnati in attività sessuali con uomini dello stesso sesso. Andrew Battel nel 1590 scrisse un commento su Imbangala dell’Angola: «Gli abitanti di questo Paese sono bestiali, ci sono uomini in abiti femminili ai quali però è consentito conservare le loro mogli».
Il travestitismo si è verificato in diversi luoghi, tra cui Madagascar e Etiopia. Tra le persone del Pangwe, in Camerun ed in Gabon, il rapporto sessuale veniva praticato fra maschi di tutte le età. La Nzima del Ghana ha avuto una lunga tradizione di matrimoni omosessuali, di solito con una differenza di età di circa 10 anni, molto simile alla pederastia dell’antica Grecia.
Dall’estero rientriamo di nuovo a casa nostra. ‘O spusarizio masculino, documentato fin dal 1897 dall’antropologo Abele De Blasio, è un  matrimonio travestito tra 2 femminielli: uno di loro gioca il ruolo di sposa. La fase preliminare di questo rito matrimoniale prevede la vestizione della sposa, qualche ora prima e nella propria casa, per opera della madrina, come pure il posare per le fotografie dell’album di famiglia. Il passaggio da una condizione sociale a un’altra è segnato dalla presenza di altri due femminielli, in veste di damigelle, che accompagnano gli sposi. Al termine della cerimonia sacrale, tutti i femminielli che vi hanno preso parte offrono il banchetto nuziale in un locale pubblico.
I femminielli sono protagonisti anche della figliata, cerimonia derivante dal rito della fecondità e ben descritta da Malaparte nel libro La pelle (1949). A nove mesi dal “matrimonio”, il femminiello mette in atto la gestazione e la nascita, nella propria casa da sposa. Le “parenti” accompagnano il momento delle doglie con le antiche litanie del “trivolo battuto” (letteralmente dolore picchiato) e del “taluorno”, un triste lamento vocale delle veglie mortuarie. Al momento opportuno viene messo tra le braccia del femminiello un neonato di una donna del vicinato o un bambolotto. Alla nascita simbolica segue il battesimo, generalmente festeggiato durante il matrimonio di una nuova coppia di femminielli. Secondo la tradizione il femminiello porta fortuna e si intende di Cabala, attribuendogli, così, una valenza magico-sacrale.
Gli scatti nella pagina sono di Luca Fortis, Ferdinando Kaiser e Paola Manfredi