Hotel Bogotà a Berlino. Dal 2012 fino alla vigilia di natale 2013, Karen Stuke ne è stata ospite temporanea. Lei, professione fotografa, ha stretto un accordo con l’albergatore Joachim Rissmann, che lo gestiva dal 1976: occupare una camera differente in ogni suo soggiorno.
Quarantacinque stanze diverse per cogliere le ore del pernottamento utilizzando la fotocamera a foro stenopeico, una tecnica che richiede un tempo di esposizione estremamente lungo affinché dell’immagine si percepisca qualcosa di riconoscibile:ricerca di un tutto che si fonde in unità.
Karen ne ha varcato l’ingresso dell’albergo fino alla sua definitiva chiusura con l’ultimo check-out. E’ l’iter proposto nella mostra (foto) che si inaugura domani, dalle 19 alle 21.30, alla galleria napoletana PrimoPiano di via Foria 118 (fino al 15 marzo). Un ritorno sotto il Vesuvio, per l’autrice tedesca, dopo otto anni.
Negli scatti  esposti, lo spirito del luogo che sarà poi annullato dalle regole della gentrificazione: la spersonalizzazione in nome di un nuovo mercato immobiliare. Così uno dei simboli della vita berlinese del Novecento crolla sotto i colpi del profitto.
Il Bogotà, a pochi passi del Ku’ Damm, l’elegante avenue made in Germany, vetrina del lusso occidentale ai tempi del muro. Lì Benny Goodman aveva suonato il suo clarinetto, la fotografa ebrea Else Ernestine Neuländer-Simon, conosciuta con lo pseudonimo Yva, negli anni’30 aveva il suo studio in quell’area e suo aiutante era il giovane Neustädter più tardi noto come Helmut Newton. Nel 1942 Yva fu condotta in un campo di sterminio e assassinata dai nazisti.
Quell’edificio di Schlüterstraße fu requisito e arianizzato dai nazisti come sede della Camera della cultura del Reich, l’istituzione che doveva sradicare e punire l’arte degenerata. Durante la seconda guerra mondiale la maggior parte dei grandi alberghi furono distrutti.
Molti palazzi furono convertiti in hotel e successivamente accorpati sotto il nome Hotel Bogota. Il nome era stato dato dall’albergatore Heinz Rehwald che era scappato dai nazisti negli anni ’30 nella capitale colombiana.
Karen Stuke
Hotel Bogotà
The last check-out
a cura di Antonio Maiorino Marrazzo
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