TERZA PUNTATA

Anni ’80.  “Sulla terra sulla luna” è il suo primo album la giovane cantautrice è affiancata da musicisti di grande prestigio e spessore culturale sulla ricerca partenopea. Nel 1982 l’uragano Teresa De Sio arriva al successo con brani come Voglia ‘e turnà , Pianoforte e voce, Aumm Aumm”. I suoi concerti fanno il pieno tutti ballano cantano coon  la sua musica napoletana.
L’artista campana  si avvarrà sempre di collaboratori di alto livello: musicisti come Paul Buckmaster, Brian Eno, Ivano Fossati, Fabrizio De André, Fiorella Mannoia  proponendo sempre incisioni di grande qualità.
E poi c’è Tony Esposito con il suo “Kalimba de Luna” ( celebre anche all’estero grazie ai  Boney M e alla loro cover in lingua inglese.). Una sonorità ispirata a etnie lontane, ritmi tribali e melodie tipiche della musica partenopea. Lui, Tony, è  inventore di suoni e strumenti come il tamborder, suono onomatopeico “sound ritmico” il nuovo sound blues – rock metropolitano dove si innestano funky jazz e world ethnic.
Sin dall’inizio degli anni ’70, Esposito collabora con i grandi musicisti nazionali, e  internazionali  quali Don Cherry, Paul Buckmaster, Don Moye,  Gato Barbieri, Eumir Deodato, Brian Auger, Gliberto Gil, Eddie Blackwell, Billy Cobham,  Moncada, Gema Quatro, Seydou Kienou, solo per citarne qualcuno. Ma ancora oggi  Tony Esposito è sulla cresta dell’onda, riconosciuto “king of percussion”.
Nel 1945, a Napoli, nel quartiere Miano, il giorno della Befana nasce un altro “nero a metà” che diventerà un accreditato  e stimato sassofonista, oltre che cantante. Gaetano Senese chiamato da tutti fin da bambino James. Proprio con Mario Musella (come abbiamo scritto  nella prima puntata) comincia la sua esperienza artistica  fino ad arrivare allo storico gruppo ” Napoli Centrale”.
Virtuoso con il sassofono ma anche per la sua voce. Propone brani interessant che catturano l’attenzione di un pubblico atratto dal jazzrock e da una forte connotazione popolare.
Una carrellata di successi: Pensione Floridiana, gli album Mattanza, Qualcosa ca nu ‘mmore,  Zitte! Sta arrivanne ‘o mammone, E’ fernuto ‘o tiempo, ‘O sanghe (che vince la targa Tenco come miglior album in dialetto).
Nel 2011, partecipa al film Passione di John Turturro e al successivo adattamento teatrale. Nel 2018 sperimenta per la prima volta una trasposizione dei suoi brani per gruppo vocale in un concerto con il Soul Six Vocal Group.
La formazione attuale dei Napoli Centrale vede James Senese alla voce e sax, Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere e Agostino Marangolo alla batteria. Nello scorso maggio ha festeggiato i suoi 50 anni di carriera con un doppio live registrato al Teatro Tasso di Sorrento.
Negli anni ’80, Barbara D’Alessandro (classe 1962) diventa  Pietra Montecorvino  cantante e  attrice. Interessante voce jazz che emerge grazie al film di Renzo Arbore FF SS Grazie al film di Renzo Arbore  F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a far esopra Posillipo se non mi vuoi più bene?
Pietra con il brano Sud rivela grandi doti vocali ma anche interpretative. Dopo il film  non si ferma. Nel 1986 al fianco di Angelo Branduardi partecipa al Tour International del disco Pane e Rose nel quale interpreta tre brani. Poi parteciperà allo spettacolo musicale Acqua acqua foco foco di Eugenio Bennato  al Carnevale di Venezia e in tournée internazionale tra Francia e in Argentina.
Nel 1988 è protagonista nel film Cavalli si nasce, incide il primo 45 giri, Una città che vola/tutta pe’ mme ; nello stesso anno collabora con Angelo Branduardi, duettando nelle canzoni Frutta, Tango e Barbablu (contenute in Pane e rose) e nelle relative versioni francesi. L’anno dopo è di nuovo interprete di un’opera musicale di Eugenio Bennato, A Sud di Mozart. Segnorita, il suo primo album, è scritto dai fratelli  Bennato. Vincerà anche la targa Tenco come Miglior interprete dell’anno. Il resto è storia contemporanea musicale che ancora o ci allieta.
Altro gruppo importante negli anni ’70 è Il balletto di bronzo che poco dopo cambierà nome: gli Osanna proporranno un repertorio innovativo, musica originale e di grande qualità, ma sicuramente poco commerciale, tanto che nei primi tempi avranno difficoltà a trovare case discografiche disposte a produrre la loro musica.
 Supporter al concerto di Arthur Brown, forte dei riscontri ottenuti, il gruppo aveva voglia di esplodere. Così si spostò a  Milano, riuscendo a trovare finalmente finalmente interlocutori attenti e sensibili.
Tutto nasce da un casuale incontro tra Elio D’Anna (flautista e sassofonista da poco uscito dagli Showmen e dalla band Città Frontale) , e Gianni Leone, (Balletto di Bronzo) che gli proprone  di far parte della propria formazione Elio catturato dalla loro energia e dal repertorio innovativo, decise di accettare…Iniziano le prime prove e subito il nuovo sound, molto crudo, dinamico ed esplosivo…. E’ il battesimo degli Osanna.
Galeotta fu la conoscenza con Renzo Arbore e Pino Tuccimei che li indirizzarono al I° festival d’Avanguardia e nuove tendenze di Viareggio dove fu consacrato il loro successo. Vincitori insieme alla Premiata Forneria Marconi e Mia Martini.
Da questo momento le case discografiche, colpite dalla loro musica e anche dal particolare look molto teatrale, fanno a gara per contattarli e, dopo un ping-pong con la Cgd, la Fonit Cetra che li prende nella sua scuderia.
Il gruppo, attraverso migliaia di concerti, apparizioni televisive e tournée teatrali si impone come una delle più importanti band di rock progressivo internazionale in soli quattro anni di attività. Si sciolgono nel 1975 per  per ricomporsi  tre anni dopo. Altri componenti, altre idee, che resteranno nella storia della musica italiana.
Nel 2016, gli Osanna (foto) si esibiscono come coheadliners durante un tour teatrale, assieme alla Nuova Compagnia di Canto popolare: 50 anni in Buona Compagnia. In contemporanea, viene pubblicato un nuovo disco live intitolato Pape Satàn Aleppe, presentato da un nuovo singolo e da un annesso videoclip: Taka Boom. Il talento non invecchia mai.
                                                                                                        (3.fine)

 

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Nostalgia degli anni ’70:  quella canzuncella degli Alunni del Sole

SECONDA PUNTATA
Favolosi anni ’70 e ’80. In questo nostra carrellata del passato non possiamo dimenticare 
Gli Alunni del Sole (foto), mitica Band che incise il brano napoletano ‘A canzuncella (1977):  grazie soprattutto alla title-track,  diviene un classico della moderna canzone napoletana. Ripreso in seguito da artisti come Ornella Vanoni che lo inserisce nell’album ‘Un panino una birra e poi…’ nel 2001. Ma la Vanoni  aveva inciso precedentemente Sole un brano veracemente partenopeo e bellissimo… da brivido… Ornella pur non essendo napoletana la canta con grande amore “napulegno”. Anche Enrico Ruggieri interpreterà ‘A canzuncella nel 1989 inserendola nell’album Contatti.
  Il nome Gli Alunni del sole viene dall’omonimo libro di Giuseppe Marotta. il gruppo si forma nella fine degli anni ’60, fondato da due fratelli napoletani, Paolo e Bruno Morelli, figli del toscano Ardelio, violinista e autore di canzoni.
Si trasferiscono a Roma dove incontrano Giampaolo Borra (basso) e Giulio Leofrigio (batteria). Inizialmente del progetto faceva parte Antonio Rapicavoli (sassofono), che dopo la pubblicazione  del singolo Aquilone lascia il gruppo che  inizia il suo percorso di successi con Concerto, Fantasia, Ombre di luci, Isa Isabella, E mi manchi tanto, Jenny e la bambola‘, Le maschere infuocate, oltre alla già  citata ‘A canzuncella fino ad arrivare a Liù, vincitrice del Festivalbar 1978.
Tutte e tutti hanno voluto cimentarsi con il canto napoletano. Da Patty Pravo alle intoccabili Mina, Milva, Mia Martini e altre/i… Con grande sentimento e intensa passione. Ma continuiamo il nostro percorso addentrandoci in quei fulgidi anni ormai lontani. .
La NCCP, Nuova Compagnia di Canto Popolare, viene fondata nel 1966 dai musicisti napoletani  Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauroello ai quali si unirono Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere e Nunzio Areni.
In seguito ci sono state sostituzioni, a volte qualche artista prendeva altre strade, ma quel nome racchiude una storia immensa, di cui è testimone e memoria. Dopo il loro proporsi con musiche eccellenti con principi che condussero alla creazione di moduli stilizzati delle strutture formali dei canti e delle musiche contadine campane, come Villanelle, canti delle lavandaie, tammurriate, e tarantelle, che prevedevano l’uso di idiomi musicali colti, De Simone si costruì un’«orchestra» che si opponeva al «napoletanismo» di maniera e incarnava una possibile riproposta del folk che non poggiasse sul ricalco.
Tanti successi e attenzione da parte del pubblico giovanile nonostante proponessero brani come Li sarracini adorano lu sole e Tarantella ca nun va ’bbone,  formule uniche di un recupero di testi in chiave musicale.
Forse il rilancio più commerciale fu quello di Tammuriata nera. Tutta Italia la cantava, un successo nazional popolare. Il brano nasce da un fatto vero. Racconta la storia di una donna che mette al mondo un bimbo di colore. Uno dei tanti figli della guerra. La canzone di Nicolardi e di E.A. Mario rappresenta forse la migliore testimonianza delle condizioni di vita nella Napoli del primo dopoguerra.
La NCCP ci regala una sua versione,  poi arriva nel 1976 con La Gatta Cenerentola e  si assiste al perfetto compimento del magistero desimoniana e alla conclusione di un ciclo fulgido di creatività.
Ancora oggi la NCCP gira per il mondo portando la nostra musica capitanata da Fausta Vetere. Ma lo stesso Peppe Barra dopo avere lasciato il gruppo si avvia nella sua grande storia come solista, mentre Eugenio Bennato fonda il gruppo dei Musica Nova insieme a Carlo  D’ Angiò, spopolando con la musica sperimentale mediterranea, ma diventa anche autore di diverse colonne sonore, collabora con i grandi musicisti di quel periodo, – come suo fratello Eduardo, in cui incide dei brani che conquistano prestigiosi premi.
Tra i suoi successi più commerciali sono stati Sole sole e Le città di mare, cantata – appunto in coppia con il fratello Edoardo. Classe 1947, Eugenio laureato in fisica ancora oggi porta in giro per il Sud del mondo la sua cultura con contaminazioni etniche.
Ancora si affacciano gruppi che recuperano  testi e parole di L. Bovio e musica di G. Lama: parliamo di Silenzio cantautore che nasce nel 1922  e viene riproposta negli anni 70 dal gruppo Salsa piccante.  Anche loro cercano di mantenere lo stesso stile dando una musicalità più nuova, con voci in falsetto e corali, come faranno in seguito altri artisti, come i componenti del  Giardino dei Semplici che propone Tu ca nun chiagne nel 1975 e  arriva a vendere un milione di copie, guadagnando il disco d’oro.
Ma  Tu cà nun chiagne è sempre stata cantata dai i più grandi interpreti della canzone italiana fino ad arrivare ai più autorevoli nomi della musica lirica, come i tenori Enrico Caruso, Mario Del Monaco, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano, Ferruccio Tagliavini, Luciano Pavarotti José Carreras, Bruno Praticò e Plácido Domingo.
Nel repertorio italiano si insinua anche Resta cu’ mmè (di Verde, e  D. Modugno)  ma arrivano anche tante altre proposte come quella di Marcella Bella nel  1976. E poi c’è Anema e core del 1950 (autori, Manlio –D’Esposito) portata al successo da Tito Schipa. E viene ballata in tutte le discoteca, riportata alla ribalta dalla particolare voce della  cantante , attrice e modella giamaicana Grace Jones.
(2. continua)

 

 

PRIMA PUNTATA
La new generation napoletana. Quando cantava Mario Musella, pellerossa a metà

 


Indimenticabili anni ’70 e ’80.  Un periodo che nel mondo intero  tutti cantano e ascoltano. Dopo ‘O sole mio e Volare,  si affacciano musicisti e autori della new generation napoletana. Tra le cover e le innovative  incisioni che diventano con il tempo dei veri e propri cult.
Dando una rinfrescata alle stupende melodie del classico partenopeo come Dicitencelle vuie (un testo di Enzo Fusco, musiche Rodolfo Falvo, datato 1930 e riproposto dai grandi artisti mondiali come Amalia Rodrigues, Dean Martin, Frankie Avalon ,Connie Francis Eddie Fisher, e tanti altri). Nel 1974 la ripropone Alan Sorrenti in una chiave molto personale e d’impatto, con un sound tutto suo, un vero successo. E nel 1976,  il trionfo si rinnova con Sienteme grande successo.

Alan Sorrenti| ilmondodisuk.com
Qui sopra, Alan Sorrenti ai tempi di “Figli delle stelle”. In alto, Gli showmen. Musella è il terzo, da sinistra

Alan Sorrenti inizia la sua carriera, nei primi anni ’70: si avvicina al rock progressivo e sperimentale, in cui si può ritrovare l’influenza di Tim Buckley e di Shawn Phillips, e forse anche di Peter Hammill.
Nel 1972 l’esordio dell’album Aria: partecipano al progetto musicisti di eccezione, tra i quali spicca Jean Luc Ponty. Sia Aria (1972) che il suo secondo album, Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto hanno la stessa struttura: il brano che gli dà il titolo occupa un’intera facciata, gli altri hanno testi generalmente meno ermetici e, dal punto di vista musicale, sono meno lontani dalla forma classica della canzone melodica.
E arriva poi alla disco music con due lavori discografici: Figli delle stelle (1977) e  L.A. & N.Y. (1979)  che contengono due dei suoi più grandi successi commerciali, ossia Figli delle stelle e Tu sei l’unica donna per me (incisa anche in lingua inglese).
Nel nostro nostalgico Amarcord, non possiamo dimenticare Mario Musella,  quel napoletano pellerossa a metàL’aje piglià a mazzate, diceva a Pino Daniele riferendosi a come suonare il basso.
E negli anni 80  Pino gli dedica  l’album Nero a metà.  «E’ con grande emozione – dichiarava- che mi accingo a parlarvi di una persona che ho conosciuto e di cui ero amico quando era ancora in vita, è stato mio maestro nell’uso del basso Fender ».
Mario Musella nasce a Napoli il 1 aprile 1945. Se ne va dal mondo purtroppo 34 anni dopo nel 1979, ma ci lascia anche una eredità di canzoni indimenticabili. Giovanissimo, nel 1961, insieme a James Senese e ad altri amici, dà vita, a Terzigno e ad Aversa , al complesso di Gigi e i suoi Aster e  a Vito Russo e i 4 Conny.
Nel 1966 forma il gruppo Gli showmen insieme ai napoletani Franco del Prete, Luciano Maglioccola, Elio Danna e Giuseppe Botta. Che sbancano la hit parade  con  Un’ora sola ti vorrei, un successo del 1938 di Fedora Mingarelli considerato irriverente dal regime fascista.
 Arriva subito dopo Non si può leggere nel cuore di Franco Califano e ancora  Gloria, ricchezza e te, Sto cercando… Fino al  1969,  quando la band partecipa al Festival di Sanremo con Tu sei bella come sei.
Il gruppo si scioglie l’anno successivo.  Mario come solista propone un brano di Armando Gill, Come pioveva. Dopo aver inciso alcuni 45 giri, una delle più belle e particolari voci della musica italiana (tra soul e  rhytm&blues) si spegne per sempre.
 Nel ricordo di Claudio Baglioni  era, insieme a quella di Demetrio Stratos, la più bella in assoluto. Strana e tragica coincidenza, il 1979 se li è portati via entrambi.
                                                                                                     (1.continua)