Al principio è un’ombra che parla. Connessa dal suo telefonino attraverso la piattaforma Zoom. Comunica con una sconosciuta. Dall’altra parte del display, infatti, chi scrive ora queste note la sta ascoltando.
Cecilia Lupoli, professione attrice, nell’oscurità da Covid che ha chiuso i teatri, si è trasformata in performer/corriere. Prima che lo spettacolo da strada cominci, un tecnico della produzione fornisce istruzioni da copione. Nessun rumore proveniente dall’esterno: spegnere qualsiasi dispositivo elettronico, attrezzarsi con un giaccone accanto, le chiavi sul tavolo, pronta per uscire non appena chi è attesa suonerà al citofono. Alla fine, si riceverà un pacco custodito nello zaino termico.
La rider si presenta. Non si riesce ancora a vederne il viso. E’ solo una voce, nella sera urbana, che spiega il perché di questa sua trasformazione. Con l’amarezza di chi lavora per il palcoscenico e si sente considerato/a non essenziale. Per affermare questa essenzialità, inscena l’azione da esterno metropolitano.
Ma che cosa è essenziale? Per lei recitare lo è, tanto che indossa adesso panni poco congeniali alla sua persona perché non possiede uno spiccato senso di orientamento. Lo spiega rapida ma dettagliata, avvertendo: guiderò lo scooter verso di te, se dovessi perdermi dammi qualche indicazione.
Nel frattempo, si è materializzato anche il suo volto. In sella allo scooter, Cecilia scatta tra le luci delle città, lasciandomi una riflessione: il coprifuoco è una parola nata nel Medioevo che annunciava lo spegnimento di tutte le fiamme, per preservare la popolazione da eventuali improvvisi incendi. Ma che cosa ha spento oggi l’irruzione del virus? Le strade tra cui scivola il suo motorino restano illuminate dai fari delle auto e dalla croce scintillante delle farmacie…


Sono stati oscurati i contatti tra gli esseri umani. Circolare senza mai fermarsi, così scorre, in questi tempi, la vita. E il rider o la rider hanno, invece, il loro passaporto: l’involucro in cui fanno circolare l’economia, grazie al contenuto da affidare alle mani di chi lo ha richiesto.
Cecilia si muove per giungere a destinazione. In lontananza, qualche sirena. Poi si ferma per altre considerazioni con la spettatrice di questa consegna: essenziale è per lei che questa performance rimanga impressa nella mia mente come un brano musicale cui si legano ricordi importanti. Una scintilla confortante in un periodo buio, affondato in sentimenti contrastanti. Prima solidarietà, adesso rabbia.
I canti sui balconi, in primavera. Adesso sono vuoti. Non è andato tutto bene. Eppure resta il desiderio dell’attesa come quando Cecilia aspettava il ritorno del suo papà la sera, che nascondeva un ovetto Kinder all’ingresso di casa, e lei correva a cercarlo.
Come stai, spettatrice? Io, rider, spero di poterti portare qualcosa di “salvifico”, pensando alla normalità smarrita.
A Cecilia mancano gli amici e le ore trascorse fuori, in compagnia. In queste circostanze, invece, è lo schiaffo del vento sul motorino, l’attimo vitale.
Alla spettatrice mancano i viaggi, le restrizioni della pandemia le hanno strappato via la curiosità. Intanto, la rider prosegue il suo viaggio, mentre in sottofondo Lucio Battisti sussurra “La canzone del sole”, note del mio cuore immerso in affettuose rimembranze.
Che cos’è l’essenziale? Cecilia continua a interrogarsi e a domandarmelo. E’ ferita dalla solitudine: dopo che avrò svolto il mio compito, non ci sarai più nemmeno tu che avrai ricevuto quello che attendevi.
Un attimo di smarrimento. Ha perso il senso di quello che stava facendo, se mai ne avesse avuto uno… Si blocca, chiede scusa, è sull’orlo delle lacrime. Si riprende.

Nella pagina. le fasi della consegna di Cecilia Lupoli

Ormai tutti aspettano qualcosa. Un vestito, un pigiama, una pizza, un vaccino. E la rider va. Arriva sotto il palazzo. Mi avverte, il citofono trilla…
Scendo, la vedo. Cuffie accanto alla cassetta delle lettere. Le infilo. Una narrazione femminile descrive esattamente ciò che accade o potrebbe accadere. Rider e spettatrice s’incontrano, come due estranee che hanno qualche attimo di esitazione.
Unite da un sorriso, oltre la mascherina, espresso dallo sguardo. Il prodotto passa di mano. Tra la soglia e la strada, ci sono le infinite possibilità in un invito impedito, però, dalla distanza necessaria. A rompere il silenzio, un grazie. Mentre la consegna s’incide nella memoria.
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Consegne // una performance da coprifuoco
Uno spettacolo di Kepler-452 di Bologna
In sella: Cecilia Lupoli
Collettivo lunAzione
L’adattamento per Napoli è a cura di Eduardo Di Pietro, l’organizzazione di Martina Di Leva e il coordinamento tecnico di Tommaso Vitiello.
Per tutto il mese di gennaio, tra le strade partenopee.
Il biglietto costa 15 euro, inclusa la consegna del pacco: un prodotto del pastificio Leonessa di Cercola, in provincia di Napoli).
Per informazioni e prenotazioni:
info@collettivolunazione.it – 3349648516

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