Da guida turistica la domanda più frequente che mi viene fatta è “Ma dove andate al mare voi napoletani?!” intendendo se ci siano delle spiagge proprio in città, senza spostarsi in costiera o tra le isole. Penso che la Gaiola, più di altri angoli da cui godere del mare, sia uno dei posti del cuore per la gente partenopea. Un piccolo paradiso che però nel corso della storia è stato spesso ritenuto maledetto.
Per raggiungere la discesa situata nel quartiere residenziale di Posillipo, la cosa migliore è arrivare in auto o in taxi ma se non si ha questa possibilità, si può andare alla fermata autobus di Mergellina e scegliere tra un paio di linee che salgono in collina. In ogni caso, una volta all’imbocco della discesa sarà possibile continuare solo a piedi (o al massimo in motorino o bici).
Inizia così una bellissima passeggiata con cui ci si lascia alle spalle i rumori cittadini e ci si immerge nella natura. La stradina di tufo sembra ancora più gialla sotto i raggi del sole e si snoda sinuosa tra vari tipi di abitazioni, da quelle di lusso a quelle più folkloristiche.
E’ evidente il forte pendio della collina di Posillipo (che dal greco vuol dire “tregua dai dolori” e guardandosi attorno se ne coglie in pieno il significato) su cui, fin dai tempi antichi sorgevano vigneti, complessi residenziali, giardini, nonché la più famosa Villa di Lucullo.
Negli anni ’20 una teleferica collegava la terraferma con la piccola isola Gaiola, nome esteso poi a tutta la zona. Il tratto più caratteristico è certamente quello composto dagli scalini, che fanno sembrare lo scorcio un vero e proprio “borgo vacanziero” e che preannunciano che in pochi minuti si arriverà alla spiaggetta. Il diminutivo è d’obbligo date le dimensioni, lo spazio in sabbia è davvero ristretto ma si trova sempre una sistemazione sugli scogli antistanti che guardano buona parte del golfo e del superbo Vesuvio.PasoliniCallas

 

Va sottolineato che la Gaiola è soprattutto un’importante area protetta, un sito di ricerca e di educazione ambientale. Quindi, per godersi al meglio il mare limpido e la natura, consigliamo vivamente di passare la giornata all’interno del Parco Sommerso. Infatti, alle spalle della spiaggia, c’è la zona scogliera che degrada nell’acqua proprio di fronte l’isolotto e a cui si può accedere rilasciando un proprio documento perché a ingresso limitato. In questo modo la Soprintendenza archeologica salvaguarda sia gli aspetti naturistici che storici dell’insenatura.

E arriviamo alla parte leggendaria del posto. Il nome viene da galia, una barca simile a una galea, cioè a un vascello, ma più piccola. Probabilmente la formazione tufacea ne ricordava la forma e a causa della poca visibilità durante il mare in tempesta, fu motivo di numerosi incidenti di imbarcazioni nel corso dei secoli.
Inizia così la nomea di luogo maledetto e a tutt’oggi i pescatori narrano la storia del fantasma della donna senza volto, vittima del naufragio della nave San Giorgio nel 1911, che appare in coincidenze delle burrasche a mare.
L’ anatema si è esteso anche ai vari proprietari della villa ivi costruita, ognuno dei quali subì una fine nefasta o un fallimento personale. Attualmente non è più possibile entrare nell’abitazione ma solo costeggiarla a nuoto o in kajak.
Imperdibile il tramonto e un tuffo al chiaro di luna per chi vorrà trattenersi al di fuori dell’aerea protetta (che ha i suoi orari di chiusura a differenza della spiaggia libera) prima di affrontare il ritorno in salita, suggestivo anche nelle ore serali. E per i più affamati a fine giornata, consigliamo il pub “Paulette” proprio all’uscita della discesa, con un panoramico spazio all’aperto, ottima carne e buona scelta di birre.

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