Da Ravenna a Napoli, passando per Roma. Si inaugura domani, venerdì 26 luglio, alle 18, nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore,  l’esposizione  dal titolo La crudele storia tra pupi e guarattelle.  Personaggi dell’Opera dei pupi e del teatro delle guarattelle (foto), curata da Ipiemme e proposta con successo nella tappa romagnola (Palazzo Rasponi dalle Teste) e romana (Teatro India). Al vernissage, che rientra nella programmazione della rassegna Estate a Napoli,  seguirà  la proiezione del video ’E pupi da Scala ‘e Tatone, intervista al pupante Francesco di Vuolo sull’Opera a Castellammare di Stabia.
In mostra, esemplari originali provenienti dal Museo Ipiemme di Castellammare di Stabia (nella reggia Reggia Borbonica di Quisisana). Un’occasione per ammirare quello che è il teatro delle marionette nel Sud d’Italia, in particolare la tradizione napoletana che è la più antica.
Gli spettatori si troveranno di fronte alla principessa Angelica al suo arrivo dal Catai a Parigi in cerca di marito con i moretti con tamburello; ci saranno anche Dama Rovenza dal Martello nel suo duello con Rinaldo Duca di Montalbano; il Mago Malagigi che vola sul diavolo Nacalone; Ferrau di Spagna, un gigante saraceno tutto fuoco, dalla forza più che umana e dall’aspetto straordinariamente terribile; i guappi, paladini senza armatura in una società persa, Tore ‘e Criscienzo con il suo bastone, l’arresto di un guappo, ben tenuto tra due carabinieri che beve una coppa di spumante; una guardia Borbonica che ferma tre guappi. Oggetti d’arte delle famiglie Furiati, Perna, Di Giovanni, Buonandi, risalenti alla fine dell’800 e ai  primi anni del ‘900.
C’è anche una sezione per  i pupi costruiti nel 1989 da Francesco Di Vuolo e Michele Sarcinelli, destinati a produzioni del Festival Burattini nel Verde: troveremo Aniello ‘e Criscienzo che sfida il guappo Luigi Auletta detto ‘O Craparo.
Nella seconda parte,  Uno spettro si aggira per l’Europa…Pulcinella ecco un teatrino  delle guarattelle di Bruno Leone, con Vite Lazlo, dall’ Ungheria, Petruska dalla Russia, Mister Puk dal Sud Africa, Kaspar dalla Repubblica Ceca, Pulcinella di Carlo Piantadosi il burattinaio del Giannicolo, Polichinella dalla Francia. Nel secondo teatrino i burattini inglesi del Punk and Judy Shows, Punch sua moglie Judy, il loro figlioletto Baby, The Coccodrile e il Joe the Clown e lo scimmiottino. Nel terzo teatrino Pulcinella, Kaspar, Vasilache e Marioara. E, ancora, burattini appartenuti a Salvatore, Giovanni e Giuseppe Pino, usati anche da Nunzio Zampella nel film “Carosello napoletano” (1954 Ettore Giannino).
I pupi napoletani hanno una storia molto antica, quanto quelli siciliani che pure oggi sono più noti. Un teatro popolare, che attinge a fonti diverse (dai cicli cavallereschi alle maschere della commedia dell’arte, dalla mitologia fino, talvolta, a figure ed episodi di cronaca) e le contamina, rielaborando un prodotto assolutamente originale che genera a sua volta e nutre immagini, figure, storie.
«Una forma d’arte popolare e colta, pensierosa e felice- sottolinea l’assessore alla cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele- naturalmente vocata alla socialità che, ingiustamente trascurata nei tempi recenti, vuole essere riscoperta, conosciuta dalle nuove generazioni, per tornare a vivere nelle nostre strade, con le sue figure tradizionali, coi suoni del nostro dialetto».

 

 

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