La scuola si cura, non si chiude. La scuola non è il virus. Sotto il segno di questi striscioni di protesta, papà e mamma (con prole) in strada a Napoli, stamattina, davanti alla sede della Regione Campania di Santa Lucia. Dopo il dietrofront ieri sera con la riapertura degli asili facendo rientrare in classe bambine e bambini fino a 6 anni, il governatore De Luca si trova ora di fronte al fiume in piena di genitori che chiedono il diritto allo studio in presenza anche per gli altri.
Chiudere è più facile che governare. Lo ha detto con vigore il presidente del consiglio Giuseppe Conte sottolineando che il lockdown va scongiurato perché scatta solo quando non si hanno mezzi per fronteggiare le gravi difficoltà.
Non si è pensato a una strategia nel caso della seconda ondata: a rilevarlo non è solo il capo di Confindustria Carlo Bonomi ma anche Guido Bertolaso, l’ex direttore del dipartimento della protezione civile, che in tv, ospite del programma di Myrta Merlino, afferma : «Se all’inizio il commettere errori era giustificato, ora non più. Tutti sapevamo che a ottobre l’epidemia sarebbe ripartita, non ci vuole il Nobel per la medicina, si sono cullati sugli allori e hanno pensato alle elezioni regionali». E, insieme a lui, occorre chiedersi cosa abbiano fatto finora…
Intanto, anche a Salerno protestano le famiglie contro le lezioni a distanza, non più disposte, dopo la lunga quarantena dei mesi scorsi, a imporre altre costrizioni ai propri figli.


Chissà se De Luca ha mai letto il pensiero dello scrittore francese Victor Hugo che ribadiva l’importanza dell’educazione, base di partenza per la vita e la libertà : «Colui che apre una porta di una scuola, chiude una prigione». C’è da sperare che a breve riesca a colmare almeno questa lacuna.
Gli scatti in pagina sono di Rosa Mancini




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