La cosa che più fa male in questa pandemia è la decimazione degli anziani nelle regioni del Nord che, silenziosamente, stanno soccombendo.
Ci sta lasciando una generazione, quella degli anni ’40, che ha sopportato la guerra, che si è sobbarcata dell’onere della ricostruzione di una Italia distrutta, che ha contribuito alla ripresa economica, persone che hanno scritto la storia per noi, che a testa bassa hanno mantenuto la ricchezza di un paese, che hanno costruito le sponde della nostra democrazia.
Occhi innocenti lasciati spegnere da una scellerata valutazione di quegli amministratori incapaci di leggere per tempo cosa stesse effettivamente accadendo a quelle persone.
L’Italia ha lasciato indietro una intera generazione, furtivamente. Andrà avanti con meno luce, senza chi ha saputo dare più di quanto abbia ricevuto.
Non è stato possibile neppure salutarli, sono stati nascosti ai propri cari fino all’ultimo, è stata loro  negata perfino l’ultima carezza, la vicinanza degli affetti intimi e cari.
Anziani come un peso da espellere, come quelli da sacrificare per salvare gli altri, una scelta che ha introdotto una contrapposizione tra generazioni diverse. Anziani non più considerati il bene supremo della famiglia, i saggi, i porti sicuri, quelli in cui rifugiarsi nelle avversità, quella insostituibile ancora di salvezza.
Questo tempo storico li ha rinchiusi, nascosti, reclusi, isolati in attesa che sopraggiungesse la morte, prima la morte sociale e poi quella fisica. Con la complicità delle istituzioni, di quelle Regioni del Nord che dopo circa sessanta giorni ancora non dichiarano con trasparenza cosa è successo davvero e come sia potuto accadere tutto ciò.
Svanisce una parte di umanità che non ha fatto la storia ma che è stata essa stessa la STORIA di questo paese, come sanno essere le donne e gli uomini che non si sono risparmiati ma hanno creduto nella forza di rinascita della propria terra e di quell’esserci nel nome di un comune senso del dovere e di appartenenza.
Va via una categoria di persone che ha difeso la libertà, che ha trasmesso la preziosità di questa conquista alle generazioni successive, che si è battuta petto in fuori per quei principi e valori dentro i quali si è riconosciuta un’intera  nazione. Una sciagura che fa perdere chi resta. Una tragedia che sconfigge tutti.
E’ stato cancellato il più alto sacrificio mai compiuto, una insanabile frattura della memoria, quella memoria collettiva che viveva il passato e che interpretava il presente per creare il gruppo, l’identità.
Sarà difficile prendere quel testimone e saperlo portare avanti, un compito proibitivo senza più quei gesti e quelle attenzioni riempitivi. Andremo avanti più deboli, meno autorevoli e, per lungo tempo, in maniera anaffettiva.
Ora abbiamo il dovere morale di fare chiarezza, di capire le responsabilità, per non tradire loro ma anche noi stessi. Lo suggerisce la coscienza, ce lo impone la vita.
Ogni anziano che muore è paragonabile ad una biblioteca che brucia (Amadou Hampaté Ba).
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In alto, una foto che sintetizza l’importanza di non essere da soli quando si è al tramonto della vita

 

 

 

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