Le disobbedienti/Ada Lovelace, figlia di Lord Byron. Incantatrice dei numeri che indicò la strada verso il computer

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Augusta Ada Byron King contessa di Lovelace, figlia di Lord Byron e matematica. Tutte/i dovremmo rivolgerle un pensiero ogni mattino quando accendiamo il nostro computer, fu lei, nell’Ottocento, a sviluppare il logaritmo alla base del suo funzionamento.
La biografia romanzata di Jennifer Chiaverini racconta la storia di una donna, morta in giovane età, combattuta tra l’immaginazione e la razionalità. La prima le fu additata dalla madre, fin dall’infanzia, come peccato da estirpare, sintomo grave delle nefandezze paterne ereditate in un DNA da avversare e tacitare.
Un padre che non conobbe mai se non nei versi che lesse in età adulta poiché la madre decise, pochi giorni dopo la sua nascita, di abbandonare la casa del dissoluto marito portandola con sé dai suoi genitori, qualsiasi futuro contatto tra padre e figlia fu impedito.
La madre, da giovane moglie, aveva messo in conto l’infedeltà, la sregolatezza e i tradimenti di Lord Byron ma l’incesto con la sorellastra fu troppo da sopportare. Ada trovò nei nonni quel calore e quell’affetto che mai conobbe nel rapporto con la madre attenta a impartirle una educazione rigorosa in cui nessuno scampolo di spazio fosse sottratto al dominio della ragione, principio guida da accompagnare al miglioramento di se stesse.
Le favole erano considerate strumento pericoloso da bandire, motivo per allontanare tempestivamente una tata, la poesia veleno da evitare, il modello da seguire quello della perfezione materna.
Ada risultava inadeguata, mai all’altezza della situazione, incline al peccato, l’errore e l’imperfezione. Attraverso le pagine de “L’incantatrice dei numeri” la conosciamo come una donna che ebbe problemi di salute fin dall’infanzia e si appassionò allo studio della matematica e delle scienze, soffrì di solitudine e di carenze affettive.
L’incontro che segnò la sua vita fu quello con Mary Somerville, matematica, astronoma e scienziata famosa e stimata. «Non riesco a concepire che una mente brillante come la vostra sia stata ripetutamente soffocata dagli uomini – protestai risentita. Padri e mariti sembrano una maledizione nella vita di ogni donna intelligente» sono le parole che Ada rivolge a Mary in una delle loro conversazioni, il suo interesse per la matematica veniva assecondato dalla madre ma tenuto sotto stretto controllo poiché, era cosa risaputa, le capacità intellettive femminili sono ridotte.
Il concetto è spiegato e approfondito da uno dei suoi insegnanti: «Le domande che facevo, spiegò con pazienza Mr De Morgan, non erano appropriate per una donna, neppure per Mary Somerville, i cui libri lui stesso usava per insegnare. La matematica del diciottesimo secolo Maria Gaetana Agnesi, che era stata incaricata di insegnare all’Università di Bologna da papa Benedetto XIV, poteva essere stata – poteva essere stata – un’eccezione di spicco, ma per il resto degli studi così avanzati erano pericolosi per la fragile costituzione femminile.
“Nessun’altra matematica nel corso della storia si è dibattuta con tali difficoltà e ha dimostrato la stessa forza maschile nel sormontarle” spiegò. “La ragione è evidente: la grande tensione mentale necessaria è superiore alle capacità fisiche di concentrazione della donna”». Amen.
Ada Byron crebbe nella convinzione di portare in sé il germe del male e della colpa ereditato dal padre, di essere incapace di applicarsi con concentrazione allo studio della matematica e delle scienze perché – poiché donna – costituzionalmente inabile e avvertiva, inoltre, il fardello del senso di inadeguatezza che le derivava dallo stigma materno per il suo spirito di ribellione.
Si sposò, ebbe tre figli e continuò i suoi studi per perseguire l’obiettivo di esser ricordata per meriti suoi e non per fama riflessa dovuta ai poemi paterni.
Da adulta giunse alla conclusione che il comportamento del padre fosse stato dettato dalla volontà di sfidare le convenzioni sociali e non dalla malvagità, lo stesso bisogno che avvertiva in lei ma che decise di vivere in modo diverso: «[…] Se era nella mia natura ribellarmi, avrei imbrigliato quella forza e l’avrei usata per sfidare il mio fato. Avrei salvato me stessa e redento mio padre».
L’occasione di mostrare il suo talento – e l’elaborazione di un percorso personale in cui contemperare la logica scientifica con la poesia – arrivò con il lavoro di analisi critica alla macchina da calcolo analitica, strumento precursore del computer.
Per evitare che la pubblicazione fosse sminuita e non considerata degna di attenzione scelse di non scrivere per esteso il suo nome, decise di omettere il nome di battesimo che avrebbe denunciato il suo sesso, indicò solo le iniziali, A.A.L. Augusta Ada Lovelace.
L’illusione di aver così mantenuto il riserbo ebbe vita breve, quando l’opinione pubblica scoprì di chi erano le iniziali dell’autore del Memoir la considerazione nel mondo scientifico venne meno, il frutto del lavoro di una donna non poteva essere gran cosa.
La salute andò peggiorando, lamentava dolori e malesseri che la madre, il marito e i medici adducevano alla sua mente, aveva un cancro all’utero che la uccise, la sua mente era sanissima.
Quel che visse Ada Byron King nel XIX secolo toccò in sorte, nel secolo successivo a un’altra donna il cui lavoro scientifico fu rifiutato perché frutto di una mente non maschile lei, però, fu più fortunata di Ada, riuscì a vivere abbastanza da vedere il suo talento riconosciuto: Hedwig Eva Maria Kiesler nota come Hedy Lamarr, l’attrice austriaca emigrata in America alla fine degli anni Trenta.
A lei si deve l’invenzione di un sistema di radiocomando missilistico con cambio di frequenza che presentò alle autorità militari per contrastare l’avanzata di Hitler, le fu risposto che sarebbe stato meglio avesse impiegato la sua bellezza e notorietà per raccogliere fondi per lo sforzo bellico.
Ogni mattina dopo aver acceso il computer e rivolto un pensiero ad Augusta Ada Byron King contessa di Lovelace rivolgiamo un pensiero anche a Hedy Lamarr perché quando accendiamo il telefono cellulare e il server wifi stiamo usando una tecnologia derivata dalla sua invenzione.
Nella vita quotidiana ci sono molte cose nate dall’ingegno di donne a cui non ne sono stati riconosciuti i meriti, è arrivato il momento di farlo, ogni giorno maneggiamo il talento, l’intelligenza e la tenacia di donne di cui non conosciamo la storia, è giunta l’ora di scoprirla.
IL LIBRO
Jennifer Chiaverini,
L’incantatrice dei numeri, BEAT
pagine 527
euro 14,50
L’AUTRICE
Jennifer Chiaverini è autrice di numerosi bestseller e della fortunata serie Elm Creek Quilts. Insegna scrittura alla Pennsylvania State Univerity e all’Edgewood College. Attualmente vive a Madison, in Wisconsin, con il marito e due figli. In Italia, il suo primo romanzo ad essere pubblicato è La sarta di Mary Lincoln (Neri Pozza, 2014, BEAT 2016).

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