La splendida Cappella Palatina duecentesca del Maschio Angioino accoglie la mostra dell’artista molfettese Michele Zaza. Visitabile gratuitamente dal 16 luglio al 10 settembre 2021, curata da Andrea Aragosa e organizzata da Black Tarantella in collaborazione con l’ Archivio Michele Zaza.


“Pensiero cosmico” si srotola lungo le pareti tra foto, video, installazioni e contrasti cromatici. Campeggia infatti un profondo blu oltremare a fare da sfondo, interrotto da metafisiche forme rosse ed evocativo sia della dimensione cosmica che della dimensione intima umana. La storia del colore blu oltremare si perde un po’ nella notte dei tempi ma basti sapere che era l’unica tonalità di blu considerata “vera”, ossia con pochissime inflessioni di verde, al massimo di viola e molto ambìto per le sensazioni che riusciva, e riesce a tutt’oggi, a trasmettere.
Intriso di una certa sacralità (era tipico dell’iconografia del manto della Madonna), qui si esprime in tutta la sua vibrante intensità per l’opera realizzata nel 2021 punteggiata da molliche di pane fissate a chiodi, come costellazioni composte non da frammenti di stelle irraggiungibili ma da materia quotidiana che si fa stella nel mentre accade la vita. Oggetti implicitamente concreti e semplici, su pareti che si fanno pezzi di cielo, precisi, compiuti e finiti. Tre schermi riproducono video in loop di rimando alla succitata cromìa e alle forme.
Nella parete opposta, invece, facciamo un salto indietro nel tempo al 1985. Con l’opera “Il cielo abitato”, dodici grandi foto inquadrano volti dipinti con giochi di colore rossi e blu, in alternanza agli oggetti “poveri” cari all’artista come il pane, l’ovatta, i cuscini.
Un breve viaggio che ci porta nella sfera onirica e ricca di simbolismo, lasciandoci però con un piede ben serrato a terra e la luce stessa che filtra nella Cappella contribuisce a un’atmosfera di questo tipo.


Michele Zaza, d’altra parte, iniziò la sua carriera con il ciclo “Cristologia”, negli anni ’70 da appena diplomato all’Accademia di Brera, in cui già poneva riflessioni e domande sull’ esistenza umana e sul ruolo dell’arte che, secondo la sua idea, è la conseguenza della condizione dell’uomo, una serie infinita di testimonianze di pensieri. Ha indagato il concetto di libertà nei confronti della società, di tempo e morte, di corporeità.
Noi stessi siamo un piccolo e ricco universo, ci muoviamo all’interno di un universo enorme, non al centro di esso ma in costante rapporto e a tratti anche in balìa. Una correlazione complessa che da un lato spinge l’uomo a cercare boccate di ossigeno nella realtà dei piccoli oggetti quotidiani che “fanno casa” ma che possono diventare macro-cosmi, nei gesti abitudinari rassicuranti o nel rapporto accogliente con alcuni nostri cari, che sono altrettanti vasti mondi interiori mai del tutto conosciuti. Dall’altro, lo mette di fronte all’esigenza individuale di un ritorno al mondo ancestrale, un viaggio intrinseco attraverso il blu oltremare che riconduce alle origini più profonde.


Una cosa è certa, in noi ci sono tutte le possibilità e possiamo dimostrarlo con il pensiero e l’arte, il gesto e il desiderio. Seguendo quel filone filosofico secondo cui l’uomo nasce tendendo all’infinito, Zaza testimonia che siamo confini-orizzonti le cui linee non sono limiti ma strade aspirano all’altrove.
Nelle foto, scorci della mostra

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