Un’ammirata pianista/cantante, più tardi compositrice, insomma una formazione musicale completa. Eppure non vi è traccia negli archivi del Conservatorio di San Pietro a Majella di frequenza, esami e/o diplomi di questa artista napoletana dimenticata, come tanti figli della nostra città che maltratta i propri geni.

Tui sopra, la copertina del libro. In alto, un'immagine della Napoli dell'Ottocento
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, un’immagine della Napoli dell’Ottocento

Quando un’artista è tale anche la formazione domestica (e non formale) esplode in palcoscenico: “Gilda Ruta – Le due vite di una musicista napoletana”, di Giovanni Vigliar – Colonnese Editore – pagg. 131, Euro 15,00. Il nome di Gilda apparve a sedici anni sulla rivista Napoli Musicale del 1869, in un clima concertistico sostanzialmente diverso da quello attuale. Nel periodo tra l’Unità d’Italia e la prima guerra mondiale era in voga il salotto musicale, simbolo della società borghese.
A consacrare una Gilda giovanissima, a ventuno anni, fu l’esibizione al Mercadante (ex Teatro del Fondo), l’esecuzione fu enormemente apprezzata e suscitò l’entusiasmo di “Napoli Musicale”. Per alcuni anni non si sente per poi ritornare alla grande da quando la “Gazzetta Musicale”nel 1884 le dedicò un ritratto in prima pagina. Nelle apparizioni pubbliche Gilda esegue i più grandi compositori e pianisti: da Chopin a Liszt, Beethoven, Schubert, Mozart, Rossini. Ma anche oltre 50 sue composizioni, per la grande voglia di sentirsi autrice.
Gli anni ’80 del 1800 furono per Gilda forieri di giudizi lusinghieri, il Corriere della Sera parla di “straordinario talento, dolcezza, brillante chiarezza, gioco perlato e soavità di tocco”. Mentre il temutissimo critico Filippo Filippi ritiene la Ruta (nei pezzi per canto) “affettuosa, sentimentale, sempre appoggiata alla base melodica”.
Mentre nel decennio successivo la sua attività sembrò essersi fermata. Così la svolta, attraversò l’Atlantico e approdò negli Stati Uniti. Nel 1895 arriva il primo concerto al Madison Square Garden. A fronte di alcune isolate critiche “demolitrici” da parte del New York Times e del Tribune, Gilda fu “accarezzata” da giudizi adulatori dal New York Herald e The Sun e successivamente del Musical Weekly che gli dedicò un ritratto e un articolo. Da qui Gilda conosce quel fronte progressista delle donne culturalmente impegnate, tanto da caratterizzarsi nei circoli mondani e artistici della capitale statunitense, partecipando a manifestazioni culturali e benefiche. Quando sembrava andare tutto per il meglio accadde l’imprevedibile.
Un libro originale quello di Giovanni Vigliar che contiene anche un contenuto speciale: inquadrando un QR Code con lo Smartphone, indicato a tergo dell’immagine di copertina, comparirà un link dove è possibile ascoltare le composizioni originali di Gilda Ruta.
La lettura non stanca, scorre leggera, è ricca di fonti e di notizie ricavate dagli archivi consultati. Quindi attendibile e precisa.
L’autore porta per mano il lettore, scandisce i tratti individuali dell’artista partenopea e precisa, costantemente, il periodo storico di riferimento, allontanando luoghi comuni ed avvicinando certezza argomentativa e serietà del giudicato.
Il libro si completa con quattro appendici che lo rendono completo e particolareggiato. Napoli ha perso un’altra occasione per raccontare al mondo uno dei suoi figli migliori, un proprio gioiello. E il copione per Gilda Ruta non è dissimile da tanti:  questa città sembra respingere ciò che è suo e gli appartiene. E questi, spessissimo, sembrano più apprezzati altrove che nel luogo natio.
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