Kairòs in greco vuol dire “l’attimo felice” e lo scopriamo grazie all’introduzione dell’editore Giovanni Musella che, prima di cominciare con la presentazione del libro di Nunzia Gionfriddo, alla Libreria del Cinema e del Teatro (in via Parco Margherita 35 a Napoli) tiene a specificare l’importanza di questo attimo felice. Non è altro che il ponte che collega il pensiero alla parola, il libro al lettore, l’editore all’autore. Il fine ultimo è quello di valorizzare gli autori e la cultura del Sud, perché per lui essere napoletano è un valore aggiunto.
In questo modo veniamo catapultati in giorni che hanno fatto la storia, ma di cui la Storia ha parlato in modo molto sommario, almeno fino ad un paio di anni fa. Nell’immaginario comune, quando si pensa alle quattro giornate, gli eroi e i protagonisti di questo evento non hanno dei connotati ben precisi e fanno capo a un’immagine confusa di persone che si sono trovate al momento giusto nel posto giusto e che, insieme, hanno deciso di lottare per liberare la città dalle forze naziste.
Ma grazie a uno studio fortemente voluto dall’Anpi a questa parte di storia sono stati aggiunti maggiori dettagli così da poter definire l’episodio delle quattro giornate un vero e proprio risultato del movimento partigiano del Meridione.
“Gli angeli del Rione Sanità”, quindi, non sono dei veri e propri angeli, sono persone comuni, così come comune ma allo stesso tempo strabiliante era il loro desiderio di amore e libertà nei confronti di una Napoli deturpata dai bombardamenti e dal fascismo. In ogni caso persone comuni che hanno deciso di organizzarsi ed unirsi per un unico bene, il bene più grande e più caro: la libertà.
«Bisogna liberare la storia, la memoria dalla retorica e dalla liturgia», interviene a tal proposito il professore Domenico Natale.
E Nunzia Gionfriddo sviluppa nel suo romanzo una descrizione onesta e oggettiva con il materiale storico utilizzato. La narrazione non è circoscritta agli episodi ultimi delle quattro giornate, bensì inizia nel 1939 tra le celle della struttura penitenziaria di Santo Stefano, a Ventotene.
Il personaggio principale è Beppe, un semplice postino, il quale non conosce il motivo della sua reclusione, non si sa nemmeno se ce ne sia uno di motivo. Colpito da amnesia, inizia il suo viaggio introspettivo per cercare di far luce sui suoi ricordi perduti.
Da questo suo instancabile ‘guardarsi dentro’, viene a galla un nuovo lato di sé che forse, in realtà, ha sempre fatto parte di Beppe. Alla sua caratteristica di uomo semplice si va ad aggiungere e a maturare il bisogno e il desiderio di libertà.
Ma Beppe, il postino mon è il primo e il solo angelo. Al suo si affiancano i nomi di Ciro, Assuntina, Ninetta, persone che facevano parte della comunità del Rione Sanità.
Tutti uomini e donne semplici che però hanno permesso la realizzazione di qualcosa di grande e fondamentale.
Napoli è stata l’unica città a liberarsi da sola, prima dell’arrivo delle forze alleate, e grazie anche alla presentazione del libro di Nunzia Gionfriddo abbiamo avuto l’occasione di ricordare e celebrare l’amore per la libertà di cui i napoletani hanno dato una prova indiscutibile.
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In foto, copie del libro