Racconti e voci di donne. Emozioni, pensieri umani e universali.
Alla Fondazione Humaniter in Piazza Vanvitelli questi sono stati gli ingredienti principali  della presentazione del libro di Silvana Campese  La Nemesi di Medea. Una storia femminista lunga mezzo secolo (pubblicato dalla casa editrice L’Inedito di Fabio Martini)
L’autrice racconta la storia di uno dei primi gruppi femministi a Napoli, donne (e non solo) che si sono unite sotto la stella della fondatrice, Lina Mangiacapre/Nemesi.
Le Nemesiache, un gruppo che lottava a favore dei diritti delle donne utilizzando i canali artistici più disparati. Dal teatro, la scultura, la scrittura, fino a arrivare al cinema con numerose pellicole.
L’associazione di queste donne a figure femminili dei miti comunica da sé l’intenzione di ognuna di loro: in un’epoca in cui l’immagine e uno stile di vita borghese sembravano essere la realizzazione ultima della propria esistenza, in cui le etichette avevano un valore fondamentale, queste donne in lotta diventano nemesi di un sistema che strozza e stronca i desideri, ma soprattutto i diritti di indipendenza, autonomia e emancipazione delle donne.
Riprendere il mito non vuol dire altro che riprendere il contatto con le origini dell’umanità.
Mito deriva dal greco mythos che significa “parola”, “racconto” e rimanda al potere sacrale della parola, ciò che ci distingue dagli altri essere viventi e che permette di dare fisicità al nostro pensiero e di condividerlo con il prossimo. La parola è centrale, è vitale.
Impiegare ed arricchire il materiale mitologico contribuisce a dare una visione quanto più pertinente del momento storico che si vuole descrivere.
Un esempio molto affine di riutilizzo delle figure mitologiche è l’opera “Medea. Voci” della scrittrice tedesca Christa Wolf, attiva soprattutto durante il secondo dopo-guerra.
La Medea da lei presentata non ha nulla in comune con quella di Eschilo, fatta eccezione per le relazioni che la legano agli altri personaggi.
Questa nuova Medea è vittima del pregiudizio di un paese diverso da quello suo originario, viene additata come una megera, una strega, vedendo le sue differenze come un limite e un qualcosa di pericoloso. La Medea della Wolf è vittima dei giochi di potere, un potere fortemente patriarcale che vuol schiacciare la vitalità delle donne, annientandole e rimaneggiando la realtà e la storia.
Le Nemesiache hanno ridato vita a questi personaggi femminili del mito caricando i loro nomi di nuovi significati e messaggi. E Silvana Campese intraprende un viaggio  nella loro memoria, contornato dal ricordo ancora fecondo di Lina Mangiacapre.
Prossimo appuntamento alla Fondazione Humaniter dal 25 al 30 novembre, “Il lenzuolo della sorellanza”: un momento in cui poter condividere e trasmettere valori di sorellanza, mutuo aiuto per costruire una realtà migliore.
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In alto, le copie del libro