Napoli mostra la sua faccia sporca, incivile, aculturale, asociale. Ieri l’armonia musicale di Posillipo con Villa d’Avalos  esprimeva,  con la sua filosofia, Napoli, cultura e voglia di contatto e di storia. Oggi  l’espulsione dell’ultimo principe D’Avalos,  Andrea, sancisce l’esito finale del contenzioso vinto dal signor Corrado Ferlaino: si, sempre lui, ancora lui, vede allontanata la famiglia di antica nobiltà del principe Andrea D’Avalos con la madre ammalata,  ultranovantenne, dal palazzo nobiliare.
Il principe ha perduto la causa, via dal palazzo, un tempo sontuoso e affascinante, via ai tanti beni che ne componevano l’arredo e la stessa consistenza. Chiusa la scala che porta internamente dal piano terreno  direttamente dalla soglia,  al  giardino delle monache sopra Vico Vasto, dove tante volte  ho avuto la gioia di parlare con  Francesco d’Avalos, padre del principe Andrea, durante la stesura del libro: “La Nobiltà napoletana, oggi”,  che lo vede tra i protagonisti.
Don Francesco d’Avalos, marchese di Pescara e del Vasto, principe del S.R.I., Patrizio Napolitano,  compositore e direttore d’orchestra, docente di alta composizione al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, personaggio dall’innegabile fascino, di intelligenza, genialità e profonda cultura umanistica e filosofica. Concepiva la musica come un modo di esprimere lo spazio, la cultura quale senso profondo della vita; ha donato a Musei e a Biblioteche tanti beni del suo patrimonio culturale, di inestimabile valore.
Difficile immaginare le reazioni del principe a questa azione che definiremmo addirittura ignobile. Ci auguriamo che qualcosa cambi, che un ravvedimento riporti le nostre istituzioni al rispetto nella memoria di una famiglia che ha  lasciato il segno nella storia.
©Riproduzione riservata
Nella foto, Palazzo d’Avalos prima della decadenza (fonte google)