Napoli accoglie un nuovo velo di marmo. Il figlio velato di Jago è a San Severo fuori le mura, nel quartiere Sanità, all’interno della Cappella dei Bianchi. La suggestione di partenza, chiara fin dal titolo della scultura, è il Cristo Velato di Giuseppe Sammartino, realizzato nel 1753 ed esposto nella Cappella Sansevero. Il discorso questa volta, però, è completamente differente, la storia raccontata dall’opera appartiene ai nostri giorni, è l’immagine di un sacrificio ma allo stesso tempo diventa anche simbolo di speranza, speranza che tutto ciò non si ripeta ancora una volta.

Qui sopra, Jago; in alto., la sua scultura alla Sanità
Qui sopra, Jago; in alto., la sua scultura alla Sanità

Il figlio velato è un bambino, l’artista lo ha definito “il figlio di tutti”, una vittima inconsapevole delle scelte dei grandi, degli adulti, è innocente. Non si tratta di una figura sacra, non è un santo ma sicuramente un martire del nostro tempo, delle nostre scelte, di politiche sbagliate e comportamenti inumani, lo vediamo disteso sul marmo, realizzato con estrema precisione e cura maniacale per i dettagli, coperto interamente da un velo che lascia fuori solo una piccola mano senza vita.
Jago, al secolo Jacopo Cardillo, è un giovane artista, ormai noto in tutto il mondo, nato ad Anagni (Frosinone) nel 1987. Inizia la sua formazione al Liceo Artistico e sceglie poi di frequentare l’Accademia di Belle Arti, che lascerà nel 2010. In passato ha lavorato in Grecia e in Italia, fra Roma e Verona (proprio qui nel 2017 è nata l’idea del Figlio Velato), oggi, però, la sua base è New York e si muove tra America, Cina e Italia.
A soli 24 anni ha esposto una delle sue più celebri opere alla 54° Biennale di Venezia, il busto in marmo di Benedetto XVI che gli ha consentito di ricevere anche la Medaglia Pontificia. Lo stesso busto è stato poi nuovamente lavorato, letteralmente svestito nel 2013, scolpendo l’opera Habemus Hominem, a seguito delle dimissioni del Papa tedesco dal Soglio Pontificio.
Attraverso i social network Jago condivide, con foto, video e dirette, tutte le fasi di lavorazione delle sue sculture con il pubblico, dando vita ad una vera e propria creazione partecipata e consentendo a chi osserva di entrare letteralmente nell’opera, sentendosi parte della sua realizzazione, uno degli elementi che la costruisce.
Dieci ore al giorno per quattro mesi, questo il tempo impiegato per realizzare il Figlio Velato, sotto gli occhi di un pubblico virtuale che da ogni parte del mondo riusciva, attraverso la tecnologia, ad intrufolarsi silenziosamente a Long Island, nel laboratorio dell’artista. Il progetto ha avuto inizio nel 2017 e ha coinvolto Luca Iavarone di Fanpage.it (che ne ha curato l’esposizione) e Andrea Viliani. Il blocco di marmo Danby, destinato a Napoli sin dalla sua ideazione, è stato lavorato in America, luogo in cui hanno scelto di investire sul giovane ma esplosivo talento dello scultore, consentendogli di lavorare con tutte le risorse necessarie.
Le immagini di vittime innocenti passano ormai troppo spesso davanti ai nostri occhi e, forse, non ci fermiamo più nemmeno a riflettere adeguatamente sulla loro gravità, sull’atrocità, guardiamo queste foto come qualcosa di troppo lontano da noi, quasi irreale. L’arte ha il compito di educare, e non solo al bello, deve smuovere coscienze, far riflettere, fissare delle immagini, ci deve rendere migliori. Jago sicuramente, con questa operazione, ci è riuscito.
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INFO
Biglietto intero: 6 euro
Biglietto ridotto: 4 euro (per under 18 e over 65)
Ingresso gratuito per disabili e residenti
Orari di apertura: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 16, la domenica dalle 10 alle 13.

 

 

 

 

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