“Ho sempre lavorato meglio nella solitudine e secondo le mie sole impressioni”
(Claude Monet
)

La coloratissima mostra immersiva dedicata alla vita e alle opere del padre dell’impressionismo ripercorre l’itinerario di Claude Monet attraverso i suoi numerosi viaggi. I dipinti a Rouen, Bordighera in Italia, Antibes, Belle-Île-en-Mer, Oslo e a Venezia, raccontano le peregrinazioni di Monet.
Filo conduttore della mostra è il suo lavoro unico con la luce. Quella luce in cui sono immersi i suoi famosi “Papaveri”. Quella luce che lo ossessiona, al punto da dipingere la Cattedrale di Rouen in circa 40 quadri, rappresentando l’edificio da diverse angolazioni, ma soprattutto in differenti momenti della giornata. Così come il Parlamento di Londra, oggetto di una serie, e la Stazione di Saint-Lazare.
Nel 1883 Monet si trasferì a Giverny. Vero luogo di vita e di incontri. In questo luogo magico trascorse i suoi ultimi 43 anni di vita. Trasforma instancabilmente il suo giardino in un paradiso floreale. Il giardino di Giverny è un mondo a parte, il suo. L’obiettivo è che la casa si uniformi con la natura. Dunque, rose rampicanti, viti selvatiche e altra vegetazione crescono sulla facciata di questa casa colonica ricca di fascino. Monet dipinse all’aperto il più possibile.
Lo studio e le ricerche sono fatti nell’atelier per la maggior parte del tempo. L’affascinante stagno delle Ninfee e il ponte che lo attraversa permettono al pittore di variare continuamente il suo punto di vista sui riflessi della luce, le diverse ore del giorno infatti, naturalmente, cambiano l’effetto dell’acqua, le ombre o semplicemente ciò che emana la natura.
La ricerca costante di una buona angolazione, la trascrizione dell’effimero, il sentimento verso la natura ci permettono di capire che il vero capolavoro della sua vita è stato il continuo miglioramento del suo giardino. Alla fine della vita Monet soffre di cataratta e non distingue molto i colori, il suo dramma è quello di non godere di quei fiori e colori della magnifica proprietà. Questo spiega anche perché i suoi dipinti diventeranno un po’ più sfocati.
Il Giardino dei fiori, il giardino di Giverny, una proprietà acquistata nel maggio 1883 dal pittore e trasformata in un magnifico e rigoglioso giardino, fu anche fonte di un’ispirazione simile e alimentò il suo fascino per la luce del giorno. I suoi tanti dipinti di ponti, come quello cosiddetto giapponese del famoso ‘Lo stagno delle ninfee’, armonia verde, lo possono attestare. Questa magnifica proprietà è ricostruita nella mostra, attraverso i suoi ponti, sui quali i visitatori possono fotografarsi.

Il giardino di Giverny (qui sopra e in alto) è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1900 e conservato nel Musée d’Orsay di Parigi.

Un’immersione sensoriale nei capolavori del pittore che più ci ha insegnato a guardare e rappresentare la bellezza della natura descritta nell’irripetibile istante della sua stessa rivelazione. Un’immersione che porta a un risveglio dei sensi e a un piacere per gli occhi e per la mente. Un susseguirsi di quadri privi di tela e cornice, di scene di vita e paesaggi fuori dal tempo, da poter apprezzare senza soluzione di continuità in un contesto esperienziale, sia nella loro totalità che nei minimi dettagli.
Immagini che nascono e si dilatano a 360 gradi sugli schermi giganteschi dell’allestimento e sulle architetture del luogo espositivo, una narrazione intessuta di suggestioni che si esplicita nelle installazioni multimediali della sezione introduttiva, fino a materializzarsi nell’avventura percettiva a tre dimensioni con gli Oculus proposta ai visitatori come integrazione della mostra.
La rivoluzione del colore, la scelta della pittura en plein air, la scoperta della città, della natura e della vita in tutto il suo dinamismo, la rottura con la pittura accademica, lo scandalo dei borghesi e le polemiche degli intellettuali, la rottura delle convenzioni accademiche, la scoperta di un nuovo modo di fare arte: tutto questo è la produzione di Crossmedia Group sulla grande pittura impressionista.
Nell’arco di 45 minuti la mostra propone al pubblico un approccio digitale e anticonvenzionale ai quadri più celebri dell’Ottocento francese.
Maggio 1871: Monet arriva a Zandaam. Qui dipinge i mulini, i dettagli delle case, e soprattutto il riflesso nei canali rifacendosi alla composizione innovatrice iniziale. Monet intraprende un secondo viaggio ad Amsterdam nel 1872 o nel 1874. Compone con cura le sue tele e gioca con gli effetti atmosferici attraverso i cieli tempestosi e grigi. Nel 1886 torna un’ultima volta per concentrare la sua attenzione sui campi di tulipani minimizzando le risorse usate, metodo che continuerà ad accentuare successivamente.
Monet sempre più affascinato dai toni e dai movimenti dei paesaggi viene rapito dallo charme di queste terre propizie alla trascrizione. Infatti, bagnati dal Mare del Nord e dai numerosi canali, i Paesi Bassi offrono una deliziosa immagine di interazione tra l’acqua e la luce. Senza dubbio la più bella ispirazione possibile per un pittore espressionista e sicuramente una delle ossessioni del nostro pittore dovuta ai riflessi dell’acqua che cambiano da un minuto all’altro.
L’artista sviluppa la sua tecnica di frammentazione della pennellata al fine di rendere più vibrante la superficie dell’acqua. Se non avete ancora visitato la mostra, ve la consigliamo. È una meravigliosa esperienza sensoriale da vivere tutta d’un fiato.
È possibile visitarla presso la Chiesa di San Potito, in via Salvatore Tommasi 1 Napoli nei pressi del MANN fino al al 20 ottobre 2021, tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00, tranne il mercoledì.
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Per saperne di più
https://www.beniculturali.it/evento/claude-monet-the-immersive-experience-napoli

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