Tornare a vedere una mostra dopo un lungo periodo di cattività regala, ad alcune/i, la stessa emozione che per altre/i sprigiona  la possibilità di varcare nuovamente i cancelli dello stadio per veder giocare la squadra del cuore.

Qui sopra, “I say I” di Claire Fontaine; in alto, collage di Marinella Senatore;
in basso, Pasquarosa modella


Tornare ad assaporare una mostra in un luogo che hai frequentato fin da bambina considerandolo il giardino magico dove ambientare le tue storie azzera, quasi, la canicola di fine giugno che spezza il respiro.
Claire Fontaine |Pasquarosa | Marinella Senatore” la mostra allestita a Napoli e visitabile fino a domenica 27 giugno nel museo Diego Aragona Pignatelli Cortes in Villa Pignatelli – diretto da Fernanda Capobianco oasi verde punteggiata dal bianco dello stile neo classico non lontano dalla linea di costa di Via Caracciolo, offre suggestioni e molteplici spunti di lettura e riflessione.
Un collettivo nato a Parigi nel 2004 con Fulvia Carnevale e James Thornhill, una pittrice del Novecento e una artista poliedrica classe 1977 dialogano in un contesto connotante e connotato dalla presenza di Rosina Pignatelli, ultima padrona di casa che alla sua morte, avvenuta negli anni Cinquanta dello scorso secolo, lasciò la villa in eredità allo Stato a condizione che: “si perpetuasse il ricordo della sua famiglia e del marito […] e che nessun oggetto sia distratto o faccia parte di altre collezioni”.
Il tema della conversazione a più voci, il cui allestimento è curato da Pier Paolo Pancotto, è l’indipendenza di pensiero delle donne. I collage di Marinella Senatore, le tele dipinte da Pasquarosa, le scritte al neon di Claire Fontane interpretano con tecniche diverse un idem sentire che fluisce nel tempo: la volontà di manifestare le proprie idee.
Al curatore va il merito di aver costruito un allestimento che accompagna il/la visitatore/trice in un percorso multiforme e stimolante. Molto belle le fotografie di nudo femminile in cui la modella è una giovane Pasquarosa, intenso il video ritrovato dal curatore in cui lei appare in momenti di vita negli anni dal 1932 al 1934 quando fiorì l’amicizia con Pirandello e la frequentazione della sua casa, interessante l’uso del colore nelle sue nature morte che suggerisce atmosfere rarefatte in cui alcuni visitatori hanno colto una impressione di van Gogh e altri una sensazione di Chagall.
Pasquarosa Marcelli nacque in una famiglia contadina alla fine dell’Ottocento non lontano da Roma ad Anticoli Corrado, “il paese degli artisti e delle modelle” dove molti artisti nordeuropei nella prima metà del XIV secolo andavano a cercare gli scenari della campagna romana, dopo aver posato come modella si dedicò alla carriera artistica e  – anche grazie alla frequentazione di Nino Bertoletti, suo marito – e della sua cerchia crebbe nella considerazione della critica esponendo le sue opere a Londra, alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia. Lungo il percorso della mostra la vediamo ritratta in due tele, opere del marito, che si armonizzano perfettamente con il luogo che le accoglie.

Accanto all’evoluzione pittorica di Pasquarosa le scritte pulsanti di Claire Fontaine: “I say I” e “Women are the moon that moves the tides” colpiscono per il tratto diretto e incisivo.
Interessante il progetto artistico di questo collettivo che dalla nascita avvenuta con l’inizio del nuovo millennio riflette sul rapporto tra le persone e una società dominata dal consumismo, le loro opere sono un invito all’interpretazione individuale, personale, del linguaggio inteso come strumento interpretativo e critico della realtà in cui l’essere umano perde soggettività e identità perché schiacciato dalla passiva massificazione mercificante.
In questo spirito il loro nome è una provocazione, un invito a reagire, Claire Fontaine è infatti un marchio di quaderni scolastici francesi – una merce, un prodotto dunque – ma con una valenza significativa forte: pagine bianche su cui dar vita a un modello sociale differente.
Due video di Marinella Senatore fanno da colonna sonora accompagnando il percorso espositivo: il canto ritmato di un gruppo di femministe. I temi del femminismo sono ripresi, vero la fine del percorso, dai mattoni-libro a rimarcare il fil rouge che unisce le artiste in dialogo: l’espressione del talento e della personalità di donne.
La mostra è stata realizzata con la collaborazione della Fondazione Nicola Del Roscio di Roma istituita nel 2010 per la valorizzazione della figura artistica di Cy Twombly e la Collezione Agovino di Napoli. Al termine delle visita vale la pena passeggiare al piano terra della Villa e nel giardino per immergersi in una atmosfera silenziosa, una bolla nella frenesia urbana, e affacciarsi al museo delle carrozze dove il passato si mostra: realtà dinamiche nate per il movimento aspettano immote di raccontare storie ai viaggiatori dell’anima.
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