Affettuosa e attenta. Il capo avvolto da un turbante immerso in tonalità chiare, la madre guarda con amore il bambino che tiene con il braccio destro, mentre la sua mano sinistra porge il seno perché il neonato possa essere allattato con maggiore facilità.
Giuseppe osserva assorto al fianco della Vergine e la natura dipinge strisce di nuvole, mentre il bianco del panno che avvolge il piccolo Gesù intreccia un armonioso contrasto con i colori brillanti della scena pittorica, divisa tra giallo rosso, blu e ocra.
Rifulge di sentimento religioso e splendore ritrovato la tela di Aniello Falcone del 1641 raffigurante il Riposo nella fuga in Egitto della sacra famiglia. Dopo un restauro scrupoloso, curato da Karin Tortora che, nel bel catalogo di Elio De Rosa editore, ne descrive le fasi, soffermandosi, in particolare, su quel pannetto giallo che ricopriva il petto di Maria, aggiunto dopo la morte dell’autore per un eccesso di pudore che mortificava l’opera, e rimosso per rendere giustizia alla luminosità dell’originale.
È stata la necessità di restaurarlo ad accendere il motore dell’esposizione organizzata al Museo Diocesano, inaugurata la settimana scorsa con pubblico numeroso, assetato di arte dal vivo, dopo la lontananza dalle mostre, troppo a lungo accessibili solo online, per arginare il pericolo Covid.
Intorno al Riposo, circa una ventina di altre opere firmate da Falcone, provenienti per lo più da collezioni italiane di privati che con generosità hanno prestato i propri quadri.
“Aniello Falcone, il Velásquez di Napoli” è il titolo imponente della “prima personale” curata da Pierluigi Leone De Castris di un artista nato quando Caravaggio era a Napoli (nel 1607) e ucciso dalla peste del 1656.
L’oracolo delle battaglie lo definì Luca Giordano, altro gigante del secolo d’oro della pittura a Napoli. Eppure di Falcone si conosceva pochissimo. Di lui, finora, non esisteva nemmeno una monografia.
Pittore molto amato dai collezionisti dell’epoca che nel suo studio si contendevano a peso d’oro le memorabili scene di guerra. Fu sensibile interprete dal vero, ebbe grande apertura mentale che gli consentì di affrescare chiese e immortalare con disinvoltura soggetti differenti, non solo nature morte, ma anche ritratti di persone e cavalli. Andando oltre il Caravaggio e anche aldilà della lezione di Ribera (lo Spagnoletto napoletano) di cui fu allievo.

Qui sopra, Riposo nella fuga in Egitto In alto,
altri 2 scorci della mostra


Il suo sguardo arrivò a Roma dove incontrò i bamboccianti, generisti specializzati in scene dal quotidiano, ma pure il classicismo di Nicolas Poussin e sicuramente in qualche modo incrociò l’esperienza di Diego Velásquez, ritrattista della casa reale spagnola, artefice di capolavori come Las Meninas (La damigella d’onore). Un rapporto artistico scambievole.
Falcone fu pittore europeo, capace di contaminare stili differenti e di sintetizzarli nella sua identità partenopea, maestro di Salvator Rosa e Micco Spadaro.
Fortunato e apprezzato nel lavoro, non lo fu negli affetti famigliari: perse moglie e figli, trascorse i suoi ultimi anni nel palazzo di uno dei suoi più importanti estimatori, Ferrante Spinelli principe di Tarsia. 
Simbolica, la scelta del direttore Adolfo Russo di riaprire il complesso monumentale di Donnaregina al pubblico proprio con un artista dalla spiccata personalità che solo Napoli poteva dargli: il suo approccio sereno con la sacralità si differenziava da quel senso oscuro e drammatico dei tempi in cui visse, alimentato dal terrorismo dei predicatori che brandivano l’inferno come minaccia per l’umanità peccatrice.
E la potenza della pittura di Falcone ha condotto per la prima volta l’arcivescovo Domenico Battaglia in questo scrigno delle meraviglie, come lo è Napoli, la più bella città del mondo, resistente e tenace, dove persino una pozzanghera riflette il cielo azzurro.
Napoli- dice il monsignore- rappresenta un tesoro per tutti. Capace di riaccendere, attraverso la bellezza, la fiamma della speranza e ritessere i fili della fiducia. Ricordandoci di coltivare la tenerezza in gesti di tutti i giorni. Come una semplice stretta di mano.
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Per saperne di più
https://www.museodiocesanonapoli.com/complesso-monumentale-donnaregina/aniello-falcone-il-velazquez-di-napoli/
“Aniello Falcone, il Velásquez di Napoli”
Museo Diocesano di Napoli
Largo Donnaregina
Fino al 22 gennaio 2022





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