Nelle sale del piano terra del Palazzo delle Arti di Napoli, campeggiano 25 opere della giovane artista napoletana Simona Giglio in mostra fino al 16 settembre.


L’ atmosfera è un gioco di colori, tratti e suoni. I dipinti non sono che il risultato di un processo più complesso che è il cuore dello “scarabocchio” in sé. Infatti, parte tutto dall’azione-esecuzione di un gesto artistico veloce e al tempo stesso libero, che genera linee e curve inizialmente senza identità. Poi c’è la fase dell’elaborazione, in cui l’artista è capace di rivelare ciò che è nascosto in quel groviglio grafico.


Kandinskij insegnava a liberarsi dai limiti della forma e Simona Giglio utilizza questo punto di partenza per poi “chiudere il cerchio” nella direzione opposta, facendo fuoriuscire sagome e configurazioni che sono specchio dell’inconscio, risultato di concretezza tirato fuori dall’astratto. Le raffigurazioni vivono di colori accesi e bordature scure, di mani dalle dita lunghissime e volti alla De Chirico.
Dal livello tecnico-artistico a quello psicologico il passo è brevissimo. L’ultimo stadio è la lettura e l’interpretazione sulla base della ricerca emotiva e di un approccio sensibile.

L’interazione sta alla base di tutto. L’artista si esibisce spesso in performance di live painting accompagnate da esibizioni musicali durante le quali si lascia guidare dal ritmo e dalle cadenze, liberando gesti e segni che prenderanno man mano forme più distinguibili.
Così come è successo anche su un palcoscenico, con la messa in scena di “Crisalide” nel 2014, scritto e diretto dalla stessa Giglio, con attori e danzatori in scena e sullo sfondo il momento pittorico in estemporanea.


Oppure, in altre occasioni live si parte da uno scarabocchio tra qualcuno del pubblico per srotolare quel filo rosso di empatia tra chi crea e chi non si limita soltanto a guardare. Bastano un foglio e una penna, chiudere gli occhi per qualche attimo, lasciare andare la mano senza imposizioni. Il risultato che gli occhi dell’artista sapranno trarre vi sorprenderà perchè, soprattutto, vi accorgerete che vi apparterrà nel profondo.
In questa stessa personale troverete una tela a disposizione dei visitatori su cui lasciare un segno libero e nel giorno del finissage, 16 settembre, poter vedere quale creazione ne verrà fuori. Ogni forma d’arte nasce da un’urgenza: quella di comunicare e di interagire. Simona Giglio si pone come mezzo attraverso il quale lo spettatore non resta un pubblico fine a se stesso ma è soggetto del processo creativo, ispirazione iniziale e punto di arrivo, oggetto di confronto.
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Per saperne di più
Comune di Napoli – “Scarabocchio” – Mostra di Simona Giglio
ingresso gratuito
Le immagini della mostra e dell’autrice sono di Valentina Guerra

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