Napoli internazionale nel settore della sanità, da secoli. Non solo al tempo del Covid19 che porta la terapia del Pascale contro il virus sotto i riflettori scientifici Usa.
E nella storia della Medicina partenopea e dei suoi legami con la società ci fa immergere, anche in periodo di quarantena, il Museo delle arti sanitarie (nell’antico complesso degli Incurabili) diretto da Gennaro Rispoli che, grazie al lavoro di volontari e esperti, continua ad affascinare il pubblico con le sue incursioni nella storia, attraverso la pagina Facebook.
Sotto la lente d’ingrandimento, epidemie e malattie messe a  fuoco partendo dalle schede di strumenti medici e documenti conservati nel Museo: così potrete continuare ad apprezzare le bellezze storiche e culturali di un pezzo di Napoli, in attesa della ripartenza.
Il Museo delle arti sanitarie fa parte della rete extraMann che ruota intorno al Museo archeologico nazionale, il Museo più attivo sui social grazie al lavoro del direttore Paolo Giulierini e del suo staff.
 Seguendone l’attività culturale virtuale, scoprirete l’impegno dei medici nei confronti di chi soffre e l’opera di San Giuseppe Moscati, il professionista che vorremmo accanto durante questa pandemia. Ma ripercorrerete pure le epidemie che hanno flagellato il nostro Paese, cogliendo inaspettate analogie e rimandi alla situazione odierna.
Vi accompagnerà in questa passeggiata negli anni che furono, lo studio di Carmen Caccioppoli, responsabile della programmazione culturale del Museo delle Arti Sanitarie. E incontrerete la peste che tormentò Palermo fino all’estate del 1576 combattuta con Oro, Fuoco e Forca.
Giovan Filippo Ingrassia, medico di Regalbuto, adottò tre strumenti per sconfiggere il morbo: ingenti investimenti pubblici per realizzare i lazzaretti e le strutture sanitarie e per sostenere gli strati deboli della popolazione (Oro); misure molto severe di igiene e profilassi per arginare il contagio (Fuoco) e infine l’isolamento forzato dei malati e dei casi sospetti con pene durissime per i trasgressori (Forca).
Ancora Carmen Caccioppoli racconta dell’isolotto del Lazzaretto fra l’isola di Nisida e la terraferma, costruito nel 1619 per arginare le pestilenze che flagellavano continuamente le coste della Penisola.
Le navi che vi giungevano venivano ispezionate dai Deputati della Salute: dopo il controllo delle bollette sanitarie e della patente, se risultavano ‘limpide’ e ‘di buona salute’, erano autorizzate all’ingresso nel porto, oppure, se sospette o infette, erano dirottate a Nisida, dove gli equipaggi trascorrevano la quarantena in appositi edifici.


E poi ci sono le 4 giornate di Napoli. Agi Incurabili una lapide testimonia la grande prova che medici e infermieri attraversarono in quell’epoca.
Spiega Rispoli: «I documenti e le fotografie raccolte nel Museo delle arti sanitarie narrano le tante storie di morti e i feriti soccorsi sulle scale dell’Ospedale, per mancanza anche di barelle, e di tanti episodi trasmessi dal ricordo di vecchi infermieri e chirurghi. Anche conservare la memoria di questi momenti coraggiosi, per trasmetterla in un tempo difficile come quello di oggi, è la nostra missione».
Inoltre, potrete scaricare dalla pagina Facebook Il giuramento è per sempre…, un video realizzato (con il contributo volontario di attori e registi) da Marco Staiano, anche in veste di interprete.
Staiano assume i panni di un medico a riposo che ha vissuto la medicina come una missione. Il progetto è curato dal Museo delle Arti Sanitarie in collaborazione con l’associazione culturale Kaire Arte Capri.
Infine, prima della riapertura, giovani ricercatori e volontari risponderanno alle vostre domande su malattie, epidemia e i loro risvolti sulla storia della città. Basta scrivere alla mail info@ilfarodippocrate.it per ricevere informazioni.
Nel frattempo, potrete anche seguire la rubrica Facebook Non tutti sanno che … per scoprirne le collezioni. Si comincia da clamps a forma di cicogna: questa simpatica cicogna veniva usata per clampare (e non recidere) il cordone ombelicale del neonato prima di procedere alla legatura e al taglio; conservata come amuleto bene augurante per il neonato e per essere donata più tardi in ricordo della nascita. Si appoggia su un ranocchio, animaletto porta fortuna, e nella doppia cavità all’interno delle ali presenta un bimbo in fasce.
Non resta che augurarvi buon viaggio nel tempio della medicina. Di una città che non smette mai di sorprendere.
Nell’immagine, in alto, gli Incurabili sotto le bombe della seconda guerra mondiale

 

 

 

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