Netri Pozza/ “Un gentiluomo a Mosca” di Amor Towles: omaggio alla letteratura russa e al grande romanzo dell’Ottocento

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Ci sono libri per chi ama leggere, “Un gentiluomo a Mosca” scritto da Amor Towles –tradotto da Serena Prina – e pubblicato da Neri Pozza nei best seller BEAT è uno di questi. Towles, che ha una scrittura colta e raffinata, padroneggia con maestria il registro dell’ironia.
Il suo lavoro è un omaggio al grande romanzo dell’Ottocento e chi lo ha amato in esso ve ne troverà i protagonisti chiamati, in veste di vecchi amici, a prender parte alla commedia della vita.
Il conte Aleksandr Il’ic’ Rostov, condannato dai bolscevichi agli arresti domiciliari presso il Grand Hotel Metropol e privato dei diritti civili nel 1922, è il protagonista di una storia dal sapore e le atmosfere di una Russia in transizione dallo zarismo alla grande potenza comunista: «Mentre invecchiamo, siamo propensi a trovare conforto nella nozione che ci vogliono generazioni perché un modo di vivere svanisca. […] Date le circostanze, però, riconobbe alla fine il Conte, questo processo può verificarsi in un batter di ciglia. Il sollevamento popolare, il tumulto politico, il progresso industriale: qualsiasi combinazione di questi tre elementi può fare sì che l’evoluzione di una società salti d’un balzo più generazioni, spazzando via aspetti del passato che altrimenti avrebbero potuto indugiare per decenni».
I cambiamenti, quelli più visibili che coinvolgono il paesaggio urbano e le abitudini di vita quotidiane, sono fuori della portata del conte che- confinato tra i lussuosi muri di un grande albergo- vive di riflesso il modo in cui la realtà viene ridisegnata secondo un nuovo modello politico, la ascolta nelle parole degli ospiti in transito, del personale dell’albergo e in quelle dell’amico di gioventù.
Per sopravvivere mantenendo la ragione è necessario cimentarsi nell’ardua impresa di dilatare l’angusto spazio in cui si è costretti vincendo la sofferenza per quel che fu e più non è: «Ci si arrivi tramite attente considerazioni generate da libri e discussioni accese davanti a una tazza di caffè alle due del mattino, o per una semplice propensione, tutti noi dobbiamo alla fine adottare una struttura fondamentale, un qualche sistema ragionevolmente coerente di cause ed effetti che ci aiuti a dare un senso non solo agli eventi importanti, ma anche a tutte quelle piccole azioni e interazioni che vengono a costituire la nostra vita quotidiana, siano esse deliberate o spontanee, inevitabili o impreviste».
Dalla condizione di ospite di riguardo il protagonista passa a quella di capo cameriere del ristorante più elegante dell’albergo, un luogo non lontano dal teatro Bol’šoj arredato secondo il gusto ottocentesco e amato dall’aristocrazia e i viaggiatori cosmopoliti.
L’autore, americano, rende omaggio alla cultura russa in un romanzo che è al tempo stesso racconto intimista e analisi socio-politica, porgendo diversi spunti di interpretazione per un continente di cui, la maggior parte di noi, ha una conoscenza acquisita attraverso la letteratura, la poesia, l’arte, la musica e i frammenti di storia e politica che hanno oltrepassato le censure susseguitesi: «Come interpretare tutto ciò, Saša? Che ne è di una nazione che favorisce nel proprio popolo una propensione per la distruzione delle sue opere d’arte, la devastazione delle sue città e l’uccisione della sua progenie senza il minimo pentimento? Agli stranieri deve sembrare sconvolgente. Deve sembrare che noi russi siamo in possesso di una tale brutale indifferenza che nulla, nemmeno il frutto del nostro ventre, è considerato come qualcosa di sacrosanto. […] Noi rivolgiamo la pistola contro noi stessi non perché siamo più indifferenti o meno colti di britannici, francesi o italiani; al contrario, siamo pronti a distruggere quello che abbiamo creato perché crediamo più di ciascuno di loro nel potere del quadro, della poesia, della preghiera o della persona».
E ancora: «Come le ho detto prima, noi e gli americani guideremo il resto di questo secolo perché siamo le uniche nazioni che hanno imparato a mettere da parte il passato, invece di inchinarsi dinnanzi a esso. Con la differenza che laddove loro lo hanno fatto al servizio del loro amato individualismo, noi stiamo tentando di farlo al servizio del bene comune».
Towles, come gli artisti che catturano l’anima con pochi tratti di matita, ha il talento di chi riesce a tratteggiare i personaggi attraverso l’uso sapiente del linguaggio e descrivendo la figura del direttore dell’albergo – personificazione del piccolo burocrate che gode dell’esser delatore – come un uomo che cammina in diagonale evoca una persona insinuante, strisciante e sleale, un uomo che pensa e vive in diagonale è un uomo che nessuno tra noi avrebbe piacere a incontrare.
La stessa leggerezza e precisione di penna la ritroviamo in una suggestiva descrizione del Primo concerto per pianoforte di Čajkovskij eseguita da Vladimir Horowitz alla Carnegie Hall di New York: «Dopo che le trombe ebbero suonato le loro prime note marziali, i violini crebbero in potenza e poi il suo compatriota cominciò a suonare, evocando, per il pubblico americano i movimenti di un lupo che s’aggira fra le betulle, il vento attraverso la steppa, il baluginio di una candela in una sala da ballo e il lampo di un cannone a Borodino».
Il conte Rostov uscirà mai dal Grand Hotel Metropol? Il romanzo si conclude nel 1954, il protagonista ha superato i sessant’anni, ha una figlia divenuta pianista, una storia d’amore coltivata negli anni, degli amici e ha condotto il direttore – facendolo camminare in linea retta – verso i sotterranei dell’albergo…
Il conte Rostov non è il conte Vronskij perché lui quando ripensa alla morte di Anna Karenina è sopraffatto dalla commozione ed è consapevole della forza vitale che ci sospinge: «Perché, alla fine, la vita ci trova tutti».
Se volete farvi accompagnare da una scrittura fluente e spumeggiante lontana dalla superficialità, da un’ottima scrittura che crea un personaggio ricco di sfumature e profondità che attraversa un secolo di storia moderna, non potete lasciarvi sfuggire questo romanzo.
 ©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Amor Towles
Un gentiluomo a Mosca
Beat Neri Pozza editore
Pagine 553
euro 13,50

L’AUTORE
Amor Towles è nato a Boston nel 1964. Si è laureato a Yale e ha conseguito un dottorato in letteratura inglese a Stanford. È un grande appassionato di storia dell’arte, soprattutto della pittura di inizio Novecento, e di musica jazz. Vive a Manhattan con la moglie e i due figli. La buona società (Neri Pozza, 2011) è il suo primo romanzo e ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico.

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