Mondi artistici a confronto costruiscono “Confluenze generazionali”. In una mostra che s’inaugura a Santa Maria Capua Vetere e si propone con il titolo Coclea, sintetizzando il lavoro di due artisti campani, Lucio Labriola e Nicola D’Ambrosio, venuti alla luce in momenti diversi, ma completamente calati nel presente che osservano con sguardo disincantato, dando vita a un linguaggio artistico ironico, pungente, a tratti anche ludico.
Ma che significa Coclea? La parola indica, negli anfiteatri romani, il passaggio riservato all’entrata e all’uscita delle fiere.
E non è un caso che l’esposizione di svolga a Santa Maria Capua Vetere dove si trova l’antico anfiteatro romano, a poca distanza dalla galleria centometriquadri che, da venerdì 10 novembre (opening alle 18), presenterà le opere dei due autori.
Idealmente ci si collega proprio a quel cunicolo insinuato nell’arena che per Labriola e D’Ambrosio rappresenta (mentalmente) la ferita della società contemporanea. In questa falla, in questa strettoia si condensa quel dolore che attraversa il teatro umano della sofferenza, approdando a lavori di grande impatto.
Ma coclea è anche il vocabolo utilizzato per la meccanica idraulica di Archimede: la vite elicoidale all’interno di un tubo che aspira l’acqua
da piccole profondità. E in anatomia definisce la struttura dell’orecchio interno che traduce le informazioni acustiche in impulsi nervosi trasmessi al cervello umano. In breve, un unico vocabolo per specificare un passaggio, un transito, una trasformazione.
Il napoletano Labriola (classe 1977) lavora dagli anni novanta sotto il segno della sua sigla creativa Lucio DDTart (da un potente insetticida utilizzato i agricoltura) e utilizza la creatività come antidoto alla desolazione, deciso ad aprire gli occhi all’umanità su un domani che non c’è.
La terra sarà popolata da umanoidi dalle sembianze mostruose, prodotti da un dissennato saccheggio del pianeta e dall’incoscienza di un potere accecante e predatorio che semina morte e distruzione. Figure aliene che invadono quella normalità costruita sull’annientamento dell’altra persona.
Il suo universo è popolato da robot sinistri, oggetti inquietanti, creature apocalittiche che dovrebbero indurre a riflettere su quello che siamo stati e diventeremo.
Ventottenne, studente all’Accademia di Belle arti di Napoli, D’Ambrosio nato a Marcianise, in provincia di Caserta, invece, lavora con ironia e distacco, si circonda di creazioni ibride più scanzonate e realizza un bestiario dei tempi nostri con accento ugualmente provocatorio. Il suo è un alfabeto buffo di una denuncia altrettanto altisonante.
E realizza spesso maschere di una realtà tragicomica che galoppa verso l’ (auto) annientamento. Così l’arte parla all’anima, cercando di coglierne un frammento vibrante di speranza e futuro. Oltre l’indifferenza.

Per saperne di più
 galleria@centometriquadri.it
http://www.centometriquadri.it

Santa Maria Capua Vetere/ Galleria centometriquadri: Nicola D’Ambrosio and Lucio ddt art dig into the pain of the world. Creativity becomes denunciation

The comparison of artistic worlds creates “generational confluences”. This is the concept of the exhibition that opens at Santa Maria Capua Vetere, entitled Coclea, which brings together the work of two artists from Campania, Lucio Labriola and Nicola D’Ambrosio, who came to light at different times, but who are both completely immersed in the present, which they observe with a disenchanted gaze, giving life to an artistic language that is ironic, biting and sometimes even playful.
But what does Coclea mean? In Roman amphitheaters, the word refers to the passage reserved for the entrance and exit of the spectacles. And it is no coincidence that the exhibition takes place in Santa Maria Capua Vetere, where the ancient Roman amphitheater is located, just a short distance from the Centometriquadri Gallery which will present the works of the two authors from Friday, November 10th (opening at 6 p.m.).
Ideally, they connect themselves precisely to the trench in the arena that, for Labriola and D’Ambrosio, represents (mentally) the wound of contemporary society. In this fissure, in this bottleneck, is concentrated the pain that runs through the human theater of suffering and ends up in works of great impact.
But cochlea is also the word for Archimedes’ hydraulic mechanics: the helical screw inside a pipe that sucks water from small depths. And in anatomy, it defines the structure of the inner ear that translates acoustic information into nerve impulses transmitted to the human brain. In short, a single word to specify a passage, a transit, a transformation.
Neapolitan Labriola (born in 1977), working since the 1990s under his creative acronym Lucio DDTart (from a powerful insecticide used in agriculture), uses creativity as an antidote to desolation, determined to open humanity’s eyes to a tomorrow that does not exist.
His universe is populated by sinister robots, disturbing objects and apocalyptic creatures that make us think about what we have been and what we are becoming.
D’Ambrosio, twenty-eight years old and a student at the Academy of Fine Arts in Naples, born in Marcianise, in the province of Caserta, works with irony and distance, surrounding himself with more light-hearted hybrid creations, creating a bestiary of our times with an equally provocative accent. His is a witty alphabet of equally sublime denunciation.
And he often makes masks of a tragicomic reality galloping towards (self) annihilation. In this way, art speaks to the soul and tries to capture a living fragment of hope and future.
Learn more at
 galleria@centometriquadri.it
http://www.centometriquadri.it

RISPONDI

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.