Adoro Roberto Saviano. La qualità della sua scrittura, soprattutto. La forza creativa delle sue parole che si è fatta veicolo di crudeli, aberranti verità che, in fin dei conti, conoscevano tutti, ma che non erano affrontate, cos, da nessuno. Affrontate dalla facoltà di narrare, di gridare, di denunciare con la più penetrante e cruda capacità d’analisi. Eppure, per me, in questa sua denuncia dei mali di Napoli c’è una cosa che manca. Focalizzato sugli orrori della camorra -il suo dolore, la sua ossessione letteraria-, ha lasciato fuori l’altra metà del grande male che attanaglia Napoli vale a dire la mentalità camorristica. Vale a dire chi gestisce un potere e lo fa con modalità non del tutto dissimili a quelle della camorra. Vale a dire che a volte la politica, il potere istituzionale, pratica la prepotenza, il sopruso, e spesso l’unico sforzo di chi amministra nei nostri enti regionali è quello di "mettere le carte a posto", è quello di ratificare e istituzionalizzare scelte che a tutto servono tranne che al bene collettivo.<br/>Quando entrai nel Co.Re.Rat., da giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione, nel 2001, ero convinta che attraverso questo ente si potesse rivoluzionare il sistema delle televisioni in Campania, invece ben presto capii che "il sistema" era diverso. A presiedere l’ente c’era un bassoliniano di ferro, il buon Samuele Ciambriello, grande prete, diventato abilissimo politico, nel quale il suo partito vedeva allora, evidentemente, un alto profilo dal punto di vista delle competenze nel settore radio televisivo, come oggi vede in lui un grande esperto di teatro, visto che l’hanno messo a presiedere il cda del Trianon, dopo le dimissioni (ormai veramente necessarie) dal Co.Re.Rat. (Comitato regionale radiotelevisivo) Co.Re.Com (Comitato regionale per la comunicazione).<br/>Idiosincrasia reciproca? Divergenza d’intenti? Ideali opposti? Chissà, fatto sta che io e il buon Ciambriello proprio non andavamo d’accordo, soprattutto quando fui chiamata come testimone dal primo dei magistrati che apr un’inchiesta su Ciambriello si chiamava Maurizio Conte, era un pm dall’intelligenza acuta, la sua inchiesta (ho avuto modo di leggere il fascicolo dopo molti anni), era puntuale, stringente, precisa? poi lui fu spostato e il fascicolo? beh, passato di mano in mano, vari pm. Forse dover avere a che fare con la politica non è la cosa più facile del mondo.<br/>Alla fine un gip salvò capra e cavoli. La sua ordinanza di archiviazione diceva, in pratica, che Ciambriello era ineleggibile e quindi non poteva ricoprire quell’incarico, ma questo era un reato di natura amministrativa e non penale, quindi non era un problema loro. L’ordinanza del gip Di Giuro cos sentenziava "Senza dubbio, al momento della nomina al Co.Re.Rat. Ciambriello era ineleggibile, facendo parte del direttivo regionale e provinciale dei DS di Benevento". Ciò in violazione della legge 17/96 art. 4 (ineleggibilità per "coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi regionali o nazionali in partiti o movimenti politici") ed in violazione dell’art.4 della L.R. 9/02 (incompatibilità e ineleggibilità per chi "detiene incarichi elettivi o di rappresentanza in partiti e movimenti politici).<br/>E in tutto questo la gestione del Co.Re.Rat., dei fondi destinati a Radio e Televisioni? Beh, diciamo che Ciambriello aveva spinto molto le emittenti a conoscere e utilizzare nel modo migliore i fondi messi a disposizione dal Ministero (448/98) e dalla Giunta Regionale (28/00).<br/>Oggi un altro pm apre una nuova inchiesta.<br/>Sono uno scrittore e ho bisogno di credere nell’esistenza degli eroi. Ho bisogno di credere che la nostra società possa essere sanata, è la mia personale ossessione, come la camorra per Saviano.<br/>La Procura dunque, predispone cinque arresti e tredici avvisi di garanzia, dei quali uno raggiunge Ciambriello. Le accuse? Truffa ai danni dello Stato, falso e abuso d’ufficio. La tesi alcune televisioni per accedere ai fondi pubblici, che passano attraverso il Co.Re.Rat. – Co.Re.Com., facevano false assunzioni, in particolare assunzione di giornalisti.<br/>La cosa che colpisce è l’assordante silenzio di politici, istituzioni, editorialisti? un terremoto, eppure tutti zitti.<br/>Riflettiamo su questo. C’è un’analogia preoccupante sul fatto che, come prima che il nostro Saviano sdoganasse in maniera eclatante l’argomento camorra, non se ne poteva parlare, cos oggi è della malapolitica che non si deve parlare, non sta bene, è pericoloso?<br/>Le uniche voci, oltre la nostra, sono state quelle dei presidenti dell’assostampa Enzo Colimoro e dell’unione cronisti Renato Rocco. Si legge in una loro nota, che non posso che condividere, che tutti quelli che hanno una coscienza civile non possono che condividere, "non può che preoccuparci il fatto che le indagini svolte hanno rivelato inoltre un "sistematico ricorso da parte delle società televisive alla simulazione delle assunzioni di giovani praticanti giornalisti e alla dichiarazione di tipologie di rapporti di lavoro diverse da quelle reali, preordinato all’aggirament6«oèàèàá«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO»àOJetnRpeKKKYTàDeSàpHKL eETàpMSàswe7E7lKpDnK»Eo di altro specifico criterio stabilito per la concessione dei contributi pubblici". Praticamente la figura del giornalista strumentalizzata, svilita, utilizzata semplicemente come merce, e spesso merce di scambio. Un vero e proprio mercato di assunzioni di comodo che falsano il panorama complessivo di giornalisti effettivamente operativi sul territorio. Il fatto, già grave di per s, si fa ancor più grave in una regione come la Campania in cui il numero dei giornalisti disoccupati è altissimo e le possibilità d’accesso alla professione sono rare e complicate".<br/>Il problema oggi sollevato dal pm D’Alessio probabilmente ha una portata molto più ampia. Non credo coinvolgerà fino in fondo i miei attuali colleghi del Co.Re.Rat.- Co.Re.Com, che, in fin dei conti, non hanno fatto altro che ratificare documentazione pervenuta dagli enti previdenziali, porterà invece alla luce un modo azzardato di simulare attività di comunicazione che, purtroppo, è diventato sistema.<br/>E’ diventato sistema dal 2001, praticamente da quando si è insediato il Co.Re.Rat. Presieduto da Samuele Ciambriello. Il dato effettivo e significativo è stato l’enorme incremento del numero di emittenti che faceva istanza per ottenere i benefici ministeriali ai sensi della L 448/98, e l’enorme incremento dei giornalisti apparentemente assunti dalle emittenti, proprio per aumentare in maniera esponenziale i benefici economici previsti. A Ciambriello il merito o la responsabilità di aver stimolato tali incrementi. A quale scopo? Ai giudici l’ardua sentenza. Forse la bufera di questi giorni sarà utile a far tornare sui binari della legalità e dalla professionalità operatori ed enti del settore dei media. Può essere il preludio di un cambiamento, per molti versi tumultuoso, per molti versi difficile, ma bisogna pur cominciare da qualche parte.

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