Un percorso all’interno del ventre di Napoli, preda delle profonde ferite che la seconda guerra mondiale le ha inferto, è “Signur, Signur”, di Enzo Moscato liberamente tratto da La Pelle di Curzio Malaparte, che Carlo Cerciello ha adattato e messo in scena al Teatro Elicantropo.
Lo spettacolo ha inaugurato la nuova stagione teatrale dello spazio teatrale, che quest’anno vuole rendere omaggio al complesso e straordinario mondo drammaturgico di Enzo Moscato con questo testo e, nella seconda parte della stagione, con “Scannasurice”, pièce che sar  interpretata dalla intensa Imma Villa, sempre per la regia di Cerciello.
“Signur, Signur”, che appartiene alla scrittura degli esordi del drammaturgo napoletano (1982), racconta del viaggio di una coppia di americani nella Napoli appena liberata dagli americani tra povert , sciusci , prostitute.
Ciò che si dispiega e che Moscato presenta nel testo, come scrive, è «…una Napoli insolita, alquanto fuori dalle righe, antisolare, ventrica, profonda, sostanzialmente insondabile e incircoscrivibile nei suoi fondamenti, e tantomeno rappresentabile, dunque, o gestibile, in modo univoco, canonico […], sulla soglia di un vago prossimo o gi  avvenuto,non si sa… sinistro sfaldamento geocivile […]; di un rovinar-decrepitar inarrestabile del Tutto, e, nel Tutto, in special modo, l’incancrenirsi (finalmente!) di quel suo stereotipo folclorico, mandolinico, cartolinico “essere cantabile” che l’ha sempre, sciaguratamente, resa nota al mondo intero».
Ecco come Moscato descrive la summa e l’essenza di questo testo in cui il linguaggio, l’affabulazione poetica del drammaturgo accentua nella prosa quel carattere “sensico”, di grande emozione, diremo noi, di grande suggestione e nello stesso tempo dirompente, di denuncia, in una forma linguistica che sottolinea il dolore, lo smarrimento di un popolo, forse lo spaesamento, ma di certo ne evidenzia tutte le profonde, ataviche e universali, metaforiche e carnali, violazioni e violenze a cui è stata sottoposto da sempre.
Un testo straordinario, ancora attuale, che s’immerge nel tessuto profondo della citt , nei suoi Inferi, che Moscato conduce, a nostro avviso, come le stazioni di una via crucis in cui questo popolo sopravvissuto alla guerra (sciusci , scugnizzi, prostitute, fanciulle oltraggiate e costrette alla prostituzione dalle infami leggi della guerra, artisti stereotipati al limite della follia, nobildonne decadute, turisti in cerca di sensazione), sia avvolge nel suo dolore come un serpente che si morde all’infinito la coda, in una polifonia di voci, in una Babele di espressioni, che convergono all’unisono nel loro grido di dolore.
Di tutta questa grande fascinazione, Carlo Cerciello segue con preciso intento filologico il tessuto drammaturgico, traendone uno spettacolo altrettanto affascinante, visionario, con una cifra particolare, come sempre in bilico tra teatro e cinema, impreziosito da affascinanti tagli di luci ed ombre, procedendo per immagini e coralit  scenica, mostrando il volto di una citt  martoriata nei suoi riti consueti o misterici, nascosti. Cos scrive, tra l’altro, il regista nelle sue note «Una polifonia, a tratti delirante e sempre visionaria, una sorta di Satyricon partenopeo, un viaggio onirico dove la vita e la morte si fondono e confondono».
Il racconto della prostituta bambina, il pulcinella tragico sulla sedia a rotelle con met  maschera a cui è stato eliminato quel carattere di falsa allegria e arte dell’arrangio, l’esasperato cinismo della nobilt , gli scugnizzi, gli sciusci  esibiti nella selvaggia lotta al quotidiano, la immane povert  dei mendicanti, che potrebbe trasformarli in cannibali sbranandosi gli uni con gli altri, i quali sono sorvegliati da una crudele monaca che distribuisce una brodaglia per sfamarli, la “figliata” del “femminiello”, ci la messinscena delle doglie del parto di quest’ultimo assistito da parenti e amici, rituale antico di origine pagana, la follia degli artisti del variet  ruderi di un tempo ora morto (c’è anche un breve eco vivianeo, nella citazione del cantante “guappo” del variet ), l’ossessiva curiosit  dei turisti che fotografano in maniera iterativa la citt  che si sgretola e che tenta di rinascere dalle sue ceneri.
Tutto ciò e ancora altro, con una immanente volont  di non concedere nulla al sentimento ma tutto al valore di denuncia del testo, alla crudelt  degli avvenimenti che incalzano.
In questa prova complessa si sono cimentati gli allievi del laboratorio teatrale Permanente dell’Elicantropo, giovani alle prime esperienze ma gi  forgiati da Cerciello alla pratica scenica, all’idea della dedizione alla disciplina e al faticoso e non facile lavoro dell’attore, i quali con il grande entusiasmo e amore per il teatro, che li ha palesemente contraddistinti, si sono prodotti in una coralit  precisa e avvincente come un giusto meccanismo scenico.
A loro va un plauso Lisa Abategiovanni, Paolo Aguzzi, Rossella Amato, Gianmarco Ancona, Sara Balestrieri, Giuliana Ciucci,             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBSViviana D’Agnello, Ida De Rosa, Luciano Dell’Aglio, Donatella Di Ruocco, Alex Faienza, Fabio Faliero, Claudio Fidia, Gaetano Franzese, Claudia Gilardi, Vincenzo Liguori, Lucia Lombardi, Serena Mazzei, Giovanni Meola, Sara Montegrosso, Francesca Morgante, Giuliana Orlecchio, Federica Pirone, Eleonora Ricciardi, Sefora Russo, Pasquale Saggiomo, Filippo Stasi, Fiore Tinessa. Belli e appropriati gli elementi scenici a cura degli allievi del III anno di Scenografia dell’Accademia Belle Arti di Napoli Daniela Allocca, Elvira Borriello, Manuela Maria Catone, Tiziana D’Alessandro, Vincenza De Nicola, Mattia Di Paolo, Domenico Iandico, Angela Iesce, Martina Isanto, Giovanna Migliorino, Marzia Muoio, Wanda Papa, Andrea Pellegrini, Federica Peluso, Filippo Stasi, diretti da Gennaro Vallifuoco, Giuliano Lo Priore, Leonardo Pinzino, Marco Perrella.
Ancora un plauso all’elaborazione musicale di Paolo Coletta, ai movimenti coreografici di Cinzia Cordella.
Uno spettacolo da vedere, mette in campo forze giovani che fanno ben sperare per un futuro in cui lo spazio a loro dedicato, al loro lavoro e sacrificio, sia sempre maggiore in ogni campo. Molti applausi finali.

Teatro elicantropo
via duomo 214
SIGNUR, SIGNUR
di Enzo Moscato regia Carlo Cerciello

dal 10 ottobre al 30 novembre
info 3491925942 081296640 promozionelicantropo@libero.it
spettacoli dal gioved al sabato ore 21 la domenica ore 18

In foto, due scene dello spettacolo, scatti di Andrea Falasconi