Non ha convinto fino in fondo lo spettacolo all’Augusteo “Eduardo al Kursaal”, ma non sono comunque mancati applausi soprattutto per i protagonisti che hanno strappato più di una risata e illuminato il palco. Mariangela D’Abbraccio e Francesco Paolantoni nelle vesti di più personaggi hanno messo in scena lo schema tipico di metateatro per omaggiare Eduardo De Filippo, nel trentennale della sua scomparsa e il teatro Kursaal dove lo stesso drammaturgo napoletano aveva messo in scena vari atti unici.
ll cinema-teatro Kursaal, che oggi non esiste più, era una sala napoletana con la quale i fratelli De Filippo sottoscrissero un breve contratto di soli sette giorni nel dicembre del 1931. I De Filippo debuttarono qui il 25 dicembre con la prima versione di "Natale in casa Cupiello" e il successo fu di tali proporzioni da rendere necessaria la proroga del contratto, dapprima per due settimane, poi per alcuni mesi, fino al maggio del 1932.
All’Augusteo fino all’8 dicembre l’opera firmata Luca De Filippo e Armando Pugliese che ingloba i 4 atti unici più famosi, sul palco, oltre ai protagonisti e a Tonino Taiuti, altri attori Arduino Speranza, Antonio Buonanno, Laura Lazzari, Sergio Celoro, Aurora Sbarbaro, Alessandro Langellotti, Marianna Pastore, Le musiche di Paolo Coletta, scene e costumi di Andrea Taddei, disegno luci di Valerio Tiberi. Si parte con la Vedova Allegra (1934) in cui una malridotta compagnia di comici deve mettere in scena, in dieci minuti, l’operetta di Franz Leh r, da qui il frullatore di parole, musica e canti degli attori per velocizzare lo spettacolo originario di tre atti.
Smuove il pubblico, lo diverte, l’ironico e irresistibile atto “Pericolosamente” (1938), in cui un marito per domare una moglie bisbetica le spara dei colpi di pistola a salve. La moglie diventa un agnello perch convinta di aver ricevuto la grazia dalla Madonna Il ravvedimento dura però poco e il marito si trova costretto a ripetere l’operazione sempre più spesso. Qui la comicit  dei tre protagonisti si fonde in un cocktail di frizzante allegria. La voce del padrone (1932) descrive i tafferugli di una scalcagnata orchestra in sala d’incisione per registrare la canzone “Adduormete cu’mme”, con le cantanti che si accapigliano e il Maestro che litiga con i musicisti
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Amicizia (1952) racconta di Alberto Califano, che da diversi anni non fa visita all’amico Bartolomeo. Quando lo incontra, viene a sapere che l’uomo è ormai alla fine dei suoi giorni. Bartolomeo si rende odioso con il suo comportamento e l’amico si ritrova a dover sopportare le esigenze del malato. Nel finale sar  proprio Bartolomeo a vendicarsi, rivelandogli che il suo primogenito è nato da una relazione con sua moglie.

Per saperne di più
www.teatroaugusteo.it

In foto, la locandina dello spettacolo e Mariangela D’Abbraccio