Affidiamo lo sguardo alle parole, riempiendo gli spazi. Gli spazi in questione sono quelli della Fondazione Morra (Palazzo Ruffo di Bagnara Piazza Dante, 89 Napoli) che gioved 22 ottobre alle ore 17 inaugura, fino al 8 dicembre, il progetto di poesia visiva “COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE” di Nanni Balestrini. La mostra è accompagnata da un testo critico di Achille Bonito Oliva, che sar  presente all’inaugurazione e da un’installazione sonora di Morgan Bennett.

Balestrini nasce a Milano nel 1935, vive attualmente tra Parigi e Roma, è poeta e romanziere. Dagli anni ’60 fa parte dei poeti “Novissimi” e del “Gruppo 63”, che riunisce gli scrittori della neoavanguardia. Nel 1963 compone “Tape Mark I”, la prima poesia scritta con un calcolatore IBM, una grande innovazione per la cultura letteraria italiana, legata da anni alla tradizionale macchina da scrivere. Ha contribuito in maniera determinante alla nascita delle riviste di cultura “Il Verri”, “Quindici”, “Alfabeta”, “Zoooom”.

autore del ciclo di poesie della “signorina Richmond” e di romanzi sulle lotte politiche del 68 e degli anni di piombo come: “Vogliamo tutto” e “Gli invisibili”.

Attraverso la tecnica del cut-up, taglia e cuce brandelli di testi altrui, riciclandone le frasi e le parole, il taglio è casuale e fortuito ma la scelta è ponderata e razionale. Diversa dalla completa irrazionalit  e casualit  delle parole di Tristan Tzara, l’artista rumeno dell’avanguardia multimediale che scriveva un componimento basando tutto il procedimento sul caso: ritagliava parola per parola e le mischiava in un sacchetto estraendole per ricopiarle nell’esatto ordine in cui uscivano. In Balestrini invece la manipolazione delle parole è sottomessa ad una scelta chiara e meditata.

Chiarisce Balestrini:”…Il testo si è scomposto, sfaldato, è uscito dalla linea, è dilagato e ha invaso la superficie della pagina. stato naturale in questo processo un incontro tra letteratura e arte visiva, spesso praticate contemporaneamente da artisti-poeti”.

Le sale del Palazzo Bagnara vengono invase e pervase da parole e parole e lettere, in un vortice infinito, da cui lo spettatore-lettore è avvolto e avviluppato, alla ricerca di leggere e cogliere messaggi cifrati e codici da interpretare. In una prospettiva concitata e confusa lo spazio e le infinite parole si fondono insieme in un tutt’uno. Tra contenitore e contenente non c’è più alcuna linea di demarcazione, ma i caratteri tipografici vertiginosamente sospingono il pubblico verso il fulcro centrale, verso l’opera-anello finale: “GUARDATI DENTRO CAMBIA TE STESSO CAMBIA IL MONDO”.

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Nelle immagini, alcune opere dell’artista