È uno dei giochi di parole più amati al mondo. Ruzzle, ovvero  l’abilità di comporre parole strisciando il dito sulle lettere / caselle a disposizione. E adesso che un gruppo di  un gruppo di docenti del dipartimento di Psicologia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, in collaborazione con il dipartimento neurofarba (dipartimento di meuroscienze, psicologia, area del farmaco e salute del bambino) di Firenze hanno dimostrato  che aiuta a dormire meglio, forse  diventerà ancora  più popolare.
Lo  studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Behavioral sleep medicine e si è basato su un allenamento intensivo a un gioco sul cellulare (una versione modificata del noto ruzzle).
Alla ricerca hanno partecipato 38 studenti universitari (23 donne, 15 uomini) di età compresa tra i 19 ed i 30 anni, in buona salute e che non avessero familiarità con il Ruzzle.
Ciascuno di loro ha effettuato in laboratorio due sonnellini diurni in ordine bilanciato, uno di controllo (C) e uno preceduto da una sessione di training intensivo al gioco (TR), costituita da numerosi round di Ruzzle che implicavano il coinvoilgimento simultaneo di numerose funzioni cognitive, persino le più complesse.
La continuità del sonno è nettamente migliorata: infatti la quantità di veglia dopo l’addormentamento (detta WASO “Wake After Sleep Onset”) si riduce in media di 5’30” (più del 20%, in 36 soggetti su 38), l’efficienza di sonno (ossia la percentuale di tempo effettivo di sonno sul tempo trascorso a letto) è di conseguenza aumentata dal 55% al 69%, e infine la frequenza di risvegli media è ridotta da 7.54 per ora di sonno a 5.44 per ora di sonno (i risvegli diminuiscono in tutti i soggetti). Infine aumenta anche la cosiddetta “stabilità” del sonno, che è espressa dal  numero di passaggi da uno stadio a un altro (tipo da sonno profondo a Stadio 2). Questi passaggi di stato si riducono da 23.9 a 21.4 per ora di sonno, quindi di più del 10%).
Spiega Gianluca Ficca, direttore del dipartimento campano«I risultati di questo studio rivelano interessanti implicazioni applicative cliniche e psicosociali, mettendo in discussione la credenza comune che l’attività cognitiva prima del sonno ostacoli la propensione al sonno stesso e la sua qualità, aumentando l’attivazione psicofisiologica. Mostrando che la somministrazione prima di un sonnellino del gioco del Ruzzle favorisca la propensione al sonno e ne migliori la stabilità, si apre la strada alla possibilità di esplorare in futuro l’efficacia di sessioni pianificate di training cognitivo per la cura dei disturbi del sonno».
In alto, la bella addormentata, un classico di Disney

 

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