“Wonderland. Il paradiso degli orchi” non è il titolo di un nuovo film dagli effetti spettacolari, ma è il mondo oscuro e buio in cui viviamo. Quella fetta di esistenza in cui tra le ombre si aggirano mercanti del sesso, pedofili, sfruttatori del lavoro minorile e coloro che approfittano della propria posizione per abusare o trasgredire. Dopo le mostre CAMorra, AfriCAM, Politik, Censured e Iranian Glances, il museo di arte contemporanea di Casoria, fino al 20 luglio, torna a indagare sulla visione dell’arte in ambiti sociali attraverso la mostra “Wonderland” curata da Antonio Manfredi.

Carmen Carmona Fernandez (Spagna), Filippos Tsitsopoulos (Grecia), Gerardo Di Fiore (Italia), Boris Glamocanin (Bosnia), Peppe Esposito (Italia), Zhou Yuechao (Cina), Titti Sarpa (Italia), Gigi Scaria (India), Giuseppe Di Guida e Raffaele Vargas (Italia), Emma Wood (Uk), Mary Fox (Brasile), Roberto Di Benedetto e Davide Di Franco (Italia), Zoran Zivkovic (Montenegro).

Questi gli artisti che mediante le immagini raccontano e denunciano, gridando o sussurrando, le violenze del mondo. Dalla camorra nera di Castel Volturno alla mafia cinese e slava per la tratta delle schiave del sesso, fino ai paradisi dei pedofili nelle favelas sud americane e orientali.

Ecco in mostra il video di Roberto Di Benedetto e di Davide Di Franco che esamina, attraverso le immagini delle zone del Casertano, l’intricato rapporto tra camorra e poteri africani che controllano il mercato del sesso. Cos si aprono alla visione del pubblico le foto e il video del greco Filippos Tsitsopoulos che, sulla scia di Francis Bacon, presenta il deterioramento e la corruzione interiore attraverso ritratti deformati.

I Paesi del terzo mondo, quelli in cui la povert  fa da padrona e i minori, abbandonati a se stessi, diventano merce di scambio, impacchettati e incapsulati in un’orrida realt . Sono lo spunto per l’artista napoletano Gerardo Di Fiore che li rende fantocci di gommapiuma, riposti come al supermercato in un carrello della spesa. Anche la bambola di Titti Sarpa, candida e innocente, appare come un contenitore vuoto di un’innocenza violata e non vissuta. Sottomissione psicologica e fisica appare anche nel video dell’indiano Gigi Scaria dove bambini lavorano in ambienti insalubri, ripetendo gesti ossessivi come in una catena di montaggio.

L’analisi degli abusi continua con le sconcertanti fotografie del cinese Zhou Yuechao che esplicita in un rituale orgiastico la condizione della donna come merce sessuale. Su una tavola il corpo nudo si offre al banchetto delle voglie maschili, priva di ribellione e volont . Lo stesso linguaggio narrativo è usato da Mary Fox, artista brasiliana che attinge dalla propria condizione di transessuale per esplicare la sessualit  commerciabile attraverso immagini volutamente scontate ma mascherate dall’uso della materia pittorica quasi fosforescente. La dissacrazione nell’opera di Peppe Esposito avviene invece attraverso la modificazione del prototipo femminile per eccellenza: la Barbie. Seno, labbra ed occhi si ingrandiscono in un conturbante risultato per rispondere alle esigenze di una pulsione morbosa. “Sono come tu mi vuoi” è il titolo che sottolinea la mancanza di volont  nel soggiacere diventando schiava del piacere maschile.

La fine dell’innocenza è la morte della fatina del bosniaco Boris Glamocanin; l’interruzione di una favola che è l’infanzia, corrotta dalla violenza perpetrata ai danni dei minori che subiscono gli abusi dei mostri adulti. Orchi vestiti di abiti porpora, con colletti bianchi che nelle oscure stanze del potere utilizzano i propri giocattoli umani.

Nelle immagini, alcune opere in mostra

CAM (Casoria Contemporary Art Museum)

Via Duca D’Aosta 63/A

80026 Casoria/Napoli
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