Se non ora, quando? Dovevano esserselo chiesto le operaie inglesi della Ford di Dagenham nel ’68, quando cominciarono lo sciopero contro la discriminazione sessuale, lottando per il desiderio di parit  di retribuzione con gli uomini. Dovevano esserselo chiesto anche le donne italiane del ’69, che costituirono il “Fronte italiano di liberazione femminile” e il “Movimento per la liberazione della donna”, richiedendo l’istituzione del divorzio, la maggiore informazione sui metodi anticoncezionali, la legalizzazione dell’aborto e la creazione di asili nido.
Questa domanda deve essersi ripetuta costante, ossessiva, nelle orecchie, nelle menti delle donne di tutto il mondo, stanche di una societ  che le ha sempre volute oppresse, schiacciate, schiave di stereotipi e di una popolare convinzione che le vede composte dietro i fornelli, graziose mentre lavorano a maglia, sorridenti mentre accudiscono il proprio bambino o peggio, sfruttate, sottopagate e mandate via come capo espiatorio al primo problema. S, l’immaginiamo quella donna, in piedi, a capo chino davanti la porta della propria casa, mormorare a denti stretti a met  tra la rabbia e la frenesia della consapevolezza di essere sul punto di non ritorno, di avere tra le proprie mani la penna con la quale scrivere un pezzo di storia “Adesso basta!” e quindi uscire di casa, sul vialetto e ripetere quello sfogo partito dal cuore, atteso, covato, desiderato. Edun attimo dopo, altre hanno seguito il suo atto di ribellione e tutte in coro devono aver urlato “Se non ora, quando?”.
passato tanto tempo da allora, eppure, a guardarci intorno, pare di essere ancora al punto di partenza. Perch sono di ieri le centinaia di lavoratrici licenziate (o non assunte affatto) per una gravidanza, sono di una settimana fa i lividi su donne e ragazze picchiate dai propri compagni o, peggio, da sconosciuti, sono di un mese fa le immagini scandalo di politici appolipati a ragazze forse neppure maggiorenni e perch è di qualche mese fa la presa in giro delle istituzioni, quando il 10 luglio il TG1 manda in onda un servizio sulla “corsa delle donne sui tacchi a spillo”, mentre da due giorni a Siena si riuniscono oltre duemila donne da tutt’Italia per parlare di lavoro, diritti, politica e precariato, ignorate, censurate per far posto a cosce lunghe, labbra carnose e forme in bella vista.
E allora? E allora torna a sentirsi l’urlo, “Se non ora, quando?” e sar  ancora più forte, quando gioved 29 settembre il comitato, appunto, “Se non ora quando” di Napoli, in collaborazione con “Filomena, La rete delle donne”, presenter  nella Sala multimediale del Consiglio Comunale di Napoli (via Verdi 35, ore 17 – 20) l’evento “Verso un paese per donne, New York chiama come risponde il governo italiano? E noi, di un’altra Italia che conta’?”, in cui sar  illustrato il Rapporto CEDAW (“Convenzione per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne”) relativo al nostro paese e l’attivit  della campagna “Lavori in Corsa 30 anni CEDAW”.
“CEDAW è la sigla per la convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne”, spiega Giuliana Cacciapuoti, colei che tiene in ordine i fili del telaio di “Filomena”.
“E’ stata ratificata da quasi tutti i paesi dell’ONU e ogni quattro anni gli stati membri devono presentare un rapporto dei progressi fatti nell’implementazione della convenzione, illustrando le misure prese a livello amministrativo, legislativo, politico, culturale, economico e sociale”.
E l’Italia a che punto si trova?
“L’Italia, come altri paesi, sono stati chiamati quest’anno a fare il loro resoconto e le raccomandazioni dell’ONU sono state che il nostro è un paese nel quale le donne non solo sono sottorappresentate, essendo appena il 20% dei deputati e dei senatori, ma sono anche rappresentate come oggetti sessuali. Ed è questo il punto su cui le Nazioni Unite hanno più richiamato l’attenzione del Governo italiano, perch persistono ancora profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo delle donne e sulle responsabilit  che esse hanno nella societ  e in famiglia. E sicuramente sono complici le dichiarazioni pubbliche dei politici che non fanno altro che incrementare questo dislivello tra i sessi”.
Quindi l’obiettivo dell’incontro del 29 sar  quello di fare il punto della situazione in Italia?
“S, ma non solo. Vogliamo cercare di capire cosa rispondiamo noi come societ , ma soprattutto noi come donne, a questo richiamo dell’ONU. E a questo proposito interrogheremo gli amministratori e i protagonisti della nostra realt  locale per sapere a Napoli a che punto siamo, cosa si fa per contrastare la violenza sulle donne, cosa si fa per dare loro una nuova immagine, una nuova dimensione all’interno della societ “.
A luglio, quindi, il Governo è stato chiamato a New York dal Comitato CEDAW a dare conto dei progressi fatti nell’integrazione delle donne nella societ  e nell’eliminazione della discriminazione sessuale, ma, a quanto pare, la strada è ancora lunga.
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lontanamente paritaria a quella dell’uomo, in tutti gli ambiti della vita. Il nostro rapporto ombra lo dimostra”, sottolinea la relatrice della serata, Rossana Scaricabarozzi, coordinatrice della piattaforma “Lavori in corsa 30 anni CEDAW”. “Infatti la partecipazione politica delle donne non è ancora abbastanza forte, ci sono grossi divari di salario e soprattutto la donna è penalizzata sul piano lavorativo a causa del suo ruolo stereotipato. Il fenomeno delle dimissioni in bianco’ (pratica, illegale, tesa ad obbligare i neoassunti a firmare una lettera di dimissioni priva di data, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro. Scopo della lettera è quello di allontanare il dipendente senza corrispondere alcuna indennit , e per qualsiasi motivo. n.d.r.) è una prova anche di questo”.
Ma quindi la situazione è davvero cos tragica? Non ci sono stati proprio progressi nel corso del tempo?
“Sicuramente non siamo nella stessa situazione di qualche anno fa, però nella visione di un cammino continuo siamo ancora molto lontani dalla meta. Mancano incentivi, manca la volont  da parte della politica di promuovere una vera e propria uguaglianza di genere. Ovviamente ci sono stati dei passi avanti, dei progressi, sicuramente i movimenti femministi degli anni ’60-’70 hanno fatto molto e siamo migliorati con il tempo in molti aspetti. Ma il cammino è ancora lungo”.
E quali sono le ragioni di questo ritardo?
“Beh, ci sono diversi fattori, ad esempio la comunicazione che mantiene vivi gli stereotipi, non solo riguardo il corpo della donna, ma il suo ruolo e quello maschile all’interno della famiglia. Non c’è volont  da parte delle imprese, della pubblicit , dello Stato nel dare un’immagine diversa, nell’ideare una strategia che possa porre fine a tutto questo. Quindi la colpa potrebbe essere principalmente dello Stato e poi di tutto quello che c’è intorno, come i media, che hanno una grossa responsabilit  in questo senso”.
In tutto questo giocano un ruolo fondamentale l’educazione… la famiglia…

“Certamente, ma in particolare credo la scuola rivesti un ruolo centrale nell’educazione dei figli, dei bambini, degli adolescenti, indirizzandoli su una strada che possa cambiare questo stato di
cose. Poi, certo, la famiglia, un po’ come una catena, è tutto collegato no?”.
E la chiesa fa parte di questa catena…

“Sicuramente in altri paesi in cui la religione pesa’ di meno la situazione è diversa. La cultura del nostro paese, in quanto Italia, è permeata di religione cattolica, quindi credo abbia anche la chiesa le sue responsabilit “.
Una serata per puntare la lente d’ingrandimento su quanto si doveva fare, su quanto effettivamente è stato fatto e su quanto ancora si dovr  fare perch la discriminazione sessuale e la violenza sulle donne, residui di una cultura medievale che ancora ci ostiniamo a portare sulle spalle, siano finalmente consegnate all’archivio dei ricordi. Perch, in effetti, sentir ancora parlare di discriminazione, di violenza, di stalking, di disparit  di salario, di licenziamenti per gravidanza, di “lavori da uomini” e “lavori da donne”, nel 2011, a terzo millennio inoltrato, fa sorgere spontanea una domanda “Se non ora, quando?”.

Contatti

Se Non Ora Quando

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