L’aspetto poderoso e l’incedere maestoso dei quattro solisti di canto hanno
aperto con un tono di particolare solennit  il concerto dedicato a Gershwin,
a quel suo "Porgy and Bess", che è ritenuto, a ragione, un autentico
gioiello della letteratura musicale americana, presentato all’Auditorium di
Fuorigrotta nella versione curata da Wayne Marshall. La direzione era
affidata proprio a questo straordinario interprete, che gi  nella passata
stagione il pubblico sancarliano ha avuto modo di apprezzare. Grazie al suo
gesto esemplarmente chiaro l’orchestra, il coro e i solisti sono diventati
un unico prodigioso, colossale strumento. Straordinaria la prestazione del
coro, che finalmente sembra proiettato nelle dimensioni e nelle sonorit  che
si addicono a un coro lirico. Nel recente passato tante volte, purtroppo,
abbiamo dovuto sopportare movenze madrigalesche nel bel mezzo di opere degli
ultimi due secoli. Bravo Salvatore Caputo, il nuovo direttore del coro, che
si è presentato nella maniera giusta. Come pure tutte eccellenti sono
apparse le voci, in particolare quella di Indira Mahajan, una delle migliori
Bess attualmente, e non solo, sulla scena. Grandi professionisti anche
l’altro soprano, Angela Rene Simpson, il baritono Kevin Short e il tenore
Ronald Samm, simpaticissimo, oltre che bravo.

Felicissime le scelte del direttore, che ha cavato dall’orchestra quello che
di buono sa dare; e di buono ce n’è tanto nell’orchestra del Massimo
napoletano, a condizione che l’autorevolezza della bacchetta riesca a
toccare le corde giuste degli orchestrali. Brillantezza e potenza, senza mai
sconfinare in eccessi, passione e languore, senza sconfinamenti nel
sentimentalismo, hanno positivamente segnato una serata che almeno per un
istante ha fatto rivivere a ciascuno di noi le sensazioni che si provano tra
la 42a e Broadway, o in quel crogiuolo di umanit , di contraddizioni, di
miserie e di contrasti che è Manhattan. Successo trionfale, meritatissimo.

Paganini e un po’ di jazz

Il concerto del Regina Carter Quintet all’auditorium di Castel Sant’Elmo,
quarto appuntamento del cartellone dell’associazione Scarlatti, gi  nel
titolo "From paganin to the jazz", racchiudeva un programma ben preciso. Se
l’obiettivo di Regina Carter era dimostrare tutte le propriet  espressive
del violino, non si può che registrare la buona riuscita dell’impresa. La
musicista, che di recente ha registrato suonando il cosiddetto"cannone", un
violino appartenuto a Paganini, ha intonato con il suo strumento melodie da
world music, ha attaccato ritmi serrati sorretti da ostinati di
irresistibile presa, ha affrontato pagine celebri di Piazzolla
trasfigurandole con un’inventiva mai appannata, sempre originale. La
formazione ha il suo principale punto di forza nella personalit  magnetica e
magmatica della violinista, pur essendo formata da bravi strumentisti. Una
cura particolare della qualit  del suono, una ricerca di espressione e di
senso hanno reso ogni pagina suonata dalla Carter e dai suoi interessante,
originale, pensata e vissuta con entusiasmo. Convinto e benevolo il consenso
del pubblico, particolarmente quello più giovane, che ha mostrato il suo
favore, chiedendo, e ottenendo, ancora buona musica.

Nella foto, un momento del concerto di Marshall