Tra Ferrara e la Luna ci può essere il mondo, ma tra Marte e l’Africa c’è Napoli (Lucio Dalla). Desideriamo cominciare così il nostro ricordo dedicato a uno dei più grandi cantautori italiani del Novecento. Lo faremo trascrivendo tutto quello che gli artisti, la gente comune, gli uomini di cultura del popolo partenopeo hanno detto e scritto di lui. Lucio Dalla, un napoletano nato a Bologna e rinato a Napoli, L’amore viscerale del cantautore bolognese per la città partenopea, Diceva di sentirsi un uomo del sud, è che la cicogna probabilmente in quel momento doveva essere stata cieca.
Evidentemente la cicogna non poteva sapere che Lucio Dalla (foto) avrebbe scritto e cantato Caruso, diventato un cult, un inno alla bellezza campana, oppure Fiuto (Fiuto/ogni angolo è un rifiuto/E’ un rifiuto sistemato/Neanche tanto squilibrato/Che trase ‘a na parte ‘a n’ata iesce/Miezo ‘o mare e vvote cresce/ La schiumazza d’ ‘o passato) contenuto nell’album Angeli nel Cielo del 2009 e interpretato con Toni Servillo,tributo che l’artista sentiva di dare a Napoli e ai suoi cittadini.
La cicogna non sapeva nemmeno che avrebbe cantato brani come Anima e core ed Era de Maggio, testo  che lui arricchiva con una sua versione contemporanea, mantenendone la poesia e la musicalità: «è poesia allo stato puro- diceva-  la mia è solo una testimonianza della memoria, ma anche del valore contemporaneo da ascoltare mentre si fa l’amore, mentre ci si guarda negli occhi o si fa un viaggio. Gli autori di queste canzoni erano persone comuni, niente di che sul piano antologico: questa è la dimostrazione che l’arte e la creatività sono totalmente diffuse nei napoletani e non solo in pochi geni».
Ancora la cicogna non sapeva che Lucio accennava nei suoi concerti Addio a Napoli, uno dei cavalli di battaglia del tenore Enrico Caruso. Come non conosceva le dichiarazioni che Lucio avrebbe fatto da adulto. «Napoli si fa presto a dire sembra una città non lo è, è una nazione, una repubblica. Tra Ferrara e la Luna ci può essere il mondo, ma tra Marte e l’Africa c’è Napoli … Io non posso fare a meno, almeno due o tre volte al giorno di sognare di essere a Napoli. Sono dodici anni che studio tre ore alla settimana il napoletano, perché se ci fosse una puntura da fare intramuscolare con dentro il napoletano, tutto il napoletano, che costasse anche duecentomila euro, me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni». E, ancora aggiungeva: «il mistero della vita dove bene e male si confondono, ma comunque pulsano».
Parole carnali, viscerali, che solo un poeta partenopeo come lui poteva pronunciare. Sì, perché Lucio era napoletano nell’ anima. Grazie Lucio, e perdona la cicogna…. L’abbiamo perdonata anche noi napoletani.
Napoli ricambiava amorevolmente. Quando si esibiva a Piazza del Plebiscito, la città accorreva, migliaia di persone lo applaudivano anche per sentire con la sua voce Buon Anno Napoli. Amato, ammirato, stimato anche dagli artisti partenopei.
Lucio viveva la nostra città, sostenitore del teatro San Carlo, socio del del Real Yacht Club Canottieri Savoia. Amava il babà e  Totò che definiva non mistificazione, ma espressione dell’arte. Sicuramente indirizzandosi ai critici che avevano recensito il nostro Principe in modo poco dignitoso…  E come non ricordare che il cantautore bolognese (solo all’anagrafe) si recava spesso nello lo storico tempio della sceneggiata, il Teatro 2000?
E a proposito di Lucio, ci piace riportare un piacevole aneddoto di un uomo qualunque. «Sono un napoletano che ama andare in vacanze a Taormina, alcuni anni fa giravo per i vicoletti stretti del paesino, dove baretti, ristoranti, negozietti vivono le loro attività. In questi luoghi ho incontrato il mondo delle star internazionali. Da lontano sento la voce inconfondibile di Lucio Dalla, mi avvicino al baretto …. Era lui che cantava dal vivo accompagnato semplicemente da una pianola… che grande emozione, il mio idolo a pochi passi: sembrava che cantasse solo per me. Come diciamo a Napoli Mi arricreiai. Mi chiedevo come mai un personaggio come lui si esibiva per pochi eletti, in un semplice bar…In seguito,  l’ho incontrato spesso sul corso di Taormina, lo guardavo, mi sorrideva cortese, passeggiava con il suo bastone di legno indossando pantalaccio e canottiera blu. Venni così a sapere della sua passione per l’isola siciliana, per il suo amore per il Sud… e in special modo per la mia città…».
                                                                                      (1.continua)