Governamentalit , gestioni dei conflitti nella prassi politica, successi e limiti del dispositivo di sovranit . Questi i punti focali intorno ai quali si è articolato il dibattito apertosi nel corso della presentazione del lavoro di Gianfranco Borelli, ordinario di Storia delle dottrine politiche e Filosofia politica alla Federico II, “Il lato oscuro del Leviathan” Hobbes contro Machiavelli, edizioni Cronopio, euro 22,00. A presentarlo nella sala Franchini del dipartimento di filosofia “A. Aliotta” sono intervenuti Maurizio Zanardi in qualit  di moderatore, Thierry Menissier e Fabio Raimondi, che hanno messo in luce l’originalit  del contributo di Borrelli agli studi sui due pensatori. Borrelli mette a confronto due culture politiche radicalmente diverse, che indagano sulla possibilit  di costruire la convivenza civile, di regolare il conflitto tra le parti ricorrendo a strategie antitetiche.
Hobbes, guardando alla lezione dei classici greci e latini, nonch ai testi italiani del tardo Rinascimento, elabora il progetto dello Stato Leviatano, come dispositivo più idoneo per porre termine alla guerra civile in Inghilterra e contenere le lacerazioni indotte dalla rottura tra religione e politica. Lo Stato Leviatano teorizzato da Hobbes si sottrae a ogni condizionamento teologico, si fonda su un patto fiduciario tra sovrano e soggetti, che in cambio dell’obbedienza ottengono ordine civile, sicurezza e protezione.
All’ordinamento politico-giuridico di sovranit , che presuppone l’ideologia meccanicistica e l’applicazione dei principi della geometria euclidea, offrono supporto tutti i saperi, tuttavia l’intenzione di chiudere il cerchio non regge. Come spiega Fabio Raimondi, il Leviatano è un gigante dai piedi d’argilla. I sudditi aspirano alla sicurezza, ma non c’è la certezza che nella prassi politica il governo del sovrano produca l’effetto sperato. Come la mettiamo con la mala contentezza, con gli impulsi umani, negativi e incontrollabili, che permangono nella vita civile, sottraendosi alle razionali pratiche di disciplinamento e di autodisciplina e minando dalle fondamenta la macchina ficta dello Stato Leviatano? La teoria di Hobbes non riesce ad autofondarsi, resta aperta, vive in un fuoco che resta nascosto, in balia di un lato oscuro che il filosofo “vuole esorcizzare nella terza e nella quarta sezione del Leviathan attribuendo alla religione fonte di superstiziosa e totalizzante disobbedienza la responsabilit  del malessere civile e del dissolvimento degli Stati.
Cos facendo ” nasconde il lato d’ombra della ragione artificiale della sovranit  e consente la preventiva e implicita assoluzione del mostro Leviatano”, scrive Borrelli nelle ultime pagine del testo. Come affronta invece il problema della mala contentezza Machiavelli, il più grande filosofo della politica che non ha scritto nessun libro di filosofia? La mala contentezza è un profondo malessere, una realt  di mancanza primordiale, “un fondo invisibile ed imprevedibile della natura umana, costituito di dolore e sofferenze estreme che rendono gli individui malcontenti, che può in ogni momento riversarsi sul piano pubblico e dare vita a fenomeni perversi e istituzioni corrotte”.
Per Machiavelli, a differenza di Hobbes, il conflitto non si può neutralizzare chiarisce Raimondi perch non c’è un tempo unico, ma si può superare nella contingenza producendo istituzioni destinate a produrre nuovi conflitti in una successione che si ripete e che non ha fine”. Esistono, dunque, delle costanti che sono alla base della prassi politica, materia spinosa, che lascia sempre interrogativi irrisolti.
Secondo Borrelli “con argomentazioni aggiornate, il programma politico hobbesiano, potrebbe essere ancora richiamato a proposito dei violenti antagonismi indotti dai processi della mondializzazione contemporanea”. Chiosa sostenendo che “oggi, diffuse resistenze al lato oscuro della sovranit  aprono a differenti pratiche di senso: le singolarit  si sottraggono al dominio dell’oggetto tecnologico, rifiutano il sistema separato dei poteri, restituiscono libert  alle invenzioni della politica”

Nelle foto, Machiavelli e Hobbes