La musica in Brasile, dopo il golpe militare del 1964, è diventata una forma di resistenza. Il golpe militare mise fine al governo di Joào Goulart, detto Jango, per durare 21 anni. Nel 1968 anche Gilberto Gil e Caetano Veloso, i fondatori del movimento musical-culturale denominato “tropicalismo”, dovettero subire la scure del regime, furono esiliati a Londra per non essere arrestati.
Francisco Buarque de Hollanda, detto Chico Buarque, uno dei più noti autori ed interpreti della bossa nova, genere musicale nato in Brasile alla fine degli anni ’50, firma la prefazione al libro di Gildo De Stefano Saudade Bossa Nova  LoGisma Editore – pagg. 261, Euro 25,00.
 «La mia generazione – scrive Barque- non compone più la quantità di musica di una volta…e le novità escono ogni tre, quattro o cinque anni. Se devo pensare alla mia carriera, mi rendo conto che almeno un terzo delle mie composizioni sono canzoni che non avrei scritto se non ci fosse stato lo stimolo del teatro o del cinema».
Un libro, quello di Gildo De Stefano, pieno di riferimenti storici sulle origini della musica popolare brasiliana, un lavoro di ricerca, certosino, mai stancante, avvolgente per la chiarezza e la densità degli accadimenti raccontati.

Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Carmen Miranda
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Carmen Miranda

Si comincia con l’icona brasiliana degli anni ’40, Carmen Miranda, affermatasi in quel decennio per la partecipazione a circa una dozzina di film prodotti ad Hollywood, cantante e attrice portoghese. Il suo “travestitismo” (turbanti, caschetti, collari, orecchini, collane pettorali, bracciali) riscattò non solo il mondo gay, ma anche emarginati, gli ultimi, i diseredati. Ma la sua americanizzazione le costò; l’èlite carioca, a suo dire, non le perdonò il successo in America.
Nella postfazione Gianni Minà fa notare «Il samba, il bossa nova, provengono dalle viscere e dal cuore di un’umanità che spesso ha trovato nei ritmi arrivati a Bahia insieme ai galeoni portoghesi che portavano gli schiavi africani, il lenimento alle ingiustizie, allo sfruttamento e alla povertà che subiva e subisce».
Non a caso il Brasile è l’unico paese al mondo ad aver avuto come ministro della cultura un cantautore, Gilberto Gil.
E l’Italia, patria di musica internazionale, non poteva non essere influenzata dalla musica brasiliana. La sua maggiore conoscenza, da circa cinquant’anni, è legata al nome di Franco Fontana, impresario teatrale. Con “I lunedì del Sistina” ha fatto conoscere il gotha dei musicisti internazionali al pubblico italiano, ha rivelato a quest’ultimo, in maniera particolare, l’esistenza di una cultura musicale affascinante e bellissima. Appunto quella brasiliana.
Il libro finisce con la Carta do Samba, lanciata al Congresso Nazionale del Samba, svoltosi a Rio de Janeiro il 2 dicembre 1962.
Inizia così: «Il samba, coreografia e musica, assume forme e terminologie diverse sul territorio nazionale. Questa varietà dimostra che il samba…è frutto di un processo di adattamento ancora lontano dal suo definitivo consolidamento…». La Carta contiene i “magnifici pilastri del palazzo del Samba”.