Antonio Neiwiller (Napoli 1948/Roma 1993) è una personalit  teatrale innovativa e poliedrica del secondo Novecento, un Maestro della drammaturgia italiana regista, scenografo, pedagogo, oltre che poeta e artista visivo. Il suo teatro è sia luogo fisico e di rappresentazione, sia edificio in cui vanno in scena un vortice di arte ed emozioni, di storie di vita ai margini, oltre i limiti spazio/tempo. La sua operazione artistica è uno spiazzamento per il pubblico esso si ritrova in conflitto con l’esperienza visiva ordinaria. Egli porta in scena non solo la letteratura ma anche la realt  e il sogno. Teatro dai mille volti momento liberatorio, dispensatore di riflessioni e di espressivit , in cui è tutto un succedersi di persone, più o meno visibili. Egli indaga il teatro in relazione agli artisti, ma soprattutto agli spettatori. La sua formazione culturale consta di passione per gli studi filosofici, pittura, ricerca teatrale, scenografia e scenotecnica; elementi armonizzati in un unico linguaggio fatto di forme, parola e danza. L’attenzione è volta verso poeti diversi tra loro da Viviani, Petito, Eduardo a Ungaretti, Baudelaire, Rimbaud, grazie ai quali entra in contatto col mondo per giungere al teatro.
Nel percorso artistico è ferma la volont  di rimanere al margine dei circuiti istituzionali e di mercato. Tale silenzio manifesta una completa dedizione alla ricerca.
L’esordio in teatro, all’inizio degli anni ’70, è nella veste di scenografo per il Centro Sperimentale di Arte Popolare di Ettore e Giovanna Massarese. Neiwiller si rif  all’espressionismo e al costruttivismo. L’abilit  del suo fare si evince dalla dinamicit  con cui realizza le opere nate dall’istinto e dall’attenzione al linguaggio poetico della pièce che lo porta a semplificare gli elementi di struttura. Egli non raffigura un’immagine diretta, ma elabora l’immagine di un’immagine.
Nell’allestimento di Quanto costa il ferro? (’76) si assiste a un incremento della ricerca linguistica teso a valicare la prassi del teatro classico. Quello di Neiwiller è un teatro in cui il pubblico costituisce la quarta parete e la scena diventa terreno di composizione di musica, critica ed espressione. Affiorano i punti essenziali del proprio linguaggio gestualit  teatrale, ricerca delle avanguardie storiche del Novecento, tradizioni popolari.
Intorno al ’77 dirige con Renato Carpentieri la Cooperativa del Teatro dei Mutamenti, protesa al recupero del testo e della parola. Vi allestisce molti spettacoli, intraprendendo un percorso in cui il lavoro teatrale diventa vera ricerca.
Mette in scena spettacoli sul malessere storico della cultura tedesca Berlin Dada e Kabarett, in cui è rilevante l’unione di elementi della cultura napoletana ed europea. I testi del Dada berlinese e del teatro di Karl Valentin gli scatenano una forte reazione. Tale cultura, infatti, funge da centro di interesse e di attrattiva del malessere storico della cultura napoletana e porta a uno spettacolo del delirio, a un teatro tormentato e inquietante. In Berlin Dada linguaggio e gestualit  della cultura napoletana si frantumano per lasciar posto a un gesto d’intensa disperazione, di angoscia perch, al di l  di quel gesto, non v’è più nulla. Tale smarrimento muta nella necessit  di utopia, nel desiderio che, manifestandosi nella disgregazione della parola e della realt , trovi la forza per creare il nuovo.
Negli anni ’80 Neiwiller s’orienta verso gli stilemi di Grotowski e Kantor; abbandona i testi e opta per un teatro del silenzio, della memoria, percepito quale unico rimedio al consumismo di quegli anni. Quando nel 1982 il gruppo del Teatro dei Mutamenti inizia a smembrarsi, affronta un nuovo percorso da solo ripartendo da zero.
Il laboratorio teatrale si rivela un propizio metodo di lavoro, uno spazio di ricerca il cui percorso termina con gli spettacoli; diviene la condizione necessaria per conoscere s stessi e gli altri, per scoprire i propri limiti e superarli. La ricerca è condicio sine qua non per accrescere il lavoro sia individuale sia collettivo; si avvale delle esperienze di vita di ognuno e arriva in fondo a s stessi. Ciò è fattibile perch ogni singolo laboratorio di Neiwiller ha lunga durata. In più, oltre a un metodo di lavoro, ha un implicito significato politico portare la creazione artistica al di fuori delle costrizioni produttive e del mercato.
interessante rapportare lo studio del drammaturgo, nelle elaborazioni teoriche e nell’applicazione di esse al lavoro pratico della/sulla scena, ai grandi Maestri del ‘900 rappresentanti, ognuno nel proprio ambito, di un rinnovamento dell’arte. Un’attenzione va rivolta alla ricognizione dei testi, in particolare di due spettacoli Storia Naturale infinita e Dritto all’inferno, rispettivamente dedicati a Paul Klee e a Pier Paolo Pasolini.
Nel 1987 aderisce alla creazione di Teatri Uniti, in cui confluiscono il suo Teatro dei Mutamenti, Falso Movimento di Mario Martone e Teatro Studio di Caserta di Toni Servillo; gruppo con cui spera di contraddistinguere il territorio napoletano sostenendo la libert  artistica dei rispettivi percorsi. di Neiwiller è alla ricerca del “Teatro Clandestino”, un teatro senza compromessi. Sceglie strade silenziose; è una rivoluzione dai toni pacati la cui condizione è la clandestinit ; tale scelta è un espediente per percorrere strade nuove senza rinunciare al legame con le proprie radici e rimanere coerente con la propria arte. Nella pièce, la parola clandestinit ‘ si cristallizza sia negli elementi dello spazio scenico (luci o oggetti) sia negli attori. La parola assume un energico potere evocativo; il linguaggio teatrale neiwilleriano è un linguaggio poetico che allude, accenna, ma non spiega.
L’ultimo lavoro da autore/attore, L’altro sguardo, presentato nel ’93 al Festival di Volterra, comprende il testo Per un teatro clandestino, dedicato a Kantor. Qui Neiwiller esprime la propria poetica, propone un altro sguardo’ per guardare il mondo con un sentimento di solidariet , un richiamo al teatro affinch si possa scorgere il principio della propria arte « tempo che l’arte trovi altre forme per comunicare in un universo in cui tutto è comunicazione. tempo che esca dal tempo astratto del mercato, per ricostruire il tempo umano dell’espressione necessaria». uno spettacolo, ma è soprattutto il suo testamento poetico, una traccia, un segno per leggere le dinamiche del Teatro contemporaneo di cui è indubbiamente l’antesignano.
Con Neiwiller cambia la rappresentazione e i percorsi utopico-visionari entrano direttamente nel teatro.

In foto, Antonio Neiwiller ritratto da Cesare Accetta

*Laureata in Conservazione dei Beni Culturali