Di Vincenzo Scarpetta, artista poliedrico, figlio di Eduardo Scarpetta e della moglie Rosa De Filippo, poco si conosce in merito alla prolifica produzione artistica, poich delle tantissime commedie da lui scritte solo due sono edite, la notissima " ‘O tuono e marzo", che Eduardo De Filippo mise in scena nella met  degli anni ’50 e poi registrò in televisione con la partecipazione di due attori del calibro di Rina Morelli e Paolo Stoppa, e "Era zetella ma…".
Colma questo vuoto Maria Beatrice Cozzi Scarpetta, nipote acquisita, in quanto moglie del docente universitario Eduardo Scarpetta – uno degli ultimi discendenti della dinastia – che ha iniziato una vera e propria opera di rivalutazione, attraverso la divulgazione di alcune commedie conservate nell’archivio di Vincenzo Scarpetta, affidatole, a suo tempo, dai suoceri Sisso (Vincenzo) Scarpetta e Lidia, che lei, con grande passione e dedizione, ha ordinato e catalogato.

Da questo lavoro è nato il volume "Vincenzo Scarpetta. Teatro. 1910 1920. Volume I" (Liguori editore)
a cura di Maria Beatrice Cozzi Scarpetta, che contiene quattro delle commedie del periodo centrale della produzione dell’artista Statte attiento a Luisella, ‘O tuone ‘e marzo, La vendetta di Ciociò, ‘O guardiano ‘e muglierema, per la trascrizione diplomatica della Cozzi Scarpetta, oltre ad un saggio della docente Cristiana Anna Addesso e una bibliografia delle commedie di Vincenzo Scarpetta. Il volume rappresenta solo l’inizio di una divulgazione più ampia dell’opera di Vincenzo Scarpetta.
Come si nota, i nomi nella famiglia Scarpetta si ripetono ed intersecano nel corso dei secoli, cos gli intrecci artistici e parentali che li hanno contraddistinti come la più grande dinastia teatrale napoletana che abbraccia, come una famiglia allargata, anche i figli naturali di Eduardo Scarpetta, i tre straordinari artisti del teatro del ‘900 Eduardo, Titina e Peppino De Filippo.
Per quanto riguarda Vincenzo, detto in famiglia affettuosamente “Vincenzino”, egli sente l’influenza del teatro paterno sin da bambino (nasce il 17 giugno del 1877) e a soli dieci anni interpreta il ruolo di “Peppiniello” (ruolo che il padre aveva scritto per lui) nella famosissima “Miseria e Nobilt “.
La vita di Vincenzo Scarpetta è tutta legata al teatro paterno anche se da giovane studia musica (per volere del padre) e quella rimane la sua passione principale, tanto che nella maturit  egli si dedica moltissimo a quest’arte, scrivendo commedie con musica e anche canzoni per due Piedigrotta che saranno chiamate “Piedigrotta Scarpetta”. Egli, ossequioso e ubbidiente ai voleri paterni, inizia a lavorare con la compagnia teatrale del padre e quando Eduardo Scarpetta morir , ne seguir  le orme continuando nel solco familiare e con il personaggio di Felice Sciosciammoca.

Nel frattempo scrive e rappresenta molte commedie, alcune, secondo la tradizione paterna,
ispirandosi a testi di autori del vaudeville e della pochade francese come Hannequin, Labiche, Feydeau, altre discostandosene, in una nuova e più moderna veste drammaturgica. Infatti, successivamente, il personaggio di Felice Sciosciammocca sar  da lui esaminato con occhio diverso, forse più critico, disincantato, di certo più moderno.

In sostanza, nelle tante commedie da lui scritte, Felice Sciosciammocca si trasforma rispetto ai canoni paterni,
e spesso non lo troviamo più a fare il mattatore ma ad essere personaggio insieme agli altri in una coralit  che caratterizza il teatro di Vincenzo Scarpetta. Il personaggio viene dunque "umanizzato" mostrandosi con tutti pregi e i difetti dell’uomo qualunque. In ogni caso bisogna rimarcare che il grande amore che aveva per il padre non gli consent mai di abbandonare del tutto il genere paterno.

Racconta il figlio Sisso nel libro “Storie pubbliche e private delle famiglie teatrali napoletane”(XPress/Torre) di Delia Morea e Luisa Basile
«C’era un legame affettivo molto forte col padre che si cementò, a maggior ragione, dopo la morte di Scarpetta. Mio padre amava moltissimo mio nonno era un’adorazione. Infatti prima di morire lasciò scritto che voleva essere sepolto accanto al padre, con la testa nella stessa direzione. Io penso che morto mio nonno, egli ne continuò il genere per rimanere ulteriormente legato al suo ricordo».
In alcuni casi, però, prevale la sua prima grande passione la musica e la possibilit  di scrivere un teatro con musiche. Infatti scrive testi e musiche sia per commedie musicali che per riviste, talvolta con il cognato Mario Mangini, in arte "Kokasse", marito della sorella Maria.

In lui il carattere di artista 360 gradi si attesta con il trascorrere degli anni,
pertanto è talento comico e continuatore della dinastia paterna anche in veste di commediografo ma si rivela autore di commedie musicali, riviste e grande trasformista della scena (importanti ed esilaranti i suoi personaggi “en travesti”), in una parola un vero “fantasista”, fig            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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B7BlBKlio della sua epoca, quella frizzante bella epoque che aveva caratterizzato Napoli al pari di Parigi, come capitale della cultura, svettando, tra l’altro, nel cinema muto dove scrive alcune sceneggiature in film di cui è protagonista.

Uomo del suo tempo di carattere buono, come viene descritto dal figlio Sisso e dal nipote, il compianto artista scomparso Mario Scarpetta,
(in “Storie pubbliche e private delle famiglie teatrali napoletane”) ma anche di grande disciplina istitu il registro delle firme di presenza degli attori che avevano l’obbligo di firmare entro le ore 18,00 l’ingresso in teatro, altrimenti fioccavano multe. Lo stesso registro l’istitu Eduardo De Filippo, il fratello naturale, che molto aveva recitato in gioventù con Vincenzino ed affermava sempre, (ancora secondo quanto raccontano Mario e Sisso) che Eduardo definiva Vincenzino il primo grande direttore artistico.
Un uomo straordinario, umanamente e artisticamente, eclettico e versatile, a lui si devono anche delle bellissime e divertenti caricature (alcune sono a corredo del volume) di se stesso, del padre e del mondo teatrale che gli girava intorno, disegnate con un tratto satirico di grande pregio.
Bisogna dunque sottolineare l’opera meritoria di Maria Beatrice Cozzi Scarpetta che, nel prendersi l’incarico di risistemare l’archivio di Vincenzo Scarpetta, ha fatto comprendere meglio questo genio poco conosciuto che ha vissuto spesso nell’ombra di quell’altro grande genio che era il padre.

Nelle foto, in alto, la copertina del volume edito da Liguori; in basso, un momento della recente presentazione al Caffè letterario Sottopalco del teatro Bellini a Napoli