Prima prova alla regia per il giovanissimo Diego Sommaripa che ha presentato al Teatro De Poche il suo testo, scritto a quattro mani con Ivan Luigi Antonio Scherillo, “Nel campo delle viole”. I due autori decidono di concentrarsi sul teatro di impegno sociale, con un lavoro sulla camorra.
Tre figure si risvegliano. Sono la piccola Simonetta Lamberti, il giovane carabiniere Salvatore Nuvoletta, e il ragazzo disabile, Antonio Landieri. Tre vittime innocenti, tre vite spezzate dalla camorra, costrette a vivere il resto dell’eternit  lontano dagli affetti. A queste tre figure si contrappongono, un furbo boss, laureato in giurisprudenza e persino onorevole della Repubblica, la sua donna maltrattata, e il suo selvaggio e cinico tirapiedi. Le due dimensioni sembrano del tutto distanti, ma pian piano iniziano a unirsi e confondersi, quando il boss vedr  che le tre figure sono intente a ricostruire il mondo attorno a loro.
un senso di angoscia continuo quello che pervade “Nel campo delle viole”, e non potrebbe essere altrimenti; l’opera infatti, più che una semplice denuncia, è una fredda e lucida riflessione sulle cause, le motivazioni e le conseguenze della più grande piaga del territorio campano, con il giovane autore e regista che riesce bene a destreggiarsi tra il racconto della realt  e l”intimismo, dimostrando una obbligata vicinanza al problema, richiamando allo stesso tempo il pubblico a rendersene conto.
I morti innocenti di camorra infatti non trovano pace, ma restano segregati in un mondo dove sono isolati da tutti. Non c’è più piacere nelle loro vite, e gli attimi di gioco sono gelidi e passeggeri. L’unica cosa che possono fare è costruire, ricostruire un mondo diverso. Allo stesso tempo però sono anche la rappresentazione della sofferenza del loro ricordo nei loro parenti e nelle persone che tutti i giorni tentano di combattere la camorra.
Le scelte di regia esaltano questa atmosfera di angoscia e malinconia partendo dalla scelta cromatica essenziale, che contrappone il nero della camorra al bianco delle vittime. Le viole nel finale saranno l’unico colore in scena. La dinamicit  dell’azione e il passaggio da una dimensione all’altra viene resa in maniera molto intelligente, grazie all’uso totale della struttura, con i lati e l’ingresso riservati al mondo “reale”, e il palco/caverna come regno dei morti. Da segnalare anche i giochi di luce e l’accompagnamento musicale voce e chitarra classica di Marcello Cozzolino. Buone le interpretazioni da parte della giovanissima compagnia che mostra grande coesione.
“Nel campo delle viole” è un lavoro molto interessante, per quanto pecchi di qualche difetto da opera prima, rivela alla scena napoletana autori promettenti, un regista promettente, e dei promettentissimi attori.

In foto, una scena dello spettacolo