Quando si nomina la parola Documentario, la maggior parte delle persone immediatamente fa un collegamento neuronale con il National Geographic, con Piero Angela o al massimo con le inchieste televisive in stile Report. Non è facile far capire che il Documentario è storicamente e innanzitutto Cinema. Basta riflettere un secondo e capire che il primo film della storia del Cinema, L arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, non è altro che un documentario, non è altro che una ripresa della realt  e di quello che stava accadendo in quel preciso istante. Ma il documentario in questi quasi 120 anni non si è fermato in quella stazione di La Ciotat, ha avuto illustri esponenti e si è meritato un posto di rispetto nel mondo della settima arte. In Italia, nonostante una tradizione che va da De Seta a Zavattini, ci si è dimenticati, complici il lavaggio di cervello videocratico degli ultimi 30 anni e la miopia del sistema distributivo nazionale, dell’importanza di questo genere cinematografico, una sorta di strumento di misura di quello che accade quotidianamente, spesso attento ad accendere i riflettori su aspetti normalmente trascurati. Eppure nel nostro paese, gi  da tempo, una scuola di documentaristi si sta facendo largo, realizzando opere che non hanno nulla da invidiare al Cinema di finzione e che, spesso, hanno come idee base la voglia e la capacit  di raccontare storie e personaggi calati nel contesto sociale. Che si tratti di una lotta o di una testimonianza, il Cinema Documentario s’incrocia, a volte si sposa, con l’ambito dei diritti dell’individuo, con l’evoluzione dei movimenti sociali, con le trasformazioni culturali e con le dinamiche economiche.
Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli ha scelto di dare spazio e voce a questo tipo di Cinema che, in maniera un po’ stretta, si può definire “d’impegno”. L’intenzione è stata, fin dall’inizio, quella di valorizzare quei cineasti coraggiosi e le loro pellicole, sia per informare e far riflettere il pubblico, sia per promuovere un cinema indipendente dalle logiche di mercato ed orientato, invece, alla comunicazione ed alla conoscenza. In questo modo, probabilmente, il Cinema esplica una primaria funzione sociale, data l’immensa potenzialit  insita nel linguaggio audiovisivo, che permette di veicolare un universo di messaggi e di significati in maniera molto più diretta di altre forme di comunicazione.
E cos sugli schermi del Festival si sono visti i palestinesi di Hebron difendersi dall’aggressione dei coloni ebrei, il trafficante di libri brasiliano costruire la sua biblioteca per bambini nel cuore di una favela, i volti sofferenti e dignitosi degli immigrati africani, da Rosarno a Lampedusa, reclamare a gran voce rispetto e considerazione, i ragazzi indiani cercare disperatamente umanit  nelle metropoli asiatiche, i contadini colombiani lottare contro la costruzione dell’ennesima diga in spregio a qualsiasi rispetto dell’ambiente, la necessit  di mantenere sempre viva la memoria del passato per imparare dalle lezioni della storia, le tante e complesse sfaccettature della societ  italiana, e poi, infine, la citt  di Napoli con i suoi problemi e la sua resistenza, sospesa com’è tra un’incontrollabile anarchia e un’irrinunciabile speranza.
Questi ed altri racconti si sono alternati a Napoli in numerosi incontri, accompagnati spesso dalla presenza degli autori e di ospiti in grado di raccontare a parole ciò che l’occhio riesce a vedere. Il lavoro di costruzione del Concorso Cinematografico del Festival del Cinema dei DD. UU. Di Napoli è stato laborioso, ma, seguendo questa traccia documentaristica, si è guadagnato considerazione in Italia e all’estero. Non è un caso che, nell’ultima edizione del Festival, erano diversi i film in selezione ufficiale provenienti dai 4 angoli del globo. Insieme al documentario c’è poi da ricordare la sezione di concorso riservata ai cortometraggi , altro mezzo purtroppo tralasciato da chi ha in mano le redini dell’industria cinematografica in Italia e che, invece, è sempre terreno fertile per sperimentazioni tutt’altro che banali.
Nell’ottica dell’interscambio di esperienze e di visioni, da quattro anni esiste un legame speciale con il DerHumALC di Buenos Aires, festival omologo di quello napoletano. Questo gemellaggio, forte e intenso, ha permesso a tanti autori e a tante opere di attraversare l’oceano per parlare a quel popolo argentino cos vicino per origini e radici. La “Ventana Napoles” è ormai una vetrina ufficiale del Festival di Buenos Aires, nella quale il Festival del Cinema dei DD. UU. di Napoli è protagonista con i suoi film e i suoi autori. Allo stesso modo lo scorso anno si è inaugurata la “Finestra su Buenos Aires” che porta, invece, a Napoli i migliori film del Festival argentino, sull’idea, appunto, di costruire un confronto ed un dialogo fra due societ  che vivono un momento storico diverso, ma dal quale ci si augura possano emergere spunti per affrontare le diverse problematiche culturali, sociali ed economiche in maniera nuova e condivisa.

* Di            6           rigente ARCI ed è il responsabile del Gruppo Cinema del Festival e organizzatore del Concorso cinematografico

Nell’immagine, in alto, Antonio Borrelli, coordinatore della sezione Cinema, presenta i film vincitori dell’edizione 2011 ph. Ileana Bonadies