Anche quest’anno, con la consueta cadenza, abbiamo visto un fiorire di eventi legati alla “giornata della memoria”, la ricorrenza internazionale, fissata al 27 Gennaio, per celebrare le vittime della Shoah E anche quest’anno ci siamo interrogati, ancora una volta, sul senso della memoria. Perch ricordare? Abbiamo l’obbligo di farlo? Come facciamo ad evitare che si cada nella retorica? I morti, forse, non chiederebbero più silenzio? A queste, ed altre domande, hanno cercato di rispondere Alberta Levi Temin e Rosetta Loy, le due relatrici presente alla Giornata della memoria organizzata dall’Istituto superiore Suor Orsola Benincasa di Napoli. Alberta è un’anziana signora ebrea nata nel 1919 e scampata ai rastrellamenti tedeschi compiuti nella sua casa di Ferrara.
Alberta ha vissuto per anni con un peso, senza raccontare nulla, senza ricordare. Poi, ad un certo punto ha parlato. E lo ha fatto nel miglior modo possibile, nelle scuole. Affinch si sappia. In quest’ultimo incontro pubblico ha dichiarato di aver accettato l’invito del Suor Orsola perch “costretta” dagli attentati di Parigi a Charlie Hebdo. L’antisemitismo, purtroppo, sta dilagando in tutta Europa. Ma non è una novit , lo sappiamo bene. Il rischio è forte e l’impegno di tutti noi sta nell’arginare i focolai che si stanno arricchendo. Rosetta Loy, invece, è una scrittrice, autrice del libro “La parola Ebreo”, in cui ci ha narrato l’orrore dell’Italia razzista e fascista. Una riflessione compiuta sull’indifferenza della maggioranza dei nostri nonni all’incubo che si stava per vivere. Non sono mancate, durante la giornata, le domande rivolte alle relatrice dalla viva voce degli studenti, che si sono rivelati molto curiosi ed attenti alla tematica.
A interagire con le due ospiti, anche Francesco Lucrezi, docente all’Universit  di Salerno e uno dei maggiori esperti di ebraismo. Il professore ha esortato gli studenti ad affidarsi esclusivamente alla propria coscienza, evitando di raccogliere una coscienza preconfezionata. A ben vedere, è questo il vero senso della memoria. Ascoltare non per recepire come contenitori vuoti, ma per pensare, riflettere, comprendere.
La giornata, iniziata con i saluti del rettore Lucio D’Alessandro, si è poi conclusa con un lucido intervento di Pasquale Giustiniani, docente alla Pontificia Facolt  Teologica dell’Italia Meridionale, che ha ricordato come relativamente da poco sia scomparsa, dalla liturgia cattolica del Venerd Santo, la preghiera, considerata oggi una bestemmia, “Pro perfidis Iudaeis” e mostrando, quindi, come la Chiesa cattolica abbia comunque, suo malgrado, contribuito alla diffusione dell’antisemitismo.
Oggi la Chiesa è, ovviamente, molto diversa e nessun sacerdote penserebbe più di bestemmiare proferendo l’orrenda liturgia. Ma all’epoca del nazismo, non era cos. Nel complesso, non si può che tracciare un bilancio positivo della giornata. Resta da chiedersi, tuttavia, se ha ragione Francesco Lucrezi quando afferma che«mi piacerebbe solo che, tra tante parole, belle e meno belle, le manifestazioni per il giorno della memoria riservassero sempre un piccolo spazio anche al silenzio».