In scena sullo stesso piccolo grande palco del Primo, gli spettacoli “Festa senza luci” e “Sogni in stereofonia”, indagano ciascuno a suo modo disagi e problematiche della nostra epoca. Due atti unici, a loro volta frammentati in micro-atti, scene e impressioni che sfuggono ad una composizione unitaria, lontani dalla testualit  classica.
Luca Nasuto, autore stabiese sensibile alle tematiche provocatorie, sostenitore di un teatro militante e avanguardista, con “Festa senza luci” (interpretato da Anna Spagnuolo, Adelaide Oliano, Rosaria Esposito e il versatile Marco Sgamato) rappresenta delle storie di marginalit  nelle loro più intime sfaccettature emotive, dei piccoli drammi quotidiani che rimangono cronicamente nell’ombra della cronaca (senza luce, appunto), toccando le antinomie della fede, il disagio della diversit  sessuale e la prostituzione.
Questi “versi in camera” (una camera da letto?una sacrestia? Un confessionale?), si fondono in una spettacolarizzazione di ciò che resta ai margini della societ  dello spettacolo a calamitare l’attenzione è il personaggio del trans Lucilla. Figura dei nostri tempi, non si nasconde ma esibisce il suo disagio, contrapponendo la sua spontanea vitalit  all’assenza della domanda d’amore che trova attorno a s nello squallore quotidiano (suggestivo l’invocato rapporto con una femminilit  trascendente e assoluta, inscenata tramite la venerazione della statua della Madonna).
Al centro del suo desiderio, un amore impossibile e totale, che possa portare riscatto, riconoscimento, quiete. Il secondo ritratto è quello di una prostituta che indaga nelle anime dei propri clienti, altra indagine su una corporeit  spinta ai limiti, per finire con i traumi inconfessabili e scabrosi del terzo episodio, il difficile e drammatico resoconto di un abuso.
Il linguaggio straniante, spezzato, psicotico, ci lascia di fronte questi corpi feriti e desideranti.
Tutt’altra musica per il rilassato e teen.-pop “Sogni i stereofonia” , con cui Vittorio Adinolfi , tra il nostalgico e il rassicurante, ci riporta ai miti e falsi miti degli anni ’80 (gli anni cruciali dell’edonismo borghese, dell’ascesa delle radio commerciali, ma anche del socialismo e delle sue derive populiste) in un’atmosfera ludica e spensierata, punteggiata da alcune delle più famose hits musicali del periodo.
Un testo sospeso tra “Il tempo delle mele” e il bilancio generazionale di gruppo (prendere o lasciare), in una messa in scena , nello schema collaudato della festa di compleanno liceale che inaspettatamente si far  resa dei conti. (sul palco Angela Rosa D’auria, Loretta de Falco, Chiara Mattiacci, Gigi Mendoza, Francesco Pace, mentre la voce dello speaker radio è di Marco Pesacane). Ciò che i due spettacoli hanno in comune è l’impianto frammentario in cui l’assenza di luce (evocata simbolicamente nel titolo nel primo, espediente drammaturgico esplicito nel secondo) si fa carico di sospendere la ragione per invitare i protagonisti e il pubblico a guardarsi dentro, per non cadere nell’angoscia di fronte al vacillare delle nostre più inossidabili certezze. Due modi diversi di intendere l’arte, uno “apocalittico”, l’altro “integrato”, direbbe Eco. Come dire, a ciascuno il suo teatro.

In foto, la locandina di "Festa senza luci" rappresentata al teatro Il Primo