Il Mar Mediterraneo, il “mare fra le terre” è  protagonista della mostra inaugurata la settimana scorsa negli Uffici Private Banker Fideuram, nel Palazzo Partanna in Piazza dei Martiri (Napoli). L’esposizione rientra nel progetto Complicità & Conflitti, promosso dai Private Banker Fideuram di Napoli in collaborazione con Francoriccardo Arti Visive, per consolidare il dialogo tra arte e finanza, confermare la vitalità della Banca e la sua capacità di evolversi cogliendo i segni dei cambiamenti artistici e culturali, oltre che quelli economici e sociali propri della mission di ogni banca.
Mediterraneo è una collettiva, curata da Franco Riccardo, in cui sono esposte circa sessanta opere tra sculture, pitture e disegni, tutti lavori capaci di raccontare luoghi, volti e identità del “mare nostrum”.


Gli artisti coinvolti sono: Alessandro Graziani, Giordano Martone, Christophe Mourey, Antonella Pagnotta e Alfonso Sacco (foto, in alto), vicini a Banca Fideuram e scelti da Franco Riccardo poiché, pur utilizzando linguaggi estetici e artistici assolutamente individuali, restituiscono una comune visione del Mediterraneo come luogo di incontro e dialogo tra civiltà, culture e storie differenti. Le diverse tecniche e i linguaggi utilizzati diventano, agli occhi del pubblico, simboli di coesistenza e condivisione che costruiscono un racconto a più voci sui mediterranei contemporanei.
L’identità del Mediterraneo sottolinea, sin dall’antichità, il suo carattere cosmopolita, plurale e caleidoscopico, simbolo di dialogo e di relazione tra popoli differenti e, quindi, tra diverse espressioni culturali. Anche la sua identità, proprio come il mare, è in continuo movimento, in agitazione.
Oggi, in un mondo globalizzato, il Mediterraneo è, forse troppo spesso, considerato il mare che deve dividere l’Occidente da ciò che non lo è, che deve tenere lontano ciò che è differente, ciò che fa paura, ciò che gli stereotipi ci portano a valutare criticamente come minaccia. Anticamente il Mediterraneo era contatto, arricchimento, cultura, oggi rischia di diventare un muro liquido, un fluido terreno di battaglia in cui combattere per chiudere i propri confini.
Lo storico francese Fernand Braudel scriveva che il Mediterraneo è «mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, […] tutto questo perché il Mediterraneo è un crocevia antichissimo: da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia».
Ancora oggi, come da diversi secoli, il Mediterraneo ci consente di indagare le molteplici declinazioni della natura umana e la relazione tra il locale e il globale, tra il “noi” e l’altro da noi. Dovremmo riprendere a considerarlo un orizzonte invece che un confine.
Mediterraneo resterà a Palazzo Partanna fino al prossimo 10 settembre.
Le immagini sono di Paolo Menduni

 

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