Uno dei  cafè chantant più famosi di Europa fu il Salone Margherita di Napoli che vede esibirsi sul suo palcoscenico vedette internazionali, sciantose, chansonièrre, artiste nostrane. Il Margherita ospita nomi che sarebbero entrati a fare parte della storia della canzone come “Milly”.
Carla Mignone nasce ad Alessandria il 26 di febbraio 1905, nel 1910 il padre abbandona la famiglia e sua madre è costretta  a crescere i suoi tre figli, Gaetana (detta Miti),Ottone,(detto Totò) e la stessa Carla, che in età adolescenziale comincia a lavorare al Teatro Fiandra. In seguito, forma un trio con i fratelli.
Milly ha un legame forte con la città di Napoli, in special modo con i fratelli De Filippo con i quali stringe una goliardica, sincera amicizia nel 1930, quando viene scritturata per una serie di spettacoli dall’impresario del teatro Nuovo di Napoli.
Ama molto la canzone napoletana tanto da cantare nelle sue tournée “Canzone appassiunata”, di E.A. Mario. Diventata poi “Toi que j’aime” molto amata dai francesi e che in seguito incide. Ha anche un feeling speciale per  “Guapparia”, di Bovio.  E nel 2002, l’attore napoletano Gennaro Cannavacciuolo le dedica lo spettacolo “L’uomo è fumator… Stasera Milly”.
Milly, da artista, attraversa le due guerre  mondiali e vari cambiamenti generazionali. Ma è sempre stata una donna moderna, amatissima dal pubblico, ammirata dagli uomini e donne, ha avuto molte storie amorose. Con Cesare Pavese, Mario Soldati e nientemeno che con il Re Umberto II di Savoia. Su quest’ ultima sono stati intessuti molti inciuci. Lei dichiarava che era una semplice storia platonica, di lui si vociferava un orientamento sessuale omo, Mussolini alla fine degli anni venti raccolse un dossier da usare come forma di ricatto per la monarchia, additandolo come Principe pederasta, queste affermazioni anche oggi (purtroppo) farebbero scalpore, figuriamoci in quella epoca.
Ma ritorniamo alla nostra Milly. Con i fratelli inizia a cantare negli spettacoli di avanspettacolo e di rivista. Poi, sua sorella Miti sposa il regista Mario Mattioli e il trio si scioglie. Milly entra, così, come soubrette nella Compagnia Za Bum all’Excelsior di Milano, dove si affermerà con un repertorio di canzoni allora considerate provocatorie, fra cui “Violino tzigano”.
Milly, tra gli anni venti e trenta, è molto richiesta come cantante (incide i primi 78 giri e ottiene un buon successo soprattutto nel 1929 con “Stramilano”) ma anche come come attrice. Con il cognato Mario Mattioli lavora nel film “Tempo massimo” ma anche in altre pellicole come “Amo te sola” con Vittorio De Sica (nel cinema aveva già debuttato due anni prima, in “5 a 0”  e “Tre uomini in frack” di Mario Bonnard).
Sul palcoscenico, come  soubrette, appare al fianco di nomi del calibro di Umberto Melnati, Isa Bluette, Odoardo Spadaro, poi nella rivista “Broadway” con Camillo Pilotto. Come attrice di prosa, affianca i fratelli De Filippo e  interpreta operette come “Al cavallino bianco” con suo fratello Totò.
E’ un nome di successo ormai, quando lascia l’Italia per andare a Parigi, dove si ferma due anni, spaventata dagli orrori del fascismo.
Ma il destino è strano: un suo conoscente ( il cugino di Mattioli) in quel periodo porta con sé un disco di Milly negli Stati Uniti e una sera, durante un party, lo fa ascoltare: c’è anche  il direttore del Rainbow room – night famosissimo al 54° piano di un palazzo di New York- che si innamora di questa straordinaria voce sensuale, calda a volte graffiante e decide di invitare Milly: è subito un trionfo. Milly ha una voce magnifica  ma  fa anche moda con i suoi abiti in chiffon e i favolosi gioielli di cui ama ricoprirsi.
Inoltre è apprezzata per la sua straordinarietà, incute sempre una certa soggezione fra gli addetti ai lavori. In realtà, è una stella dai pochi vezzi,  tranne quello di esibirsi con una fumante sigaretta. Insomma, non si atteggia mai a grande diva.
Oltre a a esibirsi al Rainbow room, canta anche al “Blue Ange”l di New York. Sempre in America riprende a lavorare come attrice in pellicole (inedite in Italia) come: The Girl from Scotland Yard e On Such a Night.
Milly torna in Italia nell’epoca di pace e di ricostruzione.  Da questo momento avviene la sua escalation. Si trasforma nella Marlene dei milanesi, cantante meneghina per eccellenza grazie a brani come “Duard fa no el bauscia” “El gatt”, “De tant che l’era piscinin”, “La povera Rosetta”, “Ti te set in let”, “La roeuda la gira”, “via Broletto 34, per citarne alcuni. All’artista, che si spegne nel viterbese nel settembre 1980, i milanesi dedicheranno via Milly Carla Mignone, nei pressi di via Novara.
Al Lirico di Milano fa il pienone con “Stramilano esseti-errea-emmei-ellea-enneo”. Siamo negli anni 60. Si divide tra televisione, concerti spettacolo teatro, poi  arriva “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht, allestita dal Piccolo teatro con la regia di Giorgio Strehler, in cui si rivela sofisticata, valente interprete drammatica nella parte di Jenny delle spelonche, in coppia con Tino Carraro (nel ruolo di Mackie Messer).
Si relaziona con autori del calibro di Sergio Endrigo, De Andrè, Jannacci, Svampa, recuperando la canzone popolare milanese. Con Enzo Jannacci, Tino Carraro, Sandra Mantovani e Anna Nogara è protagonista dello spettacolo di poesia e musica “Milanìn Milanon” (in seguito anche pubblicato su disco), elaborato da Roberto Leiydi con la regia di Filippo Crivelli e l’accompagnamento musicale del maestro  Roberto Negri.
Incide la canzone “Autunno a Milano”, scritta da Piero Ciampi. In televisione acquista una nazionalpopolarità con lo sceneggiato “La famiglia Benvenuti”. Ma il riconoscimento del grande pubblico arriva accanto a Mina, nel varietà Studio Uno, realizzato da Antonello Falqui.
Milly sarà ospite fissa, avrà uno spazio tutto suo dove apre e chiude il programma all’interno una rubrica con repertorio di canzoni di epoca che ricordano le due guerre, in una cornice bianca e nera, spesso in scena un pianoforte e duetta con Lelio Luttazzi.  La sua partecipazione è aperta da una sigla cantata e ballata, ogni volta diversa , ma chiusa sempre con la frase “come nei mille, mille, mille, ritornelli di Milly” (Mina diventerà anche la sua discografica, quando Milly inciderà per la Pdu).
Si esibisce in vari recital, come “L’amore e la guerra”, con Achille Millo; anche il cinema la reclama, così partecipa alla pellicola “Il conformista” del 1970, diretta da Bernardo Bertolucci.  Nel 1972 l’allora sindaco di Milano le conferisce la medaglia d’oro di benemerenza civica.

Carla Mignone | ilmondodisuk.com
Qui sopra, Milly con Peppino De Filippo. In alto, un’altra immagine dell’artista

Tiene l’ultimo recital a Palermo, il 3 agosto 1980, poco prima della sua scomparsa.
Che dire ancora di questa artista, non si è fatta mancare niente- e niente ha fatto mancare… Ha lavorato con nomi come Adriana Asti, Florinda Bolkan, Annie Girardot, Nora Ricci, Tony Musante, Jean Louis Trintignant, Jean Sorel Catherine Spaak, Christian Marquand, Marilù Tolo, le gemelle Kessler. E con registi del livello di Jean Renoir, Peppino Patroni Griffi, Lattuada, F. Crivelli, Puecher, solo per menzionarne qualcuno.
Durante una intervista con Adriano Fazzoletti affermava con voce roca: «Allora, come oggi, si ricominciava sempre daccapo… ed era una vita un po’… dura».
Tutto è stato descritto di questa nostra “indimenticabile dimenticata” in modo non cronologico e senza date, una semplice cartolina per omaggiare una grande artista internazionale.
Ma gli omaggi a lei non mancano. Tra questi, quello di Giovanna Castellano e Eduardo Paola che le intitolano l’interessante libro  “Milly. La vita e la carriera di Carla Mignone”, con il marchio dell’editore Albatros di Scafati.  In questo appassionato volume potrete scoprire tutto il percorso della nostra diva.
Noi intanto salutiamo Milly come facevano gli americani: “I love Milly”.