Piazza Dante. Effervescente, carica di colori e rumori. Philippe Vilain vive al centro dei suoi 20 anni, nel luglio 1994, quando attraversa piazza Dante nella città contagiata dalla febbre dei Mondiali di calcio. E’ un colpo di fulmine. Si ritrova in un  luogo affollato che riconosce, pur non essendoci mai stato: una forma di  “spaesamento familiare” perché ha la sensazione di essere “a casa sua”, seppure in un altro posto.
Una mattina di febbraio tra luce e nuvole, lo scrittore di Rouen racconta  la sua passione per Napoli, nella  biblioteca dell’istituto francese di via Crispi, a Palazzo Grenoble, dove ha trascorso qualche settimana per lavorare al suo testo sulla relazione amorosa con la città e per assistere alla proiezione del film Pas son genre.
La storia, tratta dal suo romanzo omonimo, tradotta in italiano con il titolo Sarà il mio tipo?, è uscita anche nelle sale cinematografiche italiane nel 2014. Ma nel teatro Dumas erano in parecchi a vederla e a formulare domande sull’inquietante interrogativo che pone: le differenze culturali in amore creano problemi?
Eros colpisce con la sua freccia Clément, professore di  Filosofia esiliato dalla scintillante Parigi nella decentrata Arras, antica capitale dell’Artois, oggi nel dipartimento Pais-de-Calais, e una gioiosa parrucchiera bionda, appassionata di karaoke, rotocalchi, spensieratezza. Una coppia imprevista, secondo studi sociologici approfonditi che mostrano, invece, come le scelte d’amore avvengano nell’ambiente dove ci si muove, sul lavoro, soprattutto. Un’omogamia diffusa che raramente cede all’eterogamia, ovvero a chi non fa parte del gruppo, dell’ambiente, dell’insieme di persone che si frequentano. «Difficile che  duri  se non si  hanno le stesso prospettive. Può succedere nei  romanzi, ma nella realtà è insolito».
Ed è la coppia il terreno di osservazione letteraria preferito da Vilain. Che permette di costruire e distruggere allo stesso tempo. Dove si compie il paradosso sospeso tra felicità, desiderio, fine. E’ il luogo della menzogna, del tradimento, del tabù. Di quello che non si dice all’altro. Come accade nel libro La femme infidèle (tradotto nel 2013 come La moglie  infedele).
Tutto comincia con un messaggio sul telefonino. E’ il marito a intercettarlo, ma resta in silenzio, invece di far scoppiare il litigio e provocare, forse, la rottura. Così, alla fine, l’adulterio si rivela  positivo, rinnovando il matrimonio dei due trenntenni, sposati da  otto anni. Commesso a Parigi, viene confessato a Napoli, la città dove ci si può esprimere.
Napoli è la città del disvelamento. «Su lungomare ci sono tante dichiarazioni d’amore scritte sulle rocce. Lo  trovo magnifico. Napoli è una città che parla. Tra le scritte che  mi hanno colpito di più: “Tu sei bella come un gol al novantesimo minuto”».

Philippe Vilain ! ilmondodisuk.com
Qui sopra e in alto, due immagini di Vilain al liceo di Melito. Nella seconda foto, in prima fila, il consolo generale di Francia, Jean-Paul Seytre

Non poteva  essere altrimenti per un appassionato di calcio e di Maradona che definisce il più grande genio calcistico di tutti i tempi. «Sono colpito dalla  sua nostalgia  per la città che ama davvero.  E’ come  una figura religiosa».
Sul profilo twitter di Vilain svetta il Vesuvio. Qui ha anche postato  le foto scattate nel liceo di Melito, dove, accompagnato dal console generale di Francia, Jean-Paul Seytre, è stato accolto calorosamente, in francese, dagli studenti che hanno riflettuto sulla sua produzione letteraria. E due incursioni napoletane sono previste anche nel prossimo romanzo in uscita a settembre, per l’editore Grasset.
Napoli è città dalla personalità forte, dove a un certo punto ha pensato  di  trasferirsi. Qui la bellezza lo sorprende sempre e la gente ha fame di cultura, curiosa, aperta. Non come a Firenze dove tutto è magnifico, museificato, ordinato. Mai inaspettato. Napoli è come una splendida donna maltrattata e ferita dalle etichette, che ha finalmente ritrovato l’orgoglio di mostrarsi al mondo.