“The Open Game”, andato in scena al Ridotto del Mercadante, è liberamente ispirato a Open, autobiografia di Andrè Agassi. In effetti è la vita di Agassi a essere senza dubbio la linfa di questo spettacolo. Agassi, giocatore dall’indubbio talento, tutto genio e sregolatezza, dalla chioma lunga e colorata come colorate erano le sue magliette, al di l  delle sue intemperanze è stato un asso del tennis. E con un vissuto non sempre facile, come ha descritto egli stesso nella sua autobiografia e come lo spettacolo ci ricorda.
Il testo, cos come la regia, di Felice Panico è infatti improntato a rappresentare un tennista alle prese con le vittorie ma soprattutto con le proprie sconfitte, il suo rapporto di amore odio per il tennis, quasi una dipendenza più che una passione (non sar , forse, che tutte le passioni nascondono una forma di dipendenza?), amore odio per il padre , che non a caso sar  anche colui che lo avviciner  al tennis. Poi i rapporti del tennista con le donne la prima moglie, attrice bellissima e come lui divorata da un rapporto amore odio con la madre stavolta, e con lo star system che l’ha fatta prigioniera in giovanissima et  ( Brooke Shields), poi la seconda moglie (Steffi Graf) con la quale raggiunge la serenit . Tutto questo in un intrecciarsi di pubblico e privato introdotto dai titoli dei capitoli del libro che vengono proiettati sullo sfondo, quasi a scandire i tempi, i set di questo percorso teatrale e del “gioco” esistenziale in esso rappresentato.

Ma l’idea di Felice Panico, per quanto interessante, non sembra riuscire a oltrepassare la soglia potenziale,
siamo di fronte ad un vissuto che non riesce del tutto ad arrivare al pubblico se non a tratti, nonostante il grande e meritevole impegno di Giovanni Ludeno, attore che pure apprezziamo, nei panni del protagonista.
Non arriva del tutto l’importanza della Sconfitta, che pure potrebbe conferire un senso di epica grandezza alla narrazione teatrale di vicende umane di un Eroe (o Antieroe) del vivere quotidiano che in questo caso è rappresentato da un campo di tennis. Sembrano essere tenuti lontani dalla rete anche Ciro Damiano, nelle vesti del Padre e Simone Borrelli in quelli del Coach.
Alessandra Borgia rappresenta in maniera convincente la diversit  dei personaggi femminili. Forse maggiore spazio avrebbe meritato proprio la presenza delle figure femminili, eccessivamente abbozzate piuttosto che approfondite e che sicuramente avrebbero avuto nella Borgia una bravissima interprete.

The Open Game
liberamente ispirato a Open
di Andr Agassi
testo e regia Felice Panico
con Giovanni Ludeno, Alessandra Borgia, Ciro Damiano, Simone Borrelli
scene Luigi Ferrigno
costumi Alessandra Gaudioso
disegno luci Peppe Cino
creazioni video Alessandro Papa
capo macchinista Enzo Palmieri
elettricista Fulvio Mascolo
foto di scena Marco Ghidelli
realizzazione costumi Il cascione di Rossella Aprea
realizzazione scene Alovisi attrezzeria
produzione Teatro Stabile di Napoli