Un Paese indifferente a una guerra spietata, in cui il nemico cambia continuamente pelle e si trasforma in un’infezione incurabile. “Malitalia” (Rubbettino Editore, pagg. 179 + dvd, euro 15) è l’ultimo libro scritto da Laura Aprati e Enrico Fierro, giornalisti impegnati da anni nella cronaca delle vicende legate alla criminalit  organizzata. Il desiderio di “raccontare fatti, uomini, paesi, luoghi incontrati in tanti anni di lavoro” guida i due autori in un viaggio nelle terre di Sicilia, Calabria e Campania: terre oltraggiate dalla quotidiana violenza e dai silenzi che la circondano.

Da Trapani a Cinquefrondi, da Polistena a Nardodipace, da Quindici a Casal di Principe il volume racconta le storie di chi lotta contro l’illegalit  diffusa. I giovani carabinieri del reparto “Cacciatori di Calabria”, gruppo formato nei primi anni ’90 per combattere l’emergenza sequestri di persona nel cuore dell’Aspromonte; gli agenti della sezione criminalit  organizzata della squadra mobile di Trapani, impegnati nel faticoso lavoro di cattura dei latitanti; i poliziotti della squadra mobile di Caserta, asserragliati in una villa blindata confiscata alla camorra.
Nell’introduzione Laura Aprati dedica il libro alle persone “che non hanno voce, che sono invisibili e che possono essere calpestate senza che nessuno se ne accorga”. Persone come Caterina, una signora calabrese di 50 anni proprietaria con la sua famiglia di un’azienda vinicola nella piana di Gioia Tauro. Il rifiuto di cedere alle richieste di estorsione, le minacce e poi l’incendio dell’azienda spingono Caterina a vendere tutto e trasferirsi negli Stati Uniti per iniziare una nuova vita.

Nel dvd allegato al volume, i commenti di Dacia Maraini e don Luigi Ciotti si accompagnano alle testimonianze di magistrati, dirigenti di squadre mobili e comandanti di reparti operativi protagonisti della lotta alla criminalit . Tra le tante voci, spicca quella di Andrea Torondo, sostituto procuratore Dda di Palermo: “Dobbiamo aggiornarci continuamente, perch Cosa Nostra studia le nostre tecniche di indagine, le comprende e si adegua”.

La holding finanziaria dei Casalesi e l’organizzazione della ndrangheta, ormai assurta a modello di criminalit  globalizzata con ramificazioni familiari in ogni parte del mondo, emergono prepotentemente dalle pagine del libro. La colossale potenza economica delle organizzazioni criminali, l’immensa liquidit  su cui possono fare affidamento sono documentate da cifre impressionanti, in confronto alla tradizionale debolezza degli apparati statali. Istituzioni deboli, che fanno fatica anche a soddisfare le esigenze più elementari: il pieno di benzina per le automobili di servizio e l’acquisto della carta per le fotocopiatrici. E il lettore si arrende all’amara realt : “Qui lo Stato è il vero infiltrato”.

A seguire, l’intervista all’autrice

Laura Aprati e il crimine

Laura Aprati è giornalista pubblicista e autrice televisiva. Ha collaborato a trasmissioni di Rai Uno come “Linea Verde” e “Italia che vai” ed è stata autrice, dal 2006, del programma “Sabato e Domenica di Rai Uno” dove si è occupata di cronaca e attualit . Ha prodotto documentari sulle identit  territoriali, si occupa anche di sviluppo e comunicazione territoriale.

Il dato complessivo che emerge dalla lettura del libro è che, nonostante la cattura di latitanti e boss, le organizzazioni criminali si stanno rafforzando. C’è una difficolt  a capire le nuove forme di organizzazione della criminalit ?
“La risposta più semplice è che per la criminalit  organizzata il domani è oggi. I malavitosi hanno una capacit  di trasformazione e di adeguamento ai cambiamenti che è pari a quella di un’azienda solida e flessibile che aggredisce il mercato. Lo Stato deve rispettare le leggi e questo lo rende più lento”.

Il libro racconta molto bene il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella cattura dei latitanti. Come è stato l’incontro con questi uomini che fanno un lavoro cos oscuro ed essenziale?
“Gli uomini che abbiamo incontrato sono persone davvero speciali. L’incontro con loro nasce negli anni, dal nostro lavoro di inchiesta. Persone che poi hanno avuto fiducia in noi e ci hanno raccontato la loro vita, i loro desideri ed anche i loro dolori. Un privilegio per noi”.

Nel libro il capo della sezione catturandi della squadra mobile di Trapani sottolinea la convenienza che è alla base del rapporto Stato- collaboratori di giustizia. Alla luce dei recenti eventi lei crede che il ruolo dei pentiti muter  in futuro?
“Credo che sia importante “accettare” in maniera obiettiva che il pentito ha un suo tornaconto nella collaborazione con la giustizia. E’ logico che compito di magistrati e forze dell’ordine sia quello di valutare e riscontrare attentamente quanto riferito dal pentito. La legge c’è e se applicata correttamente risponde alle esigenze del nostro Stato”.

Perch la camorra ostenta la sua ricchezza, a differenza delle altre organizzazioni criminali?
“Il documentario permette di evidenziare a            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
tnRpeKnche le caratteristiche antropologiche delle tre aree interessate dalla criminalit  organizzata. La camorra riproduce totalmente le caratteristiche del popolo napoletano: dall’esuberanza, alla teatralit  degli atteggiamenti. Essere “guappi” o “camorristi” viene ancora visto come un’emancipazione da una situazione di difficolt  e degrado e quindi va mostrata, esibita come se fosse una conquista sociale”.

Sia in Calabria che in Campania gli immigrati hanno dato lezioni di legalit  alle comunit  locali. Se la presenza di extracomunitari sar  sempre più significativa sul territorio, la criminalit  avr  problemi nel gestire il suo potere?
“E’ difficile prevedere se la presenza degli extracomunitari potr  funzionare da deterrente. E’ proprio di questi giorni la notizia dell’arresto di un gruppo di estorsori nella zona del casertano e tra questi c’era un immigrato completamente integrato nel gruppo criminale. La rivolta di Castelvolturno e quella di Rosarno fanno, però, pensare che in loro sia meno forte l’assuefazione al crimine organizzato”.

Nelle foto, Laura Aprati (ritratta da Fortunato Celentino) e la copertina del libro