Resistenza non solo teatrale, ma anche fisica, mentale, scrittoria. Marta Porzio si è cimentata in un’avventura che potrebbe definirsi epica, costata ben 10 anni di lavoro per cercare tracce, persone, volti e protagonisti del palcoscenico campano. Il risultato è il prezioso volume “La resistenza teatrale Il teatro di ricerca a Napoli dalle origini al terremoto” (Bulzoni editore, pagg. 500, euro 38,00), arricchito dalle immagini di Cesare Accetta, Fabio Donato e Sergio Riccio, protagonisti fotografici di quegli anni.

Il lavoro nasce come ricerca di dottorato in Discipline dello spettacolo al Dams (dove l’autrice si è laureata) per poi crescere e infine sbocciare in uno studio ampio ed esaustivo. Il rigore, la capacit  di osservazione, la dedizione e la passione di Marta Porzio si riversano lungo le pagine del volume. L’autrice si affida a fonti scritte, ma l’abilit  è nella valorizzazione delle fonti orali, vero cuore della monumentale opera. “Ricordo con gioia gli incontro con i protagonistia spiega la Porzio tutti avevano voglia di raccontare. L’energia che mi hanno trasmesso è stata la motivazione che mi ha spinta a partorire questo volume”.

Il libro parte dagli anni ’50 (data simbolica, l’anno della morte di Viviani) e si chiude con gli anni ’80 (ancora una data simbolica, con il terremoto che sconquassa la citt ). La forza del tomo è la capacit  di calare il teatro in quel contesto sociale, politico ed economico. Per anni la ricerca teatrale a Napoli è stata considerata ai margini se confrontata con quella di citt  come Milano o Firenze. La sceneggiata, poi, aveva dovuto aspettare il 1976 per ritagliarsi un suo posto alla Festa dell’Unit  di quell’anno. Chiudere il volume con il terremoto è anche una scelta stilistica, perch consente alla Porzio di muoversi in una giusta prospettiva storica dove il rapporto con la tradizione è più semplice, sedimentato. A distanza di 30 anni, l’analisi può essere più lucida, molto è stato digerito e assimilato, ora è tempo di raccontarlo.

“Sono felice che il libro si uscito in tempi maturi, ma avrei preferito pubblicarlo in tempi più acerbi” scherza l’autrice. La difficolt  più grande l’ha incontrata con Eduardo. “Il capitolo più difficile e non ero nemmeno a Napoli. Di lui è stato detto tutto, allora ho cercato di affrontare l’uomo nei confronti della citt  e il teatro di ricerca”. E il confronto con la citt  è anche il fil rouge del volume “Avevo un percorso da seguire il senso di stare a Napoli. Sono rimasta colpita nel constatare, corsi e ricorsi storici, come migrazioni intellettuali si sono qui succedute, in egual misura, ogni 10 anni”. E cos “Volevo capire come i gruppi teatrali si rapportavano alla citt , come si è creato il clima, che relazioni c’erano con quel contesto”. E, tra grandi famiglie teatrali, autori, correnti, sale che c’erano e sale che ancora ci sono, il libro della Porzio riesce a dare una risposta. Mentre un sogno si staglia nei progetti futuri della ricercatrice “scrivere qualcosa per i bambini”.

In foto, la copertina del volume (particolare)