Fino al 16 luglio sar  possibile visitare la mostra dedicata a Gennaro Matacena dal Trip (spazio artistico di via Martucci 64, Napoli) spesso definito il borghese fotografo. L’aggettivo è giustificato dal suo modo di condurre la passione e la ricerca fotografica, lontano da aspirazioni professionali e dagli ambienti accademici, utilizza il mezzo fotografico per il suo unico e privatissimo piacere, “è come se la fotografia per lui rappresentasse soltanto “l’occhio privato” per scoprire e verificare certe realt “.
Gennaro nasce nel 1873 ad Aversa e visse a cavallo tra il XIX e XX secolo. A ventisei anni acquistò la sua prima macchina fotografica. Da questo momento, attraverso l’apparecchio, Matacena immortala attimi di vita quotidiana e momenti di importanza fondamentale per la storia italiana e mondiale. Da un autoritratto a scene domestiche, eventi mondani, paesaggi, incontri sportivi, voli di biplani e mongolfiere, treni, stazioni, binari ed imbarcazioni, che restituiscono l’immagine di un tempo lontano ma nell’atto di partorire la nostra modernit . Il passato che il pronipote di Gennaro, Bruno Matacena, coadiuvato da Mimmo Jodice, Walter Guadagni e i Rendano, ci ripropongono è una grande madre che non abbiamo fatto in tempo a conoscere cos giovane e florida. La familiarit  ispirata da Via Caracciolo ma senza asfalto e polverosa, da un campo di calcio con il pubblico sul terreno di gioco, crea un continuo contrasto con le immagini della nostra quotidianit  via Caracciolo con molto più cemento e caos, i gli stadi gremiti di gente; tutto appare più impersonale.
Interessante l’uso che l’artista fa del taxiphote, un proiettore, “una specie di scatola di legno simile a una vecchia macchina fotografica con due obbiettivi, uno per ciascun occhio, che di fatto sono lenti di ingrandimento regolabili che servono ad osservare le piccole lastre illuminate. L’immagine vista ingrandita e “sdoppiata” per ciascun occhio, acquista tridimensionalit . Si tratta di immagini stereoscopiche foto scattate con due obbiettivi a distanza focale simile a quella umana”. Una delle immagini più belle in mostra è scattata presumibilmente nel bagno di casa Matacena dove riflesso in un grande specchio appare il piccolo e singolare taxiphote, che con i suoi due fori fa pensare ad una bizzarra figura umana.
Dalle sessanta immagini presenti si può intuire i grandissimo lavoro svolto dai familiari dell’artista, e in particolare da Bruno, impegnati nel riordino dei materiali, nella loro restaurazione, nel trasporto su formati digitali. “Ho realizzato uno schedario cartaceo di tutte le foto, recuperato titoli e poche date scritte a suo tempo dal “nonno”, e a questo dovrebbe seguire a breve un inventario informatico. Il secondo passo era costituito dalla scansione in alta risoluzione di tutti i negativi superstiti. In questa fase abbiamo visto per la prima volta molte immagini, poich esse erano sbiadite nella stampa “a contatto” realizzata trenta anni fa”.
La mostra è visitabile il mercoled e gioved dalle 12 alle 21, fino al 16 luglio.
Trip

via Martucci, 64 – 80121 Napoli
Tel. 081.19568994