Nel solco della rivisitazione degli avvenimenti che portarono all’Unit  d’Italia, Nino Aquila e Tommaso Romano ci offrono una rilettura di uno dei momenti che fa riferimento alle modalit  politiche e militari che portarono alla fine dell’ultima roccaforte siciliana del Regno borbonico.

La Real Cittadella di Messina, 13 marzo 1861 l’ultima bandiera borbonica in Sicilia, la ricerca edita per i tipi dell’Editore Thule, ripercorre le parti salienti dell’introvabile testo di Luigi Gaeta “Nove mesi alla Real Cittadella di Messina” con l’aggiunta di due nuovi contributi sul travagliato e determinante periodo storico.

Una pagina di eroicit  autentica, tra tradimenti, opportunismi, vigliaccherie e corruzione per portare a segno un’operazione politica che una parte assegna al processo unitario, mentre l’altra ad un atto di pura annessione.

Ecco la necessit  di un’operazione dovuta e legittima, se è vero come è vero, e non solo a parere del prefatore Franz Riccobono, che da sempre è stato facile e preferibile schierarsi dalla parte dei vincitori, mentre da sempre è stato più difficile e pericoloso continuare a difendere le ragioni dei vinti. Ma se i tempi a ridosso degli avvenimenti da giudicare sono ristretti e non consentono un giudizio obiettivo e scevro di spirito di parte, il lungo decorso del tempo consente al contrario riletture non partigiane, ma improntate ad onest  storica, culturale, sociale, antropologica e soprattutto politica. Ecco che a distanza di decenni l’apertura degli archivi consente tali operazioni.

Nasce il fenomeno del revisionismo, un termine improprio perch le verit  storiche possono covare sotto la cenere, ma prima o poi esplodono a determinare e spalmare sul cammino dell’umanit  processi falsati dall’opportunit  di chi ne aveva interesse. Non revisionismo ma ristabilimento di verit  inossidabili.

Il caso della Real Cittadella di Messina per gli autori rappresenta l’ennesima emblematicit  di un luogo, diventa riferimento ineludibile, monumento morale di sentimenti, di costume, ma soprattutto di nuovo approccio verso momenti culturali significativi della storia patria, dove i valori non sono diseguali ma univoci al di l  degli schieramenti, e l’onore difeso non può decadere a vergogna per il solo fatto di appartenere ai vinti. Ecco che orgoglio, coraggio, fedelt  e coerenza perdono nazionalit , proprio come apolidi, per assurgere a patrimonio universale dei popoli.

Il cammino di riappropriazione storica intrapreso da Nino Aquila e Tommaso Romano, se da un lato ribadisce pari dignit  al sangue versato da ambo le parti, al contrario di letture incomplete e riduttive, dall’altro favorisce, a distanza di centocinquant’anni, quel processo ineludibile capace di portare realmente a sintesi ragioni e necessit  per giustificare, ma soprattutto per sentire, una “Unit “, che se pur dettata allora da opportunit  politiche e realizzata a tutti i costi, rappresenta oggi il momento per affrontare il futuro incerto non solo del Mezzogiorno d’Italia, ma dell’intero Paese. L’occasione per gettare, con grande coraggio ed onest  intellettuale, il cuore al di l  dell’ostacolo, il momento di sentirsi accomunati dal comune ideale di Popolo.

E’ questo il messaggio finale degli autori, ai quali va il merito, attraverso la ricerca, di ritrovare le radici comuni di una collettivit  ancora alla ricerca di se stessa.

In foto, la copertina del volume