Il 21 dicembre 1985 il quotidiano "Il Mattino", usc con il numero 331 a cui era allegato un succulento dossier sullo stato dei monumenti. Il corposo fascicolo suddiviso in nove capitoli, portava il titolo "Napoli sotto chiave" ovvero «Tesori e misteri della citt  negata». Erano passati cinque anni dal terribile terremoto dell’Irpinia, che non risparmiò diverse chiese napoletane. La situazione era piuttosto sorprendente e spaventosa. La “strenna” de “Il Mattino” voleva essere un modo per svelare ai lettori la citt  negata. Probabilmente eravamo ancora in un’epoca in cui il direttore del più rappresentativo giornale di Napoli, Pasquale Nonno, aveva il coraggio di denunciare lo stato di degrado in cui si trovava il centro storico della citt . Nonno non indugiava a dire nel suo editoriale dal titolo “Contro l’oblio, per la civilt ” – «la decadenza nell’oblio delle vestigia storiche e delle bellezze turistiche è cosa assai più grave di una mancata scelta economica ed urbanistica. l’emblema della mancanza di saldatura tra passato e presente, tra popolo e borghesia, tra cittadini e classe dirigente». E ancora, «Se non si estende una coscienza popolare delle proprie radici culturali, non può esistere una coscienza più alta del proprio presente. La continuit  di una civilt  o diventa patrimonio e costume della gente o si smarrisce. E la vita civile, civile non è più perch prevale la cultura dell’egoismo e della violenza». Questo sentire si può dire che è ancora attualissimo. L’annuale manifestazione Maggio dei Monumenti, meglio andrebbe chiamata “Assaggio dei Monumenti”, perch nonostante sia lontano il tempo in cui erano impraticabili un’infinit  di chiese, resta ancora il fatto che diverse di esse non sono ancora accessibili. I motivi di questa chiusura sono molteplici, ma quello predominante riguarda il restauro incompiuto o non ancora intrapreso.

Le chiese chiuse conservano tesori indescrivibili. Santa Maria delle Grazie a Caponapoli è ricca di sculture sepolcrali del 500. Il pezzo forte è il Sepolcro di Giovannello de Cuncto e Lucrezia Filangieri de Candida, opera che Giovan Tommaso Malvito scolp tra il 1517 e il ’19. Purtroppo, intorno al 1990 il bassorilievo che raffigurava Lucrezia fu trafugato nel corso di una delle tante visite dei ladri. Il problema serio di queste chiese chiuse è l’abbandono senza misure di sicurezza contro il furto. I ladri agiscono indisturbati, visti solo da qualche gatto randagio e infastiditi dal volo dei colombi che entrano dalle vetrate rotte e scorrazzano lungo le navate. Molte opere sono state messe in salvo dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico, che le ha inserite nel percorso museale napoletano. A questo proposito bisogna tenere presente che togliere un’opera d’arte, quale un quadro o una scultura da un luogo esposto al furto e al degrado è certamente utile, ma deve considerarsi un male necessario, perch l’oggetto – sebbene tutelato è irrimediabilmente decontestualizzato. Vedere un’opera d’arte in una sala di museo, equivale a far visita a un ammalato di cui se ne conosce appena il nome, senza sapere il male che lo ha condotto in ospedale, lo stile e l’ambiente di vita. Il comune visitatore di un museo cittadino che ospita opere che un tempo erano collocate lungo le strade, nelle chiese o nei palazzi, non si rende affatto conto dell’ubicazione originaria dell’opera. pur vero che spesso il visitatore viene aiutato attraverso strategie di contestualizzazione museale e stimolato con fotografie, planimetrie e quant’altro necessario a fargli comprendere la collocazione originaria dell’oggetto esposto. Ma è altrettanto vero che sarebbe meglio restaurare e rendere sicuri i luoghi, in modo da evitare innanzitutto l’estirpazione traumatica delle opere d’arte dal loro contesto. Le opere tolte dalle chiese di Napoli sopravvivono nei musei in una dimensione asfittica, perch manca il contesto che appartiene loro di diritto.

Il Maggio dei Monumenti è una manifestazione che cerca disperatamente d’ingenerare dei meccanismi turistici che inseriscano Napoli in un “Nouveau Gran Tour” che ha Firenze capofila. Ma ancora molto c’è da fare perch questa vecchia capitale del meridione d’Italia possa far risplendere i tesori che la storia le ha assegnato. Il “Maggio” consegna ai visitatori meno di sessanta delle duecentosette chiese disseminate nel Centro storico della citt . Molte si trovano tra i decumani, ovvero tra le strade di San Biagio ai Librai e l’Anticaglia. Ma molte ancora sono disseminate fuori da quest’area del Centro antico. Non per questo sono di scarso valore storico, artistico e monumentale. Santa Maria del Parto a Mergellina, dov’è la Tomba di Jacopo Sannazzaro, Santa Maria di Piedigrotta, Santa Maria Apparente e San Nicola da Tolentino al Corso Vittorio Emanuele, Santa Maria della Pazienza – la Ces rea, solo per citarne alcune, perch l’elenco sarebbe interminabile. Ma come tacere della chiesa dello Spirito Santo che per la sua centralit  e ampiezza monumentale fu scelta per l’incoronazione del cognato di Napoleone, Gioacchino Murat, a            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
tnRpeKKKYT DeS pHKL   e
ET pMS swe7E
7lKpDnK
»E  »RLIKERESETeNULLSHARESLAVErPSIGNMIDptkoi8uRTRIMeROWS ptxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    áØ t         t t áØ    K         î K 
       Øt K  t 
  è    èî  è èî   î î »     re di Napoli nel 1808.

Lo sforzo per dare ai visitatori e restituire ai napoletani una citt  degna del suo passato deve essere il risultato di una collaborazione più serrata tra soggetti pubblici e privati. Il solo Comune non può sostenere la battaglia per la fruizione dei luoghi monumentali. La curia arcivescovile, il dicastero per le opere pubbliche e le Soprintendenze devono sinergicamente giungere a rendere fruibili in condizioni di sicurezza le molte chiese chiuse. Si tratta di un elenco non breve, dove ai primi posti ci sono le chiese di Santa Maria delle Grazie e Sant’Aniello a Caponapoli, Santa Maria della Sapienza, San Giovanni Battista delle Monache, Santa Maria a Columna, San Filippo Neri dei Gerolamini, San Michele Arcangelo al Mercatello, quella dei Santi Giuseppe e Teresa a Pontecorvo e quella di Gesù e Maria.

C’è da augurarsi che un programma straordinario del governo nazionale e fondi della Comunit  Europea sostengano il restauro delle chiese di Napoli, citt  che per la sua lunga storia è un imprescindibile patrimonio dell’umanit .

*Ispettore onorario del Ministero per i Beni e le Attivit  Culturali

E il maggio apre le porte del Monastero di Santa Maria di Gerusalemme
Monumenti negati, monumenti svelati anche quest’anno, il comitato per la beatificazione di Maria Lorenza Longo partecipa al “maggio” napoletano schiudendo le porte di un caso straordinario di arte nascosta. E’ il Monastero di Santa Maria di Gerusalemme, fondato dalla Longo nel 500 in Via Pisanelli, una parallela di Via Tribunali. Un esempio poco noto di rinascimento napoletano, che al valore artistico unisce la suggestione della scoperta. Il visitatore è accolto nel complesso dal meraviglioso ciclo di affreschi di Andrea Malinconico, la visita prosegue nella chiesa e nel refettorio, restituito da poco in seguito a un importante restauro. Il tour è guidato da Francesco Galluccio, un giovane vicino alla comunit  di suore che abita il monastero. Qui il tempo sembra essersi fermato, eppure ci si attiva in ogni modo affinch la struttura sopravviva. Avvincente è anche la storia umana di Maria Lorenza Longo, spagnola trapiantata a Napoli, figura importante dell’epoca e antesignana di tutte le donne combattive di oggi fu lei a fondare l’Ospedale di S. Maria del Popolo degli Incurabili nel 1522.
Le visite si tengono dalle 10.00 alle 12.00 e proseguiranno tutti i weekend di maggio

L’iniziativa è gratuita ed è consigliata la prenotazione 081 297543; 081 299963; 3474469614; 3355332194
Via Pisanelli, 8
Per saperne di più Info www.marialorenzalongo.it

(RdV)

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), in alto, la chiese di San Giuseppe e Teresa a Pontecorvo. In basso, da sinistra, San Michele Arcangelo al Mercatello, S. Maria della Sapienza e S. Giovanni Battista delle Monache