L’artista Luigi Pagano è il primo protagonista del progetto “Insolite presenze”, ciclo di mostre d’arte ospitate dal noto studio legale “Avvocato Gaeta”. L’esposizione, per la sua formula inconsueta e agile, sta riscuotendo un ottimo successo di pubblico e di critica conquistando un pubblico che generalmente non si dedica all’arte, in particolare a quella contemporanea. Pagano è riuscito a muoversi con disinvoltura in questa situazione per lui inedita: da sempre, infatti, espone le sue opere in gallerie e musei dialogando con un pubblico di addetti ai lavori. Viceversa, in quest’esperienza con l’associazione Tempolibero (che promuove la mostra insieme allo studio AvvocatoGaeta) si è cimentato nella scelta di opere capaci di parlare ad un pubblico diverso dal solito e, soprattutto, capaci di integrarsi con un luogo dove si lavora a ritmo serrato e dove le sue creazioni dovevano occupare gli spazi con discrezione, senza invaderli, accompagnando il ritmo naturale del fare. La scelta è caduta su colori naturali e su segni decisi realizzati con materiali particolari come la terra o il carbone. Considerando il successo di questa mostra, per la quale si prevede anche una proroga, bisogna riconoscere che le scelte sono state corrette .

Abbiamo rivolto a Luigi Pagano alcune domande alle quali ha risposto con la consueta franchezza e con un discreto senso dell’humor.

Chi è Luigi Pagano?

“Domanda difficile…. sono nato a Scafati l’11 settembre 1963 alle ore 13 e 30 con parto naturale in casa.
So chi sono stato. Uno studente in arte, un ricercatore di sensazioni, mi cerco nel presente, apro e chiudo le caselle della memoria, cerco di vedere le cose sempre in modo nuovo mettendomi in discussione, mi piace vedere i processi di crescita e poi, in fondo, non penso a cosa sarò e cosa farò,mi affascina molto l’ignoto .La mia memoria miope mi aiuta a non ricordare tutto in ordine cronologico, a volte affiorano ricordi antichissimi in modo chiaro e a volte non ricordo eventi recenti. Questo aspetto ondivago della memoria caratterizza la mia persona e il mio rapporto con il mondo”.

Al tuo attivo hai molte mostre interessanti, in luoghi prestigiosi. Quali sono quelle che ritieni più significative?

“Ogni mostra è un momento particolare dove ci si confronta con l’altro da se ed è portatrice di aspettative, ansie,gratificazioni per la ricerca che in quel momento si sta proponendo. Sicuramente le esperienze più belle sono quelle legate agli incontri, al contatto con artisti importanti che lascano il segno. Ricordo l’esperienza della Quadriennale nel1986 la mia prima personale presentata da Massimo Bignardi dove ho conosciuto Enrico Crispolti, la personale alla “Morone 6″ a Milano, l’amicizia con Moreni ,Mulas e poi con un grande storico come Gualdoni. La mostra antologica alla galleria Giulia a Roma nel 2000 le recenti mostre a Monaco di Baviera e a Prato hanno rappresentato un momento di confronto con l’arte e la critica molto importante”.

Cosa ha rappresentato per te questa mostra cos "insolita" nello studio AvvocatoGaeta?

“Le sinergie messe in atto dallo studio AvvocatoGaeta e l’associazione Tempolibero per un progetto cos singolare mi hanno stimolato a confrontarmi con le possibilit  del mio lavoro. Gli spazi del lavoro che si aprono ad un dialogo serrato e sottile con l’opera d’arte che rappresenta anch’essa un altro momento del fare mi hanno stimolato a cercare opere che rappresentassero alcuni momenti salienti della mia ricerca e nell’occasione ho anche pensando ad un’opera site specific negli spazi del corridoio. Piccole carte che come un puzzle di dislocano su una superficie di 13 metri quadri creando come un mosaico visivo”.

Di fronte a una formula cos diversa, mai esplorata precedentemente a Napoli, hai avuto qualche dubbio a essere il primo artista a inaugurare la rassegna?

“Assolutamente no. Anzi ho accolto l’invito con grande piacere,perch credo che il progetto che sottende l’iniziativa è di grande valore”.

Il pubblico come ha reagito?

“La mostra ha il merito di aver fatto avvicinare un pubblico eterogeneo di non addetti ai lavori che non frequenta abitualmente l’arte contemporanea. L’entusiasmo e il piacere di vedere opere lontano da algide gallerie in un luogo più caldo più vicino a più facile contatto, una visione domestica, potrei dire, ha colpito positivamente le persone”.

Un primo bilancio di questa esperienza?

“Senz’altro molto positivo e gratificante. Come dicevo ogni esperienza ha un suo valore, questa in special modo mi avvicina ad ambiti inconsueti, o per meglio dire “insoliti”. Spero di aver portato una sollecitazione nuova e stimolato delle domande”.

Cosa pensi della politica artistico culturale napoletana e campana?

“E’ questo un ambito di discussione molto variegato e complesso. Il sistema cultura nella nostra Regione ha dato nel corso di quest’ultimo decennio una indubbia sterzata cercando di allinearsi ad un livello nazionale co            6                  «    oè è á«sptLlibrined n fondi regionali per l’arte e alcune belle iniziative tese a valorizzare patrimoni esistenti vedi la Certosa di Padula la Reggia di Caserta, per fare qualche esempio. Tuttavia manca un sistema integrato con il mondo della produzione dell’arte, una disattenzione a cosa succede in casa preferendo sempre più spesso format culturali importati di sana pianta. Per lo più si d  spazio e risorse ad artisti che poco lasciano come portato nel tessuto della Campania mentre gli artisti campani sono costretti a trovare fuori le loro possibilit “.

Nelle foto, la mostra fotografata da Nando Calabrese