Due microfoni, un pianoforte, una chitarra battente e percussioni etniche. Parte il pezzo, “Guarda che Luna”, di Elgos – Magoni. Subito brividi, emozioni, “o fridd ncuoll” … e, quando la cantante posa di nuovo il microfono sull’asta, sono solo applausi, applausi a scena aperta.
Al pianoforte Angelo Cioffi, alla chitarra battente Erasmo Petringa, alle percussioni Emidio Petringa, vocalist Emma Esha Mob Tizafy, dal Madagascar. partita cos la presentazione del nuovo album di Pietra Montecorvino, voce solista e protagonista assoluta, ieri (8 luglio) alla Feltrinelli. L’album si intitola “Italiana” e ripercorre tutta la storia della musica italiana degli anni Sessanta e Settanta, in cui la cantante napoletana ha reinterpretato, sotto la direzione di Eugenio Bennato, grandi classici della musica nazionale, da Battisti a Tenco, da Modugno a Paoli, da Adamo a Balsamo.
“Italiana” è un album di canzoni che fanno parte del nostro dna, ma alle quali sono stati cambiati i connotati, con lo spirito del “Grande Sud”. L’accompagnamento di chitarre, percussioni etniche, voci esotiche, rappresenta l’abito perfetto con cui rilanciare questi grandi classici in una nuova sfida, la sfida di Pietra. Pietra che ha rischiato, che poteva continuare con le canzoni popolari, le classiche canzoni napoletane, come ha fatto nel suo precedente Album: “Napoli Mediterranea”. Invece ha deciso di puntare in alto, sfornando un album pronto a invadere il mercato di casa nostra e, soprattutto, quello europeo.
In “Italiana” si piange, si maledice la propria terra, il bisogno di lasciarla e quello di tornare. Un album che immerge i classici del “Bel paese” nei suoni mediterranei e che, con un’interpretazione graffiante, dura, spiazzante e rivoluzionaria, aggiunge il cognome Montecorvino a quello dei grandi interpreti della musica italiana.
Immigrazione, solitudine, amore e vita, non solo di tutti i popoli, ma anche di una “malafemmena” che cerca di afferrare la Luna “con l’aggravante di essere napoletana, promesse tante, certezze nessuna”. Questi i temi affrontati in questo percorso dalla Montecorvino che cerca, nell’unico pezzo inedito del disco, “Amante Italiana”, scritto da lei e da Eugenio Bennato (direttore artistico del progetto), anche di raccontarsi. Cosa che ha cercato di fare, nonostante la fretta imposta dagli impegni, concedendosi a una breve intervista.
Pietra Montecorvino, artista eclettica e completa, tra teatro, musica e cinema.
Pietra sorride vedendomi leggermente emozionato, poi risponde. “Beh, vedi, ogni esperienza, ogni situazione artistica d  grandissime emozioni. Ogni lavoro ha la sua importanza nel percorso vitale e artistico. Ogni esperienza è magica e quando capita, per me è sempre come il cacio sui maccheroni!”.
Lei ha partecipato al doppiaggio del film animato “Totò Sapore e la magica storia della pizza”, in cui ha “prestato la voce” alla strega Vesuvia. Lei si sente un po’ “strega” in questo suo interpretare in modo cos diverso, duro se vogliamo, questi grandi classici?
Questa volta ride, forse non si aspettava il riferimento al film. “No, in realt  mi sento un po’ fata! Si, mi sento in contatto col cosmo nel mio lavoro e cerco di trasmettere sempre le giuste emozioni.”.
Il suo successo e di altri cantantautori napoletani è maggiore all’estero che non in Italia, sempre più indirizzata verso il pop anglofono. Cosa manca agli italiani per poter apprezzare meglio la nostra musica?
“Manca un poco di originalit !”Penso ci si debba evolvere … l’essere umano si deve evolvere. Quando sar  abbastanza evoluto, allora sar  pronto per accorgersi di quello che ha attorno …”. Una pausa, poi si affretta ad aggiungere, “L’importante è che la musica italiana ci sia!!!”.
Da “Napoli Mediterranea” a “Amante Italiana”. Insomma, la musica napoletana non basta più a Pietra Montecorvino?
“No. Non mi basta più, esattamente”.
una musica che lascia Napoli, ma solo per portarsela dietro, come si vede dagli accompagnamenti di chitarre, tamburi, tipici della musica popolare partenopea.
“Io penso che la musica, quando è buona musica,va interpretata in una certa maniera, con l’anima soprattutto e con appropriati arrangiamenti. In questo caso allora si, può viaggiare il mondo”.
Quindi pensa che la musica napoletana possa viaggiare d adattarsi, trasformare qualunque tipo di musica senza perdere la propria magia?
“Come ho detto, con gli adeguati arrangiamenti, con l’anima, viaggia da sola!”
Un sorriso, una stretta di mano e un congedo frettoloso. In una giornata che lascia la rabbia per una musica ancora troppo sottovalutata, per una cultura ancora ingiustamente ignorata, la musica di una Napoli che si fa Italia, di una Napoli che è orgogliosa di essere “terrona” e “marocchina”, di una Napoli che, prendendo in prestito le parole dello scrittore spagnolo Ramon Gomez De La Serna, continuare a considerare come povera e rovinata, continuare a a emarginare, è “sciocca scoperta per sguardi meschini”.

Nella foto in alto, Pietra Montecorvino